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Cucchi, il carabiniere Tedesco: così Stefano è stato picchiato
ITALIA 9 aprile 2019

Cucchi, il carabiniere Tedesco: così Stefano è stato picchiato

di Manuela Gatti

L'interrogatorio del vicebrigadiere indagato che accusa due commilitoni

Ha chiesto scusa alla famiglia Cucchi, ha parlato delle pressioni subite per non parlare e ha raccontato come i suoi due colleghi e co-imputati, i carabinieri Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo, abbiano picchiato Stefano Cucchi nella caserma Casilina di Roma dopo l’arresto del 31enne per spaccio.

Sono questi i punti salienti della deposizione in Corte d’Assise del vicebrigadiere Francesco Tedesco, uno dei tre militari indagati nel processo bis sulla morte del geometra romano 31enne, avvenuta il 22 ottobre 2009 nell'ospedale Pertini di Roma. “Dopo dieci anni di menzogne e depistaggi in quest’aula è entrata la verità raccontata dalla viva voce di chi era presente quel giorno - ha commentato Ilaria Cucchi, sorella di Stefano -. Le dichiarazioni e le intenzioni espresse dal comandante generale dell'Arma ci fanno sentire finalmente meno soli, si è schierato ufficialmente dalla parte della verità”.

Il racconto di Tedesco

Il pestaggio è avvenuto nella caserma di Roma Casilina, la notte dell’arresto, il 15 ottobre 2009. Il pretesto è che Cucchi faceva resistenza al fotosegnalamento e alla raccolta delle impronte digitali. Questa la ricostruzione dei fatti di Tedesco: “Mentre uscivano dalla sala, Di Bernardo si voltò e colpì Cucchi con uno schiaffo violento in pieno volto. Poi lo spinse e D’Alessandro diede a Cucchi un forte calcio con la punta del piede all’altezza dell’ano. Nel frattempo io mi ero alzato dal banco dove ero seduto e ho detto: ‘Basta, finitela, che cazzo fate, non vi permettete’. Ma Di Bernardo proseguì nell’azione spingendo con violenza Cucchi e provocando una caduta in terra sul bacino. Quindi Stefano sbatté anche la testa. Mentre era in terra D’Alessandro gli diede un calcio un faccia, stava per dargliene un altro ma io lo spinsi via. Aiutai Stefano a rialzarsi, gli dissi come stava lui mi rispose ‘Sono un pugile, sto bene’, ma lo vedevo intontito”.

Le scuse a famiglia e colleghi

Chiedo scusa alla famiglia Cucchi e agli agenti della polizia penitenziaria imputati nel primo processo. Per me questi anni sono stati un muro insormontabile”. Così ha esordito il vicebrigadiere Tedesco, attualmente sospeso dal servizio, nel corso dell’interrogatorio davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Roma. “Non è stato facile denunciare i miei colleghi - ha spiegato -, il primo a cui ho raccontato quanto è successo è stato il mio avvocato. In dieci anni della mia vita non lo avevo ancora raccontato a nessuno”. “Dire che ebbi paura è poco - ha proseguito -. Sono andato nel panico quando mi sono reso conto che era stata fatta sparire la mia annotazione di servizio. Ero solo, mi trattavano come se non esistessi”.

(Foto © Fotogramma)

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