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Basilica di Santa Sofia, o Hagia Sophia, Istanbul Basilica di Santa Sofia, o Hagia Sophia, Istanbul - Credit: Pixabay
turchia 13 luglio 2020

Istanbul, Santa Sofia diventa una moschea: le cose da sapere

di Michela Cannovale

La storia della basilica e la valenza politica per Erdogan della sua trasformazione

È dello scorso 10 luglio l’annuncio da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan di aprire nuovamente la cattedrale Santa Sofia al culto islamico, trasformando l’edificio, oggi museo, in moschea.

 

Un sogno che diventa realtà per Erdogan, che per 16 anni ha tentato di far approvare una revisione della basilica.

E il prossimo 24 luglio, ha fatto sapere ora, si terrà la prima preghiera per ufficializzare la riconversione.

 

La trasformazione in moschea, che è stata salutata positivamente dai musulmani più radicali, che si sono riuniti in massa davanti a Santa Sofia all’urlo di “Allah è grande”, ha ricevuto critiche e polemiche da parte della comunità internazionale. La Grecia ha accusato il Consiglio di Stato turco di “ignorare la voce di milioni di cristiani” e di lanciare “una provocazione al mondo civilizzato”. Gli Usa, pure contrari, hanno lamentato che “il luogo era un esempio dell’impegno della Turchia al rispetto delle tradizioni e delle storie diverse del Paese”.

 

La valenza politica della conversione: cosa c'entrano Trump e la Nuova Zelanda?

La decisione è successiva al ricorso presentato dall’Associazione per le opere storiche ed ambientali che sosteneva che la basilica sia di proprietà della comunità islamica, dal momento che era stata conquistata da Maometto nel 1453, e che per questo “è sempre stato illegittimo” il suo status di museo.

 

Il governo ha accettato il ricorso dell’Associazione. La mossa di Erdogan, d'altronde, arrivata a tre giorni dalle elezioni amministrative in Turchia, è stata motivata anche da questioni politiche: il Paese sta vivendo un momento difficile, in bilico tra crisi economica e coronavirus, e a risentirne sono i sondaggi sulle preferenze per il presidente, che aveva bisogno di ricompattare la sua base elettorale. Lo ha fatto firmando il passaggio del tempio alle autorità religiose del Paese.

 

“Santa Sofia tornerà al suo stato originale, la chiameremo moschea. Abbiamo esercitato il nostro diritto sovrano, qualunque critica è un attacco alla nostra indipendenza”, ha gridato, fomentando la gioia suoi seguaci e sottolineando: “Santa Sofia sarà aperta a musulmani, cristiani, a tutti gli stranieri”.

 

Ma ha anche spiegato: la conversione in luogo di preghiera islamico è una risposta, da un lato, alla strage nella moschea di Christchurch nel 2019 in Nuova Zelanda, e dall’altro alle prese di posizione di Donald Trump, che nel 2019 ha riconosciuto Gerusalemme come capitale d’Israele e appoggia tutt’oggi le pretese israeliane di estensione sui territori delle Alture del Golan.

 

“Chi resta in silenzio quando la moschea di al-Aqsa (a Gerusalemme) viene attaccata, calpestata, le sue finestre vengono rotte, non può dirci cosa fare con lo status di Santa Sofia”, ha precisato.

 

La storia di Santa Sofia

Santa Sofia è stata costruita nel 537 come basilica cristiano-ortodossa dedicata alla Sapienza Divina (la Sophia, appunto).

 

Per oltre un millennio è stata la principale basilica della cristianità ortodossa, fino alla caduta dell'Impero Romano d'Oriente nel 1453 e alla conquista di Costantinopoli da parte dei turchi ottomani guidati dal sultano Maometto II, quando è stata trasformata in una moschea e tale è rimasta per cinque secoli.

 

Nel 1934 l’allora presidente turco Mustafa Kemal Ataturk l’ha sconsacrata trasformandola in un museo che è diventato il simbolo di Istanbul. Una Istanbul nuova, per la prima volta apertamente laica, moderna, non legata alla religione.

 

Nel 1985, poi, l’Unesco ha accolto la candidatura dell’area storica di Istanbul dove sorge Santa Sofia, iscrivendola nella lista dei Patrimoni dell’Umanità. 

 

Cosa ha detto il Papa

Anche Papa Francesco ha commentato la notizia della conversione del museo in moschea. Durante l’Angelus di domenica 12 luglio ha detto: “Il mio pensiero va a Istanbul, a Santa Sofia. Sono molto, molto addolorato”. Dopodiché ha fatto una lunga, insolita pausa di silenzio, esprimendo così la sofferenza del Vaticano per la decisione del governo turco e prendendo.

 

Già il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo aveva detto: “È una scelta che spingerà milioni di cristiani in tutto il mondo contro l’islam. Per la sua sacralità, Santa Sofia è un centro di vita in cui si abbracciano Oriente e Occidente. La sua riconversione in luogo di culto islamico sarà causa di rottura tra questi due mondi. È assurdo e dannoso che nel XXI secolo Hagia Sophia, da luogo che adesso permette ai due popoli di incontrarsi e ammirare la sua grandezza, possa di nuovo diventare motivo di contrapposizione e scontro”.

 

Cosa ha detto l’Unesco

L’Unesco ha invece espresso in una nota “profondo rammarico per la decisione della Turchia, che cambia il valore universale eccezionale del sito, potente simbolo di dialogo”.

 

“Ogni Paese – continua la nota – deve assicurarsi che nessuna modifica possa minare lo straordinario valore universale di un sito della nostra lista che si trova sul suo territorio. Ogni modifica deve essere notificata dal Paese all’Unesco e verificata dal World Heritage Commitee”.

 

La decisione di conversione della cattedrale, inoltre, avrà conseguenze anche sul suo aspetto estetico: secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, che cita media turchi, gli affreschi e mosaici all'interno della struttura sono infatti incompatibili con l'iconofobia islamica e saranno dunque coperti con un sistema di tende automatiche.

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