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Perché Trump non è riuscito a cancellare il risultato delle elezioni Donald Trump presidente uscente degli Stati Uniti - Credit: MPNC / IPA / Fotogramma
usa 2020 2 dicembre 2020

Perché Trump non è riuscito a cancellare il risultato delle elezioni

di Luigi Gavazzi

Alcune caratteristiche strutturali della democrazia americana hanno protetto il vincitore legittimo Joe Biden

Cosa ha impedito a Donald Trump di annullare – come ha provato a fare – il risultato delle elezioni usando il grande potere che accentra nelle proprie mani il presidente degli Stati Uniti? Certo non è stato il buon senso, né il rispetto della tradizione costituzionale da parte sua.

Forzatura delle regole e della prassi costituzionale

Il presidente uscente ci ha infatti provato in molti modi, proclamando la notte delle elezioni di aver vinto senza che nessun fatto sostenesse la sua tesi, dichiarando di avere le prove di numerose frodi, facendo appello ai grandi elettori perché disconoscessero il voto popolare nei rispettivi stati e votassero invece per lui.

Ha forzato in questo modo le regole e la prassi costituzionale, in un tentativo che, ora che è fallito, rivela il suo lato grottesco e infantile, ma anche la sua natura fortemente antidemocratica; secondo alcuni osservatori e politologi, si è trattato del più grave attacco frontale alla costituzione americana dai tempi della Guerra civile.

 

 


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Attacco fallito

Però, come abbiamo raccontato in queste settimane, l’attacco sembra essere fallito, la transizione alla nuova amministrazione di Joe Biden è cominciata e il 20 gennaio il nuovo presidente si insedierà alla Casa Bianca.

Caratteristiche strutturali della democrazia americana

Il fallimento dell’operazione per annullare il risultato delle elezioni – che, giusto per ricordarlo ha visto Biden prevalere di oltre sei milioni di voti popolari, e, nel conteggio dei grandi elettori, per 306 a 232 – è stato provocato da una serie di caratteristiche strutturali delle istituzioni americane e della società civile che rendono difficile un’operazione di questo tipo, anche per un presidente spregiudicato e determinato a violare le regole come si è dimostrato Trump. Vediamo di seguito queste caratteristiche, facendoci aiutare da Tom McCarthy del Guardian.

1 Decentralizzazione

Negli Stati Uniti la gestione e certificazione delle elezioni non è affidata a un’unica autorità ma è suddivisa fra i 50 stati, e, all’interno di ciascuno, dalle contee e dai distretti: il livello locale nel controllo della regolarità e del conteggio e della certificazione è fondamentale; trump avrebbe dovuto dimostrare le sue accuse di brogli coinvolgendo decine e decine di entità e decine di migliaia di persone coinvolte; il che è evidentemente più difficile che intervenire su un’unica autorità centralizzata.

2 L’alta partecipazione al voto

Questa volta la divisione politica nei due campi ha favorito un’altissima partecipazione al voto, senza precedenti. Biden ha ottenuto oltre 80 milioni di voti, Trump 74. Molto difficile con questo turnout e attenzione convincere della necessità di annullare il risultato del voto.

3 Integrità e trasparenza delle operazioni

Tradizionalmente le elezioni Usa sono organizzate e funzionano bene, dal momento in cui iniziano le operazioni di voto, compresi l’early voting e il voto postale. Decine di migliaia di volontari e una macchina ben oliata rendono davvero difficile mettere in pratica delle frodi. Tanto è vero che sia i riconteggi che le minacce di andare in tribunale, sono stati pochi e non hanno spostato per nulla il risultato finale.

4 I giudici

Nonostante le minacce e i proclami, il team di avvocati di Trump ha perso praticamente tutti i ricorsi presentati nei vari stati. Il che ha attirato commenti sarcastici sul divario fra le presunte prove di frode e gli esiti.

5 I media

Anche questa volta i media indipendenti hanno avuto un ruolo cruciale nel controllare e verificare lo svolgimento delle elezioni e i risultati. Non essendoci un’autorità centrale che governa le elezioni, il ruolo spetta ai grandi media che, nei fatti, proclamano il vincitore. Quando anche Fox News, network fedelissimo di Trump in questi quattro anni, ha assegnato l’Arizona a Biden, al presidente sono saltati definitivamente i nervi e il buon senso. Particolarmente prezioso il lavoro dei giornalisti dell’Associated Press, che hanno lavorato duramente per descrivere e riportare fatti e risultati ma hanno anche mostrato in modo trasparente come funzionasse il loro lavoro di reporting delle elezioni.

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