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Europa-Turchia, cosa c’è dietro il sofagate Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea - Credit: European Union via www.imago-images.de / IPA / Fotogramma
l’unione in difficoltà 15 aprile 2021

Europa-Turchia, cosa c’è dietro il sofagate

di Luigi Gavazzi

I rifugiati siriani e l’ambiguità delle relazioni fra Commissione e Consiglio

Il cosiddetto sofagate, l’incresciosa scena a Ankara che ha visto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, relegata su un divano, discosta da Erdogan e dal presidente del consiglio europeo Charles Michel, nasconde un paio di questioni molto importanti che non vanno sottovalutate.

Relazioni fra Commissione e Consiglio

La prima riguarda la natura ambigua delle relazioni fra i due principali organi “di governo” dell’Unione europea. 

È più importante la Commissione, una sorta di vero governo di tutta l’Unione che adombra un futuro nel quale davvero ci potrà essere una unione politica, oppure conta di più il Consiglio europeo, nel quale vengono mediate le istanze dei singoli governi?

È evidente che al di là della figuraccia di Michel che non ha certo reagito con coraggio allo sgarbo inflitto da Erdogan a von der Leyen e a tutta l’Europa, nella preparazione dell’incontro c’è stato un evidente buco di gestione del protocollo che indica però chiaramente la presenza dell’ambiguità nelle relazioni e nel ruolo dei due organi.

Ambiguità e debolezze che il presidente turco ha abilmente trasformato in un caso diplomatico, accrescendo imbarazzo e difficoltà di una visita davvero complicata. In generale, i nemici dell’Unione, come Erdogan e Putin, tendono a favorire le relazioni con il Consiglio europeo, perché in esso è più semplice creare divisioni.

La questione rifugiati siriani

E qui veniamo al secondo punto: forse ancora più importante. La visita di von der Leyen e Michel era così delicata perché, come ha scritto Anna Maria Merlo sul Manifesto, “aveva tutti i contorni di un viaggio a Canossa”. È stata infatti la visita “di un’Europa debole e impaurita di fronte all’autocrate che la fa ballare con la minaccia di non trattenere sul proprio suolo 3,5 milioni di rifugiati siriani”. Già, anche questo non va mai dimenticato nel considerare le mosse di Erdogan (per esempio in Libia e sulla violazione dei diritti umani) e le balbettanti reazioni dell’Europa. Quella minaccia, che da anni Erdogan usa, di aprire le frontiere e far affluire nell’Unione i rifugiati e che Bruxelles tiene a bada pagando: sei miliardi di euro promessi cinque anni fa, quattro dei quali già versati. 

La prossima settimana von der Leyen e Michel parleranno davanti al Parlamento europeo per spiegare l’incidente del sofà, ma anche per dire se a Erdogan sono stati promessi altri soldi e magari qualche altra concessione. Pare per esempio che la Turchia abbia chiesto una nuova revisione, più favorevole, del trattato di associazione firmato nel 1964 e una liberalizzazione dei visti.

Insomma, dietro il sofagate, c’è molto molto di più, come ci ricorda anche Vittorio Da Rold su Domani, quando spiega che “mentre l’Europa litiga sul divano, Erdogan si occupa di geopolitica: la mano turca sui dossier caldi”.

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