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Perché molti paesi Ue sono contro il superamento del diritto di veto

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen- Credit: Fotogramma

revisione dei trattati16 maggio 2022

Perché molti paesi Ue sono contro il superamento del diritto di veto

di Luigi Gavazzi

La fine delle decisioni all'unanimità permetterebbe una vera politica estera europea. Ma impedirebbe i ricatti dei piccoli

La scorsa settimana è passata senza troppa attenzione la pubblicazione di un documento sottoscritto da 13 paesi su 27 dell'Unione europea contro la revisione deiTrattati Ue.

In particolare, i 13 governi hanno preso di mira quel potere di veto che hanno gli stati membri, visto che le decisioni che contano devono essere prese all'unanimità.

Decisioni prese a maggioranza, permetterebbero all'Unione per esempio di mettere in pratica una politica estera ed economica propria ed efficiente, attività attualmente impossibile.

Come ha scritto Andrea Bonanni su Affari&Finanza (Repubblica) del 16 maggio, mai come in questo momento è apparso chiaro che il vincolo dell'unanimità  "sia diventato un peso intollerabile se si vuole che la Ue sopravviva nel nuovo scenario internazionale" e che "riesca a difendere la democrazia sul Continente". Del resto, sulla stessa linea nel giro di pochi giorni si sono espressi la presidente della Commissione, Ursula von del Leyen, Emmanuel Macron e Mario Draghi. Ma anche il Parlamento europeo e la Conferenza sul futuro dell'Europa hanno fatto sentire la loro voce in questo senso.

La decisione di abolire il diritto di veto, spiega Bonanni, comporta il superamento delle sovranità nazionali in favore di una sovranità europea che potrebbe "imporre le proprie scelte su questioni cruciali come la politica estera e quella fiscale".

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I paesi che hanno sottoscritto la loro opposizione alla revisione dei Trattati Ue sono: Bulgaria, Repubblica ceca, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Svezia e Slovenia. I tredici paesi firmatari rappresentano, tutti insieme, solo il 24,41% di tutta la popolazione europea.

Al Parlamento di Strasburgo la scorsa settimana, Macron ha ribadito che vuole procedere sulla strada delle riforme dei Trattati. Ma con gli schieramenti che si sono mostrati sarà difficile anche solo cominciare il procedimento. A partire dal fatto che per aprire una conferenza intergovernativa sulla riforma dei Trattati occorre il consenso della maggioranza degli Stati membri, vale a dire di 14 governi. Tredici hanno già detto il loro parere negativo. Ma l'Ungheria non si è ancora pronunciata, e considerati i precedenti di Orban sembra assai probabile che anche Budapest si opponga.

Ma perché questa opposizione così estesa? Perché per questi paesi perdere il diritto di veto significherebbe, scrive ancora Bonanni, "perdere l'unico potere che hanno per bloccare le decisioni europee, o per ricattare gli altri governi e ottenere trattamenti di favore".