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Perché Trump vuole far chiudere Twitter (e altri social) Donald Trump - Credit: Pool / ABACA / IPA / Fotogramma
POLITICA 27 maggio 2020

Perché Trump vuole far chiudere Twitter (e altri social)

di Federico Bandirali

Due suoi post sono stati etichettati come “fuorvianti”. E adesso?

È scontro tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo social preferito, ovvero Twitter, dopo che martedì 26 maggio del “cinguettatore seriale” riguardanti le presidenziali Usa 2020 e la possibilità di votare per posta sono stati etichettati come potenzialmente “fuorvianti” dalla piattaforma: una prima assoluta per Trump, i cui tweet non erano mai stati verificati in precedenza.

 

I tweet etichettati di Trump:

Il Tycoon, infatti, martedì mattina (pomeriggio in Italia), ha pubblicato due tweet affermando il falso.

In primo luogo ha definito il voto per corrispondenza “facilmente manipolabile”, bollando di fatto come truccate le elezioni se si voterà per posta.

 

I cinguetti, nello specifico, riguardano il tentativo della California di fare in modo che le presidenziali, a causa della pandemia, passino dal voto per corrispondenza. In questo senso il Governatore dello Stato, Gavin Newsom, era già stato citato in giudizio dal “comitato nazionale repubblicano” a causa dei suoi tentativi di estendere il voto per corrispondenza nello Stato.

 

Twitter, d’altro canto, ritiene che i due cinguettii incriminati contengono “informazioni potenzialmente fuorvianti sulla dinamica delle elezioni”, e per questo motivo ha provveduto ad etichettarli in modo da dare agli utenti un quadro realistico e generale della situazione, aggiungendo un link che rimanda a una serie di notizie pubblicate sulla piattaforma di microblogging che smentiscono, almeno in parte, quanto affermato dal Tycoon.

 

Trump, a detta della piattaforma, ha “erroneamente affermato che il voto via posta risulterebbe truccato”, specificando che dopo un attento fact checking non ci sono prove di possibili frodi in caso di elezioni per corrispondenza.

 

Il social fondato e guidato da Jack Dorsey, inoltre, ha spiegato come la decisione sia figlia delle nuove norme, introdotte a inizio maggio, volte a limitare “la diffusione di contenuti potenzialmente dannosi e fuorvianti" in relazione alla pandemia.

Regole dalle quali l’account del presidente era “esentato”, ma non nel caso in cui l’argomento in realtà è politico, come in questo caso.

 

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Il Tycoon minaccia di chiudere i social

Il Tycoon, apprese le posizioni di Twitter, ha utilizzato sempre il suo social preferito cinguettando che la società “sta interferendo nelle presidenziali 2020”, violando la libertà di opinione e d’espressione, dichiarando a caldo che “come presidente” non permetterà “che ciò accada.

 

Trump, che in precedenza aveva già minacciato il Michigan di trattenere o finanziamenti federali dopo l’invio delle schede elettorali a tutti i cittadini registrati perché, a suo dire, si sarebbe reso complice di una “frode elettorale”, non l’ha comunque presa bene.

 

Il Tycoon nella mattinata di mercoledì ha quindi dichiarato guerra a Twitter cinguettando nuovamente, e questa volta nel mirino non è finita solo la piattaforma di Jack Dorsey ma, come ipotizzabile, tutti i social.

 

Motivo? Presto detto. Per Trump “i repubblicani hanno la netta sensazione che i social mettano a tacere del tutto le ‘voci’ dei conservatori. Creeremo dei regolamenti appositi, oppure li chiuderemo perché non possiamo permettere che questo accada. Abbiamo visto cosa hanno cercato di fare, e non gli è riuscito nel 2016. Non possiamo permettere che ciò accada di nuovo in maniera più sofisticata” come non è possibile “sdoganare” il voto per posta.

 

Per lungo tempo, o meglio da sempre, Twitter ha lasciato che il Tycoon pubblicasse più o meno tutto ciò che voleva, senza mai limitare nulla nascondendosi dietro alla mancata violazione delle regole della piattaforma. Adesso, però, le cose sono evidentemente cambiate, e il vero dilemma è se il social, anche retroattivamente, esaminerà i tanti tweet di Trump indicati come “fuorvianti” da molte persone, “contestualizzandole”.

 

Una circostanza sgradita al presidente statunitense, ormai abituato a pubblicare tutto ciò che gli passa per la testa senza filtro alcuno, a prescindere dalla veridicità delle sue affermazioni. Ora, però, potrebbe iniziare una lunga guerra, e il chiudere i social, un po’ come in Cina, sarebbe paradossale dopo che il Tycoon si è schierato, in questa situazione, a favore della libertà di espressione. Che, chiaramente, è l’opposto della censura preventiva.

 

E tuttavia, non è la prima volta che Trump punta a regolamentare i social network a suo piacimento, visto che lo scorso aveva già varato una sorta di "piano" per prendere il controllo dei social, nascondendo il fine politico e la percezione che siano tutti contro i Repubblicani dietro a non meglio precisati motivi di sicurezza.

 

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