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Crisi ucraina, torna la “politica di potenza”

Il viceministro degli esteri russo, Serghei Rjabkov- Credit: Xinhua/Ipa/Fotogramma

voglia di sfere di influenza25 gennaio 2022

Crisi ucraina, torna la “politica di potenza”

di Luigi Gavazzi

Uno sguardo in prospettiva su quel che accade in Europa orientale

Davanti alle numerose notizie in arrivo dalla diplomazia e dal terreno militare in Ucraina e sull’Ucraina e più a est nel grande vicino russo, vorrei, in questi giorni di attesa delle prossime mosse, soffermarmi un po’ su alcune interpretazioni da parte degli osservatori internazionali.

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Il 25 gennaio per esempio, sul Corriere della Sera, Danilo Taino ha scritto che la minaccia russa all’Ucraina segna uno di quei passaggi “storici nei quali si realizza che una fase è finita e che tutto è cambiato.”
In che senso?
Nel senso che oggi la Russia e il suo comportamento ci dicono che siamo tornati a un’epoca di competizione fra le potenze. Sono finiti i decenni dopo la caduta del muro di Berlino quando ci era parso che fosse l’economia (e forse la cultura) a dominare sulla geopolitica e quasi a cancellare i confini.

Sfere di influenza

La Russia, dice Taino, non viene minacciata da nessuno. Crede invece sia arrivato il momento di ricreare le sfere d’influenza russe ai confini, nelle quali non ci siano paesi della Nato e non ci siano missili dell’Alleanza.
Questo riguarda immediatamente Ucraina e Georgia ma in prospettiva potrebbe interessare anche altri paesi confinanti.
Putin ritiene sia arrivato il momento di mostrare a tutti che la Russia è una potenza di primo piano, dopo i decenni, vissuti come umiliazione, successivi alla fine dell'Unione Sovietica.

Negazione del paradigma dell'autodeterminazione

È dunque la negazione del paradigma politico degli anni Novanta: quello che diceva che non esistono sfere di influenza e che ogni paese ha diritto di decidere del proprio destino e delle proprie alleanze.