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Donald Trump e Joe Biden, immagini simbolo delle elezioni presidenziali americane Donald Trump e Joe Biden, immagini simbolo delle elezioni presidenziali americane - Credit: Dwi Anoraganingrum / Geisler-Fotop / IPA / Fotogramma
CASA BIANCA 12 agosto 2020

Sondaggi Usa 2020: Biden ancora in testa

di Michela Cannovale

Le intenzioni di voto degli americani per le elezioni presidenziali di novembre

12 agosto

Joe Biden continua a farla da padrone nei sondaggi elettorali sulle presidenziali di novembre.

Secondo il sondaggio della Marquette University Law School, che ha interrogato 801 elettori del Winsconsin nella prima settimana di agosto, il candidato democratico ha un vantaggio di 49-44 punti percentuali su Trump.

 

Il sondaggio ha riscontrato un alto livello di impegno al voto tra Democratici e Repubblicani, mentre non ha rilevato lo stesso impegno tra gli elettori indipendenti. Circa l'87% dei Democratici e dei Repubblicani conferma infatti di essere certo di andare votare in autunno, contro il 60% degli indipendenti.

 

Non solo: all’attuale inquilino della Casa Bianca si dice favorevole il 42% degli elettori intervistati e sfavorevole dal 55%, mentre per Biden è favorevole il 43% e contrario il 48%. "Fino al 2016 non avevamo visto candidati alla presidenza per cui gli elettori si considerassero, da entrambe le parti, più sfavorevoli che favorevoli", ha spiegato Charles Franklin, che ha diretto il sondaggio.

 

Agli intervistati è stato anche chiesto quanto siano contenti andare a votare a novembre. Tra i Democratici, il 65% si dice “molto entusiasta”, percentuale che scende al 64% tra i Repubblicani. Tra gli indipendenti, è “molto entusiasta” il 37% degli elettori.

 

Per quanto riguarda l'attenzione alla politica e agli affari pubblici, il 72% dei Democratici dice di seguire “di frequente” quello che succede, così come il 71% dei Repubblicani e il 45% degli indipendenti.

 

Il 35% del totale degli intervistati ha dichiarato di voler votare per posta, contro il 46% che preferisce votare di persona.

 

6 agosto

Se gli americani andassero a votare oggi, il nuovo presidente degli Stati Uniti sarebbe con tutta probabilità Joe Biden.

 

Lo sostiene, fra gli altri, The Economist, il cui sondaggio dello scorso 3 agosto prevedeva che il candidato democratico potrebbe ottenere il 54% del voto popolare (contro il 46% di Trump), e che avrebbe dunque il 91% di possibilità di diventare il prossimo inquilino della Casa Bianca.

 

Per FiveThirtyEight, Trump è ancora più in basso nei sondaggi nazionali: al 42%. E anche il sondaggio del New York Times dà Biden in vantaggio di sei punti in sei stati chiave.

 

Il sito americano Quartz, comunque, suggerisce ai lettori di non fare previsioni affrettate: anche nel 2016 i sondaggi davano Hillary Clinton in vantaggio. Eppure alla fine ha vinto Donald.

 

Quartz ha domandato all'esperto di sondaggi del New York Times, Nate Cohn, il motivo alla base di quell’errore. La risposta è: primo, gli elettori che si decisero all’ultimo, votarono in massa per Trump. Secondo, Trump riuscì a far votare alcune persone che i sondaggisti non avevano previsto, compreso chi non aveva mai frequentato il college.

 

[Per comprendere il meccanismo complicato di elezione si legga questo articolo: Come si elegge il presidente degli Stati Uniti ]

 

27 luglio

Al 27 luglio, a quattordici settimane dalle elezioni presidenziali Usa, Joe Biden continua ad essere in vantaggio di 8 punti su Donald Trump.

 

Tutti i sondaggi nazionali lo danno in testa e, soprattutto, lo danno in testa negli Stati chiave (quelli cioè che, in base al complesso sistema elettorale americano, contano più di altri): Florida, Arizona, Wisconsin, Nord Carolina, Pennsylvania e Michigan.

 

In particolare, secondo il sondaggio di CNN-SSRS (condotto tra il 18 e il 24 luglio su 1.000 elettori), Biden ha una percentuale di vittoria che si aggira tra il 51-46% in Florida, tra il 49-45% in Arizona e tra il 52-40% in Michigan, dove crollo del successo di Trump è collegato per oltre il 57% dei casi alla gestione della pandemia di coronavirus.

 

Il sondaggio di NBC News/Marist (condotto tra 14 e 22 luglio su 1.020 elettori), invece, vede Biden in testa di 5 punti in Arizona. A sostenerlo sono soprattutto i latino-americani, le donne, i laureati, i residenti in città e gli under-45, mentre Trump ha il favore di uomini bianchi over-45 senza titolo universitario, residenti in aree rurali del Paese e perlopiù di religione evangelica. Il sondaggio ha anche indicato che Trump rimane il candidato favorito su questioni di tipo economico, mentre Biden sarebbe il migliore nella gestione dei rapporti sociali e nell'emergenza sanitaria.

 

20 luglio

È sempre più in salita la strada di Donald Trump verso la rielezione alla presidenza degli Stati Uniti. I sondaggi continuano a indicare un notevole vantaggio dello sfidante democratico Joe Biden. 

 

Anche quest’anno i poll nelle settimane precedenti il voto (che sarà il 3 novembre 2020) si moltiplicano e danno tutti Biden davanti nelle rilevazioni nazionali.

 

Fivethirtyeight, il sito specializzato in statistiche diretto da Nate Silver, pubblica e aggiorna quotidianamente la media dei sondaggi dei vari istituti, indicando anche l’ampiezza del campione e la qualità del lavoro.

 

L’indicazione che arriva da questa media è piuttosto significativa. Al 18 luglio, per esempio, il vantaggio di Biden nella media e di 8,8 punti – ricordiamo che sono sondaggi nazionali –; per intenderci, il 12 aprile era di 3,4%, il 15 giugno di 8,3.

 

Certo, gli scettici sulla capacità predittiva dei sondaggi, ricorda quanto fossero certi i pollster dei dati relativi alla sfida Clinton – Trump del 2016, che davano la democratica in vantaggio giudicato sicuro e come il risultato venne ribaltato.

 

A questo si può rispondere:

1 – che gli istituti di sondaggio hanno fatto tesoro di quell’esperienza e stanno correggendo i difetti dei modelli;

2 – che allora l’errore fondamentale fu di sbagliare o di sottovalutare le incertezze in alcuni stati incerti che si rivelarono decisivi. Infatti a livello nazionale le previsioni sul vantaggio di Clinton furono confermate (la democratica ottenne più di due milioni di voti in più rispetto a Trump). Imprevista fu la distribuzione in alcuni Stati di questo voto.

 

In tal senso, questa volta aiuta per esempio il modello messo a punto dall’Economist “Forecasting the US elections“, che tiene conto dei sondaggi nazionali, di quelli dei singoli Stati e contee ma anche di dati demografici e economici. Il tutto produce una previsione aggiornata costantemente.

 

Ebbene, al 20 luglio, a Biden questo modello assegna 356 voti elettorali (sono necessari 270 per vincere) e Trump 182. 

 

Le chance di vittoria del collegio elettorale (quindi dei voti dell’assemblea che formalmente elegge il presidente, si veda l’articolo citato prima sul funzionamento del sistema elettorale) sono del 93% per Biden; quelle di vincere la maggioranza dei voti popolari sono del 99%.

 

3 luglio

Le cose vanno di male in peggio per Donald Trump. La sua corsa elettorale per un secondo mandato alla Casa Bianca sta acquisendo sempre più i tratti di un fallimento da quando il coronavirus lo ha colto (più o meno) di sorpresa, trasformando gli Stati Uniti nel Paese più colpito dalla pandemia. Solo nelle ultime 24 ore sono stati registrati altri 53.069 casi, per un totale di oltre 2,7 milioni di malati da inizio marzo e più di 127mila morti.

 

Poi ci si sono messe anche le proteste per la morte di George Floyd, il movimento Black Lives Matter, la crisi economica.

 

Secondo l’ultimo sondaggio condotto da Usa Today tra il 25 e il 29 giugno, infatti, lo sfidante democratico Joe Biden vince su Trump di nove punti percentuale (46%-37%).

 

In occasione del sondaggio è stato chiesto agli elettori di spiegare brevemente perché sostengono un candidato piuttosto che l’altro. Gli elettori di Trump hanno menzionato nel 20% dei casi l'economia o il lavoro; nel 13% perché “sta facendo un buon lavoro”; nel 12% perché “mi sento d'accordo con lui”. I sostenitori di Biden, invece, hanno ammesso nel 44% dei casi di “votare Biden per eliminare Trump”, nell’8% perché “ho bisogno di un cambiamento”.

 

23 giugno

A lockdown quasi terminato, tutte le sicurezze del presidente Donald Trump sembrano vacillare. Il sondaggio di Reuters-Ipsos vede in vantaggio di ben 13 punti percentuali (50% a 38%) il candidato democratico Joe Biden, mentre Foxs News (nell'ultima indagine condotta tra il 13 e il 16 giugno) di 12. Insomma, il Tycoon non è più in testa, e ne ha avuto dimostrazione a Tulsa, in Oklahoma (appuntamento che si è svolto nonostante lo Stato avesse registrato un forte aumento di nuovi casi di Covid-19).

 

- LEGGI ANCHE: Il flop di Trump a Tulsa: cosa c'entra TikTok

 

Al 61% del campione intervistato da Foxs News, infatti, non piace più l’operato dell’attuale inquilino della Casa Bianca, mentre solo il 32% continua a promuoverlo (56% contro 37% il mese prima). 

 

Cosa ha cambiato l'andamento della campagna elettorale di Trump? Una serie di sfortunate coincidenze, a quanto pare: dalla gestione dell'emergenza coronavirus, alle proteste contro la brutalità della polizia dopo la morte di George Floyd. Anche i social ora censurano i suoi post accusandolo di incitamento alla violenza e all’odio.

 

Ma una sconfitta non è ancora contemplata dal Tycoon. Alla domanda di Politico, infatti, se accetterà i risultati elettorali in ogni caso, il presidente ha detto: “Anche Hillary Clinton continuò a dire che li avrebbe accettati e non lo ha mai fatto. Lo sapete, ha perso, ha perso male”.

 

- LEGGI ANCHE:  La guerra di Trump contro i social network

 

5 marzo

I risultati delle primarie nel Super Tuesday sono stati decisivi per delineare le preferenze degli elettori democratici, che confermano il loro interesse sui due candidati Joe Biden e Bernie Sanders. I sondaggi della CBS News sono stati aggiornati il 4 marzo sulla base dei numeri del Super Tuesday. Ecco cosa dicono:

  • Il 48% dei minori di 45 anni ha votato per Sanders il 3 marzo, contro il 17% che ha votato per Biden. Tra i 45enni o più anziani, il 40% ha favorito Biden e il 18% Sanders.
  • Un'argomentazione chiave di Bernie Sanders è stata quella di poter battere il presidente Trump a novembre grazie al fatto che porterà alle urne milioni di elettori che generalmente non votano.
  • Sanders ha ora dalla sua soprattutto gli elettori ispanici, che hanno votato per lui nel 45% dei casi (mentre il 23% ha sostenuto Biden). Nel 2016, invece, gli ispanici si schierarono perlopiù a favore di Hillary Clinton e contro Sanders.
  • I cittadini afroamericani hanno invece votato per Biden (il 55%, contro il 17% di Sanders).
  • Gli elettori bianchi si sono divisi abbastanza uniformemente tra Sanders (28%) e Biden (30%).
  • Quasi il 30% degli elettori del Super Tuesday ha dichiarato di non aver preso una decisione fino agli ultimi giorni prima delle elezioni. Proprio durante questo periodo, Biden è salito sul palco nella Carolina del Sud, cosa che probabilmente lo ha aiutato ad ottenere il 46% dei voti degli indecisi contro il 18% di Sanders.

 

25 febbraio

Che voti o meno per lui, il 65% degli elettori registrati a livello nazionale negli Stati Uniti è convinto che Trump sarà sicuramente o probabilmente rieletto. La pensa così anche più di un terzo degli elettori democratici, mentre i repubblicani sono ancora più ottimisti: più di 9 su 10 si aspettano che il Tycoon vinca. A dirlo sono i sondaggi eseguiti da CBS News/YouGov su un campione di 10mila intervistati tra il 20 e il 22 febbraio.

 

La lotta con i candidati Dem è serrata, eppure sembra che nessuno di loro riuscirà a battere l’attuale inquilino della Casa Bianca.

 

Gli elettori di sinistra esprimono grande fiducia in Sanders e Biden, ma meno della metà crede che possano “forse vincere”. Ma rimane Sanders il preferito tra i due Dem: voterebbe per il 28% degli intervistati contro il 17% che si è detto in favore di Biden. Seguono Warren (19%), Bloomberg (13%), Buttigieg (10%), Klobuchar (5%), Steyer (2%) e infine Gabbard (1%).

 

Eppure, anche se Sanders è in testa alla classifica generale, la maggior parte degli elettori delle primarie democratiche (50%) sceglie Warren come candidata che li ha maggiormente impressionati negli ultimi dibattiti. Sanders è stato nominato dal 42% degli intervistati, mentre la performance di Bloomberg è piaciuta solo al 15% dei rispondenti.

 

11 febbraio

Se la prima tappa delle primarie democratiche in Iowa è stata vinta da Pete Buttigieg, ora la palla passa al New Hampshire. Secondo il sondaggio dell’università del New Hampshire riportato dalla CNN (condotto dal 6 al 9 febbraio su un campione casuale di 365 probabili elettori democratici e 212 probabili elettori repubblicani), sarà Bernie Sanders il vincitore delle elezioni dell’11 febbraio.

 

Conferma la sua vittoria il 59-56% degli intervistati (circa 6 su 10), mentre il 10% si aspetta il primo posto per Buttigieg e il 6% menziona Biden o Warren.

 

Secondo lo stesso sondaggio Sanders continua anche a mantenere il vantaggio come candidato con le migliori possibilità di vincere a novembre (lo dice il 30% degli intervistati). Lo seguono Biden (al 22%) e Buttigieg (al 13%). Il presidente Donald Trump rimane dominante nelle primarie repubblicane, preferito dal 90% degli intervistati, mentre solo il 7% sosterrà l che dicono che voteranno per il presidente e solo il 7% sostiene l'ex governatore del Massachusetts, Bill Weld.

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