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Cosa succede se Trump non accetta la sconfitta alle elezioni Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump - Credit: Chine Nouvelle / Sipa / Ipa / Fotogramma
stati uniti 25 settembre 2020

Cosa succede se Trump non accetta la sconfitta alle elezioni

di Luigi Gavazzi

Il presidente continua a mettere in dubbio che riconoscerebbe la vittoria di Biden

Cerchiamo di capire perché negli Stati Uniti è in corso un dibattito sulla transizione ordinata e pacifica fra Donald Trump e Joe Biden, in caso di vittoria di quest’ultimo alle elezioni del 3 novembre (tra l’altro, secondo i sondaggi Biden è favorito)

Trump potrebbe non ammettere la sconfitta

La risposta a questa domanda – domanda sorprendente in una democrazia liberale consolidata – è che già nei mesi scorsi, e ripetutamente in questi giorni, Trump non ha chiarito le proprie intenzioni quando gli è stato chiesto se rispetterà il verdetto delle urne ammettendo la vittoria del rivale.

In alcuni casi ha addirittura sostenuto che se il risultato fosse contro di lui, significherà che ci sono stati brogli e che quindi farà di tutto perché sia la Corte suprema, a maggioranza conservatrice, a decidere. In particolare, Trump ha minacciato di non considerare legittimi i voti espressi via posta. Al giornalista di Playboy che nella conferenza stampa gli ha chiesto come si sarebbe comportato dopo la sconfitta, con il passaggio dei poteri, ha risposto: “Abolite le schede per corrispondenza e tutto sarà pacifico. Non ci sarà trasferimento dei poteri, francamente, ci sarà continuità”. Il che significa, come scrive Federico Rampini sulla Repubblica, “o vinco io e va tutto bene, oppure denuncio brogli sul voto per posta e non riconosco la vittoria di Joe Biden.”

La Corte suprema

I leader del partito repubblicano si mostrano un po’ più moderati del presidente, con Mitch McConnell che prova a tranquillizzare con un “se dovessimo perdere la transizione sarebbe pacifica” ma con altri esponenti che chiamano in causa la Corte suprema. Appunto. Perché la strategia sembra questa: davanti a una sconfitta, invocare brogli, creare confusione, non accettare i risultati di vari collegi elettorali in numerosi Stati, per portare tutto davanti alla Corte suprema che a quel punto sarebbe chiamata a decidere. Corte suprema che, dopo la morte di Ruth Bader Ginsburg, ha perso un altro giudice liberal e se Trump dovesse riuscire a nominare il sostituto prima delle elezioni, avrebbe una schiacciante maggioranza degli ambienti riconducibili al mondo conservatore, vicino ai repubblicani.

Minaccia alla democrazia liberale

Si tratta di un atteggiamento senza precedenti recenti, che mina il funzionamento della democrazia, appunto. Questa si basa, fra l’altro, sulla contendibilità delle cariche all’esecutivo, e nell’accettazione delle regole elettorali e di transizione da un esecutivo (in questo caso di un presidente) uscente a quello che ha vinto le elezioni; sono regole fissate dalla legge, dalla costituzione e dalle norme non scritte di condivisione dei fondamenti dello stato liberale. Sostenere che la propria sconfitta sarebbe comunque frutto di brogli, significa mettere in dubbio queste regole, ed è un atteggiamento che prepara il terreno a un confronto che oltre che nelle aule dei tribunali, a vari livelli, si potrebbe determina nella società civile, nelle piazze. Condizione assai rischiosa in una società profondamente divisa e polarizzata lungo linee politiche e razziali come quella americana attuale.

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