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Vaiolo delle scimmie, per l'Oms si può bloccare

- Credit: Pixabay

SALUTE25 maggio 2022

Vaiolo delle scimmie, per l'Oms si può bloccare

di Michela Cannovale

"Intendiamo fermare la trasmissione da uomo a uomo nei paesi in cui il virus non è endemico"

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, intervenuta nuovamente a proposito del vaiolo delle scimmie, è possibile fermare il contagio da uomo a uomo nei Paesi in cui la patologia non è endemica. 

 

"Intendiamo bloccare la trasmissione del virus da uomo a uomo e siamo in grado di farlo nei Paesi in cui il vaiolo delle scimmie non è endemico", ha detto Maria Van Kerkhove, a capo della ricerca sulle malattie emergenti dell'Oms, sottolineando che "siamo in una situazione nella quale possiamo utilizzare strumenti di sanità pubblica per identificare i casi precocemente e affrontarne l'isolamento" e che il contagio avviene attraverso uno stretto contatto fisico, "pelle a pelle".

 

"L'identificazione precoce e l'isolamento dei casi di vaiolo delle scimmie fanno parte delle misure raccomandate dall'Oms e dall'Ecdc", nonostante finora la malattia non abbia sviluppato forme severe, ha proseguito Van Kerkhove.

 

L'origine del virus non è ancora chiara

Per quanto riguarda l'origine del virus, e se questo abbia subito una mutazione nel passaggio da animale a uomo, non si sa ancora niente. Rosamund Lewis, a capo della ricerca sul vaiolo delle scimmie nell'ambito del programma per le emergenze dell'Oms, ha fatto sapere che maggiori certezze arriveranno in seguito all'analisi della sua sequenza genetica. Finora sembra solo che il virus rilevato in Europa sia simile a quello dell'Africa occidentale e che entrambi siano meno aggressivi rispetto al ceppo dell'Africa centrale.

 

 

Non è una malattia omosessuale

"Sono stati identificati diversi casi di vaiolo delle scimmie tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, ma non è una malattia omosessuale, come hanno cercato di etichettare alcune persone sui social network", ha sottolineato ancora una volta Andy Seale, consulente strategico per i programmi globali dell'Oms su Hiv, epatite e infezioni sessualmente trasmissibili. 

 

Anche la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) aveva precisato in una nota che la trasmissione sessuale non è l'unica modalità di trasmissione del vaiolo delle scimmie e che l'infezione può anzi derivare "da uno stretto contatto con secrezioni respiratorie, lesioni cutanee di una persona infetta od oggetti recentemente contaminati e la trasmissione attraverso le particelle respiratorie delle goccioline di solito richiede un contatto faccia a faccia prolungato, il che mette a maggior rischio il personale sanitario oppure i membri della famiglia dei casi attivi. La catena di trasmissione più lunga documentata in una comunità è stata di sei infezioni successive da persona a persona. La trasmissione può avvenire anche attraverso la placenta dalla madre al feto".

 

I casi di vaiolo delle scimmie in Italia

Al 25 maggio, i casi di vaiolo delle scimmie confermati in Italia sono sei, di cui cinque all'Istituto Spallanzani di Roma e uno all'Ospedale Sacco di Milano. Ammontano invece a circa 190 i contagi identificati nel resto del mondo.