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Ucraina nell'Ue: perché potrebbero volerci 20 anni

Il Presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky- Credit: Ukrainian Presidency / Ipa-Agency.net / Fotogramma

L'ADESIONE23 maggio 2022

Ucraina nell'Ue: perché potrebbero volerci 20 anni

di Michela Cannovale

I passaggi da completare sono quattro e il processo di ingresso è più lungo di quanto si immagini

"Il processo per far entrare l’Ucraina nella Ue sarà molto lungo, ci vorranno senza dubbio 15 o 20 anni". Lo ha detto il neoministro degli Esteri francese, Clemente Beaune e, secondo un Dataroom di Francesco Battistini e Milena Gabanelli, potrebbe avere ragione.

 

La procedura di adesione dell'Ucraina all'Unione europea, infatti, è più ricca di ostacoli di quanto si possa immaginare, nonostante il processo sia stato volutamente accelerato dalle istituzioni europee e nonostante la stessa presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, abbia affermato a inizio aprile che il paese di Zelensky "fa parte della famiglia europea. Abbiamo sentito molto chiaramente la vostra richiesta e siamo qui per darvi una prima risposta positiva alla vostra richiesta di adesione. In questa busta c'è l'inizio del vostro percorso verso l'Ue: il questionario per l'adesione all'Unione, che andrà compilato. Poi si dovrà fare la raccomandazione al Consiglio Ue. Se lavoriamo assieme potrebbe essere anche una questione di settimane".

 

Ecco perché potrebbero volerci anche vent'anni prima che l'Ucraina diventi un Paese membro dell'Unione europea:

 

- Le tappe per aderire all'Ue sono in tutto quattro: la richiesta di adesione da parte del Paese interessato, l'ottenimento dello status di candidato (dopo il vaglio della Commissione e il voto del Consiglio), i negoziati (inerenti 35 materie in tutto, sulle quali il Paese candidato deve dimostrarsi in armonia), l'ingresso effettivo nell'Ue (dopo il voto del Consiglio dell'Europarlamento e la ratifica degli altri paesi membri).

 

- Per quanto riguarda l'Ucraina, la richiesta di adesione è già stata avanzata. Il prossimo passaggio è dunque quello dell'ottenimento dello statusi di candidato. Per valutare la domanda, tuttavia, la Commissione impiega normalmente anche un anno e mezzo. Von der Leyen ha promesso che si pronuncerà entro giugno, ma potrebbe comunque volerci tempo quando la palla passerà dalla Commissione al Consiglio e poi al Parlamento. La Bosnia, per esempio, ha fatto richiesta di adesione nel 2016 e ancora oggi non non ha ottenuto lo status di candidato. La tTurchia è invece candidata dal 1999 ma non fa ancora parte dell'Unione perché il presidente Erdogan "tra violazioni dei diritti umani e islamizzazione di Stato - scrivono Battistini e Gabanelli - non ha mai fatto un solo passo per andare verso i requisiti richiesti".

 

- Il terzo passaggio, quello relativo ai negoziati, riguarda tutte quelle materie delle leggi comunitarie (35 capitoli in tutto) su cui il Paese candidato deve armonizzarsi e che toccano temi come fisco, giustizia, istruzione, sanità, sistema bancario, politiche energetiche e agricole, dogane, trasporti, diritti umani, ambiente, regole sugli alimenti e sulla veterinaria. Notano ancora Battistini e Gabanelli: "Questi negoziati durano anni perché, sui 35 capitoli, il Paese candidato deve spesso confrontarsi in trattative bilaterali coi singoli Stati membri, quindi riferire alla Commissione europea che, di volta in volta, fissa i parametri per ogni capitolo e le date per il raggiungimento degli obbiettivi in ciascuna delle 35 materie. Alla Croazia per esempio, che dalle guerre balcaniche degli anni Novanta era uscita da un bel pezzo, è servito un intero decennio".

 

LEGGI ANCHE: Il ministro degli Esteri ucraino: "L'adesione di Kiev all'Ue è una questione di guerra o di pace"

 

- Inoltre, non tutti gli altri Stati membri dell'Ue, al momento dei negoziati, potrebbero essere d'accordo sull'ingresso dell'Ucraina. Come ha ammesso il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, "ci sono opinioni e sensibilità diverse. A favore di un ingresso accelerato dell’Ucraina spingono l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Bulgaria, la Repubblica Ceca, la Slovacchia e la Slovenia. Protestano apertamente quei Paesi che da anni stanno negoziando ma non sono ancora riusciti ad entrare: la Macedonia del Nord ha ottenuto lo status nel 2005, il Montenegro nel 2010, la Serbia nel 2012 e l’Albania nel 2014. Sono più invece freddi invece sulla reale possibilità di ingresso dell’Ucraina in tempi rapidi la Germania, il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo e la Francia".

 

- A Michel ha fatto eco il presidente francese Macron, che ha sottolineato: "Dobbiamo essere chiari: anche se concediamo domani lo status di candidato, sappiamo tutti perfettamente che il processo durerà decenni".

 

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