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Vino annacquato in Europa: facciamo chiarezza - Credit: Pixabay
IL NEGOZIATO 13 maggio 2021

Vino annacquato in Europa: facciamo chiarezza

di Michela Cannovale

DOP e IGP anche i vini senza alcol. La proposta è ancora in fase di discussione

Cerchiamo di rendere semplice il complicato negoziato sul vino annacquato (o dealcolato) ancora in corso nelle istituzioni europee, e che sta facendo tanto discutere le associazioni di categoria italiane.

 

1 - IL SUCCO: dietro proposta di alcuni paesi, il negoziato riguarda la possibilità di includere, all'interno dell'Organizzazione comune dei mercati (CMO), la normativa che riguardano soprattutto la commercializzazione e l’etichettatura dei prodotti agricoli, alcune regole che consentirebbero di estendere le etichette delle denominazioni di origine – come DOP e IGP – anche ai vini dealcolati, cioè privati dell’alcol durante il processo di produzione.

 

2 - IL MOTIVO: da chi arriva questa proposta? Sia dai governi del Nord Europa, dove le bevande analcoliche sono sempre più diffuse, sia da quei produttori medio-grandi che puntano ai mercati di paesi a maggioranza musulmana, dove il consumo di alcol è cosa poco frequente.

 

4 - IL TERMINE: la "dealcolazione" (o dealcolizzazione) è un processo che consiste nella riduzione del grado alcolico del vino, risultato che si ottiene in vari modi: raccolta anticipata dell'uva, utilizzo di lieviti ogm che producono poco alcol, tecniche sottrattive, ma anche aggiunta di acqua- pratica consentita e messa in pratica in alcuni Paesi, ma non nell'Unione europea.

Non fino ad oggi, almeno.

 

5 - La CMO (vedi punto 1) è una componente importante della PAC, ovvero sia la Politica Agricola Comune europea attorno a cui si stanno svolgendo i vari negoziati, vino annacquato compreso. Si tratta della strategia pluriennale su cui i membri dell’Ue si accordano per indirizzare il settore agroalimentare europeo. La nuova PAC dovrebbe entrare in vigore nel 2023. Come ricorda Il Post, "è un piano che mobilita miliardi di euro – per il bilancio pluriennale dal 2021 al 2027 sono circa 350 – e da cui dipendono decine di migliaia di agricoltori, pescatori e allevatori in tutta Europa".

 

6 - IL RISCHIO: se la normativa sui vini annacquati venisse inclusa nel CMO, i produttori più piccoli riuscirebbero difficilmente a competere con quelli più grandi, che invece avrebbero facile accesso al nuovo mercato analcolico.

 

7 - I PARERI: le opinioni sono contrastanti. Paolo De Castro, europarlamentare del Partito Democratico ed esperto di politiche agricole, ha spiegato a Repubblica che inizialmente il Parlamento Europeo aveva proposto di conservare la denominazione di “vino” ai vini dealcolati da tavola, escludendo i vini di eccellenza: "Mi sembrava una proposta più equilibrata, sulla quale ci potrà essere ancora dibattito. In ogni caso non ne farei una questione troppo grossa perché l’accordo non obbligherà nessuno: ogni Stato avrà la possibilità di recepire questa opportunità o di scrivere una norma più restrittiva e in ogni caso la parola finale spetterà alle singole denominazioni e quindi ai consorzi".

 

8 - Per Matilde Poggi, presidente della Federazione italiana vignaioli indipendenti, la dealcolizzazione dovrebbe essere consentita solo ai vini non protetti dalle denominazioni di origine: "Eliminare del tutto l’alcol significa usare del vino come base per fare bevande industriali che rispondono alla domanda di un certo tipo di consumatori, ma che non hanno nulla a che fare con il prodotto di partenza e con il nostro mondo".

 

9 - L’UIV (Unione Italiana Vini) non è contraria alla dealcolizzazione dei vini di eccellenza, anche "per evitare che possano divenire business di altre industrie estranee al mondo vino, e che dunque siano le imprese italiane a rispondere alle richieste di mercato".

 

10 - Per Coldiretti, invece, si tratterebbe di "un grosso rischio ed un precedente pericolosissimo e che metterebbe fortemente a rischio l’identità del vino italiano e europeo".

 

11 - In effetti, come nota ancora una volta Il Post, "l’Italia è il primo produttore di vino al mondo, quindi anche nell’Unione Europea, e il parere della sua industria conta parecchio in negoziati come questi". Come per ogni cosa, anche in questa esistono pro e contro. Per il momento, comunque, la discussione è ancora in corso nelle istituzioni europee.

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