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Patrick Zaki a processo "Patrick libero" hanno chiesto i manifestanti a Roma il 20 febbraio - Credit: Stefano Ronchini / Ipa / Fotogramma
diritti umani 28 settembre 2021

Patrick Zaki a processo

di Michela Cannovale

La seconda udienza e il rinvio al 7 dicembre. Tutta storia dello studente di Bologna, incarcerato in Egitto

La seconda udienza del processo (28 settembre)

La seconda udienza del processo a Patrick Zaki si è svolta presso il tribunale di Mansura ed è durata poco più di due minuti in quanto la legale dello studente di Bologna, Hoda Nasrallah, ha chiesto un rinvio al 7 dicembre per poter studiare gli atti, oltre ad aver domandato che le venga consegnata una copia autenticata del fascicolo processuale che finora ho potuto solo consultare presso uffici giudiziari.

Durante la breve udienza, Patrick era nella gabbia degli imputati. Presenti in aula anche il padre George, la sorella Marise e un dirigente e alcuni attivisti della ong 'Eipr' per la quale Patrick lavorava come ricercatore.

 

''Portato ammanettato nella gabbia degli  imputati, come un pericoloso criminale. Patrick Zaki è tutto il  contrario'', ha commentato su Twitter Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia.

 

Intanto, Fabio Massimo Castaldo (M5S) e Pierfrancesco Majorino (Pd), promotori della lettera indirizzata a Ursula Von der Leyen e Josep Borrell che chiede di dare la giusta priorità alla vicenda di Zaki, hanno fatto sapere: "Abbiamo inviato questa mattina una lettera sottoscritta da 40 deputati europei alla presidente della Commissione europea e all'Alto rappresentante dell'Unione, sollecitando la necessità di un forte impegno dell'Ue per la liberazione di Patrick".

 

"Siamo molto preoccupati dal possibile esito di questo processo - hanno aggiunto - che rischia di essere, come tanti nell'Egitto di Al-Sisi,sommario e guidato dalla necessità di mettere a tacere in maniera palese voci critiche e non gradite. Per questo chiediamo, tra le altre cose, che la delegazione Ue sia presente al processo di Zaki e a quello di altri giornalisti, sindacalisti, difensori dei diritti umani e attivisti della società civile oggi perseguitati. Serve anche una risposta forte e coordinata tra gli stati dell'Unione che imponga progressi essenziali nel rispetto dei diritti umani all'Egitto", hanno concluso.

 

Patrick è in carcere in Egitto da quasi 20 mesi. L'accusa a suo carico, nel processo in corso, è quella di "diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese", per cui rischia 5 anni. Ma è accusato anche di crimini più gravi ("minare la sicurezza nazionale" istigando "alla protesta", "al rovesciamento del regime", "all'uso della violenza e al crimine terroristico") per i quali rischia 25 anni di carcere.

 

La prima udienza del processo (13 settembre)

"Come si temeva, dopo un anno e sette mesi di detenzione preventiva, Patrick Zaki va a processo. La prima udienza è prevista domani, 14 settembre. Gli è contestato uno scritto del 2019 in difesa della minoranza copta". È quanto ha annunciato su Twitter il portavoce di Amnesty International in Italia, Riccardo Noury.

 

L'inizio del processo è "uno sviluppo enormemente preoccupante", ha detto Noury all'AGI. "Avevamo chiesto al governo italiano per tempo di muoversi", ha proseguito, "perché temevamo che sarebbe arrivato questo momento. Ora ogni minuto che passa, in cui non si fa nulla per Patrick rischia di essere veramente tempo perso colpevolmente da parte delle istituzioni italiane". 

 

"Con l'approssimarsi della scadenza dei 24 mesi previsti dalla procedura egiziana, Patrick va a processo", ha poi ricordato Noury, specificando che il tribunale competente sarà quello della città di Mansura, dove il giovane era stato detenuto subito dopo il suo arresto. "Va a processo", ha continuato il portavoce di Amnesty, "per uno scritto in difesa della minoranza copta, che risale al 2019; le prove della procura per la sicurezza dello Stato sono segrete, quindi questa accusa apparentemente pare venire fuori dal nulla, ma fa parte di tutto ciò che è stato montato falsamente contro di lui".

 

Confermati altri 45 giorni di custodia cautelare (25 agosto)

Quando abbiamo scritto l'ultimo aggiornamento sulla vicenda di Patrick, lo scorso 23 agosto, non era ancora chiaro per quanti giorni era stata rinnovata la custodia cautelare per Patrick dopo l'udienza del 22 agosto. La legale dello studente dell'Università di Bologna aveva fatto sapere che "a causa di lentezze burocratiche" non era stata ancora resa nota la durata del rinnovo. 

 

Questa informazione è finalmente arrivata: "Si tratta di altri 45 giorni, è ufficiale". La conferma è arrivata dalla stessa legale, Hoda Nasrallah, che è riuscita a recuperare dai cancellieri la notifica dell'esito dell'udienza. 

 

Udienza durante cui "non è avvenuto alcun interrogatorio, ma solo un rinnovo della detenzione. L'ultimo interrogatorio era avvenuto il 13 luglio, che peraltro era stato il primo dal suo arresto nel febbraio 2020, ma da allora Patrick non è stato più interrogato", ha spiegato Lobna Darwish, rappresentante della Ong “Eipr". 

 

E ha aggiunto: "Ancora non sappiamo a cosa mirasse quell'interrogatorio, ma temiamo che fosse un modo per prolungare, ancora di più, la sua detenzione e la sua sofferenza".

 

La legale di Patrick: "Niente notifica dall'udienza, ma rischia altri 45 giorni" (23 agosto)

Domenica 22 agosto si è tenuta un'altra udienza per il caso di Patrick, detenuto nel carcere egiziano di Torah da 18 mesi. Il giudice ha deciso ancora una volta per il rinnovo della custodia cautelare, ma questa volta, a causa di lentezze burocratiche, non è stato detto quanto durerà.

 

A renderlo noto è una delle legali dello studente di Bologna, Hoda Nasrallah, che all'Ansa ha però detto che il rischio è che Zaki trascorra altri 45 giorni in cella. E in merito alle lentezze burocratiche per la mancata notifica, Nasrallah ha spiegato che "i cancellieri non sono sempre lì a comunicare la decisione", e dato "che non viene rilasciato, vuol dire che è la solita routine: ci si aspetta 45 giorni". 

 

E se si finisse a processo?

Dopo l'arresto il 7 febbraio 2020 e una prima fase (durata 5 mesi) in cui i rinnovi cautelari duravano due settimana, adesso il caso di Patrick è in una seconda fase di prolungamenti della durata di 45 giorni. Ma la custodia cautelare in Egitto può durare al massimo due anni. Se si dovesse andare a processo, secondo Amnesty International, lo studente di Bologna rischierebbe fino a 25 anni di carcere.

 

Le accuse a suo carico sono basate su 10 post di un account Facebook (che i suoi legali considerano falso) e per cui è colpevole di: "diffusione di notizie false", "incitamento alla protesta" e "istigazione alla violenza e ai crimini terroristici". 

 

Il via libera alla mozione per la cittadinanza (7 luglio)

La Camera ha approvato all'unanimità la mozione per la cittadinanza italiana a Patrick Zaki. Si sono astenuti da voto solo i deputati di Fdi.

 

Adesso, in base a quanto si legge nella mozione, il governo dovrà impegnarsi per i seguenti quattro obiettivi:

 

- "avviare tempestivamente mediante le competenti istituzioni le necessarie verifiche al fine di conferire a Patrick George Zaki la cittadinanza italiana";

 

- "continuare a monitorare, con la presenza in aula della rappresentanza diplomatica italiana al Cairo, lo svolgimento delle udienze processuali a carico di Zaki e le sue condizioni di detenzione".

 

- "continuare a sostenere, nei rapporti bilaterali con l'Egitto e in tutti i consessi europei ed internazionali, l'immediato rilascio di Patrick Zaki e di tutti i prigionieri di coscienza: difensori dei diritti umani, giornalisti, avvocati e attivisti politici finiti in carcere solo per aver esercitato in modo pacifico i loro diritti fondamentali"; 

 

- "continuare ad adottare iniziative affinché le autorità egiziane rispettino i diritti alla libertà d'espressione, di associazione e di manifestazione pacifica e spezzino il circolo dell'impunità per le gravi violazioni dei diritti umani in corso nel Paese".

 

Il messaggio dopo il compleanno (17 giugno)

"Grazie per i vostri auguri di compleanno e per il vostro sostegno che attraversa i muri". È quanto si legge sul biglietto di Zaki indirizzato all'Italia e scritto dalla sua cella nel giorno del suo trentesimo compleanno, in cui ha aggiunto anche la frase "Forza Italia oggi in Euro", in riferimento alla Nazionale impegnata agli Europei di calcio.

 

Il biglietto con i ringraziamenti lo ha consegnato alla sorella che è andata a trovarlo il 17 giugno.

 

Come abbiamo scritto di seguito, Patrick ha trascorso nel carcere di Tora il suo secondo compleanno consecutivo dopo l’arresto avvenuto il 7 febbraio 2020.

 

E mentre lo studente dell'Università di Bologna sta per raggiungere i 500 giorni di detenzione preventiva, Amnesty ha lanciato un ulteriore appello: "Le prigioni non si aprono per magia ma perché qualcuno ha la chiave. La chiave della cella di Patrick è nelle mani dei giudici egiziani ma è anche nelle mani del governo italiano. Se qualcuno oggi al governo vuole fare gli auguri a Patrick ci aggiunga anche un impegno concreto per la sua liberazione perché siamo arrivati a quasi 500 giorni di un incubo di una persona che è innocente e vive in una prigione lurida", ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

 

Il compleanno in cella (16 giugno)

Il 16 giugno Patrick ha compiuto 30 anni. È il secondo compleanno trascorso in cella. 

 

"Oggi Patrick Zaki compie 30 anni nel carcere di Tora, uno dei più crudeli al mondo. La sua colpa? Aver difeso i diritti umani. Fin dal primo giorno ci battiamo per lui e non ci fermeremo fino a quando non sarà liberato" ha scritto su Twitter Amnesty Italia

 

Così anche il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta: "Oggi Patrick Zaki compie trent’anni. In cella. Noi chiediamo al governo di applicare l'indicazione unanime del Parlamento e dargli la cittadinanza". 

 

"La sua detenzione è una vergogna per tutti coloro che credono nei valori umani e nei diritti fondamentali della persona. Auguri, Patrick: non ti lasceremo mai solo", è invece il messaggio pubblicato dal presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

 

Lo studente egiziano del Master europeo in studi di genere "Gemma" dell'Università di Bologna è detenuto in Egitto dal 7 febbraio 2020, e lo scorso 2 giugno il Tribunale del Cairo ha prolungato la sua detenzione di altri 45 giorni, per l'ennesima volta. Le accuse sono le seguenti: istigazione alla violenza, alle proteste, al terrorismo, oltre alla gestione di un account social che punta a minare la sicurezza pubblica in Egitto.

 

In onore dei 30 anni del giovane, a Bologna sono state organizzate diverse iniziative, compresa la pubblicazione, il prossimo 30 giugno, del libro “A carte scoperte”, dedicato alla sua vicenda. Il capoluogo emiliano è lo stesso che l’11 gennaio 2021 gli ha conferito la cittadinanza onoraria.

 

A pochi giorni dal suo arresto, grazie ad una petizione su Change.org, era iniziata una mobilitazione internazionale per chiedere la liberazione del ragazzo. Al 16 giugno 2021, quella petizione ha raggiunto le 269mila firme. È una delle più firmate della piattaforma.

 

Altri 45 giorni di custodia cautelare (2 giugno)

Altri 45 giorni di custodia cautelare per Zaki, che ha trascorso ormai 480 notti nel carcere di Tora da quando fu arrestato per "propaganda sovversiva su Internet" dalle autorità egiziane all'aeroporto del Cairo il 7 febbraio 2020.

 

A riferire la decisione sul rinnovo della custodia presa dal Tribunale del Cairo sono stati gli attivisti e gli studenti dell'Università Alma Mater di Bologna, lo stesso ateneo frequentato da Zaki.

 

"Non sappiamo perché la detenzione sia stata rinnovata e non sappiamo perché ai rappresentanti delle ambasciate sia stato impedito di partecipare. Come al solito, non sappiamo nulla", hanno scritto sull'account di Twitter FreePatrick. Lo studente, si legge ancora, "tra due settimane compirà 30 anni in cella, lontano dai suoi cari".

 

"È stato impedito di entrare in aula e vietata la partecipazione alla sessione" ai "rappresentanti delle ambasciate e all'avvocato dell'Unione europea". E questo "nonostante tutti i tentativi della squadra di difesa di Patrick", che "sono stati accolti con un rifiuto".

 

"Nonostante tutto - hanno aggiunto gli attivisti - continuiamo a sperare e augurarci che la situazione cambi e che ritroveremo Patrick tra noi il prima possibile".

 

La sorella: "Ho fiducia nell'Egitto" (27 maggio)

Marise George, la sorella di Patrick Zaki, è stata intervistata da Sky TG24, a cui ha detto di avere fiducia nella giustizia egiziana. 

 

"Finora non abbiamo capito perché ogni mese ci sia un nuovo rinvio senza un motivo, non c’è nessuna prova, non c’è nulla. Voglio dire, qualcosa che giustifichi tutto questo tempo in prigione a perdere la sua vita senza un motivo, non c’è nessuna prova, non c’è nulla. Ma io ho comunque fiducia nella giustizia egiziana e alla fine credo che si avrà un giudizio giusto", ha affermato.

 

Marise George ha poi parlato della depressione di cui soffre il fratello "a causa della situazione in cui si trova". "Vuole tornare in Italia il prima possibile per raggiungere i suoi colleghi che sono andati avanti con il Master", ha sottolineato. 

 

E poi ha ricordato il motivo per cui Patrick si era recato in Egitto quando è stato arrestato: "Era venuto a fare una vacanza di una settimana con la sua famiglia, per festeggiare con loro, passare un po’ di tempo insieme e poi rientrare per continuare i suoi studi".

 

L'incontro con il padre (26 aprile)

Zaky, in carcere a Il Cairo da oltre un anno, ha incontrato entrambi i genitori nella struttura dove è detenuto lo scorso 24 aprile. "L'incontro è stato travolgente per tutti loro, soprattutto perché Patrick ha potuto constatare quanto la salute di suo padre sia peggiorata dall'ultima volta che lo ha visto (cioè sei mesi prima, ndr)", hanno riferito in merito gli attivisti della campagna “Patrick Libero” su Facebook.

 

Il padre, hanno scritto gli attivisti, ha "problemi di salute, che gli rendono estremamente difficile sopportare la visita sia fisicamente che mentalmente. Erano molto felici di incontrarsi finalmente, nonostante l'orribile situazione in cui si trovano". 

 

Inoltre, lo studente di Bologna "voleva congratularsi con la sua classe del Master Gemma - si legge inoltre nel post su Facebook - visto che conosce a memoria tutte le date e scadenze del corso: possiamo solo immaginare quanto sia difficile per lui sapere che dovrebbe laurearsi ora insieme ai suoi compagni di classe invece di essere in prigione". Eppure "trova ancora nel suo cuore la forza di essere felice per i suoi amici e di augurare loro il meglio". 

 

E ancora: Patrick ha ringraziato anche "i suoi amici di tutto il mondo e i suoi colleghi dell'Eipr (l'Ong per cui lavorava, ndr), per tutto quello che stanno facendo per lui". 

 

Gli attivisti hanno ricordato infine che "il suo corso di studi ha una durata di due anni" ma Patrick "ha frequentato solo un semestre. Il resto lo ha passato in prigione e chissà quando potrà continuare i suoi studi".

 

La cittadinanza italiana a Zaky (14 aprile)

Con 208 sì, nessun contrario e 33 astenuti, il Senato della Repubblica italiana ha votato a favore della cittadinanza italiana a Patrick Zaky.

 

I senatori favorevoli hanno inoltre chiesto che il governo solleciti le autorità egiziane per la liberazione dello studente, monitori le udienze processuali e le condizioni di detenzione e si attivi a livello europeo per la tutela dei diritti umani nei Paesi dove persistono violazioni e a portare iniziative al G7 con particolare riguardo a casi di repressione di attivisti politici. 

 

Tra coloro che hanno votato a favore compare anche la senatrice a vita Liliana Segre, che ai microfoni di Radio Popolare ha detto: "C'è qualcosa nella storia di Patrick Zaky che prende in modo particolare, ed è ricordare quando un innocente è in prigione. Questo l'ho provato anch'io e sarò sempre presente, almeno spiritualmente quando si parla di libertà". 

 

"Ho fatto questo viaggio" da Milano a Roma, ha continuato Segre, "perché ci sono delle occasioni in cui uno deve vincere le forze che non sono sempre brillantissime. Ricordo cosa sono i giorni passati dentro la cella, quando non si sa se preferire la porta chiusa o che si apra e qualcuno entri e ti faccia o ti dica qualcosa che ti possa far soffrire ancora di più. Sarò sempre presente almeno spiritualmente quando si parla di libertà".

 

Tra gli astenuti, invece, i senatori di Fratelli d'Italia, secondo i quali non è certo che l'intervento del parlamento italiano possa aiutare Zaky. 

 

D'accordo anche la sottosegretaria agli Affari esteri Marina Sereni, secondo cui l'attribuzione della cittadinanza è una misura simbolica, "priva di effetti pratici a tutela dell'interessato". 

 

"Anche alla luce del diritto e dei principi internazionali, - ha spiegato - l'Italia incontrerebbe infatti notevoli difficoltà a fornire protezione consolare al giovane, essendo egli anche cittadino egiziano, poiché prevarrebbe la cittadinanza originaria, principio applicato peraltro dall'Egitto in maniera particolarmente stringente".

 

Altri 45 giorni di reclusione (7 aprile)

La Corte d'assise del Cairo ha rinnovato, per l'ennesima volta, la detenzione del ricercatore egiziano Patrick Zaky, arrestato ormai quattordici mesi fa a Il Cairo, dov'era tornato per le vacanze. Il ragazzo, studente all'Alma Mater di Bologna, era finito in cella con l'accusa (tutta da dimostrare) di propaganda sovversiva su internet. La famiglia si dice preoccupata per le condizioni di salute del ragazzo, mentre la Corte ha respinto la richiesta della difesa di cambiare i giudici che seguono il caso.

 

Amnesty international torna a parlare di "accanimento giudiziario nei confronti di Patrick", confermato da una decisione "crudele e dolorosa. Vorremmo - l'appello dell'associazione - che il governo italiano facesse subito una cosa: convocare l'ambasciatore egiziano a Roma per esprimere tutto lo sconcerto per questo accanimento e chiedere che sia rilasciato" ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia.

 

Altri 45 giorni di reclusione (2 marzo)

A un mese da quando questo pezzo è stato aggiornato l'ultima volta nulla è cambiato: il tribunale del Cairo ha deciso di prolungare la detenzione di Zaky per altri 45 giorni, nonostante gli avvocati dello studente di Bologna avessero chiesto la sua scarcerazione affinché potesse incontrare il padre ricoverato.

 

La notizia è stata comunicata dall’organizzazione per la difesa dei diritti umani Eipr (Egyptian Initiative for Personal Rights, Ong con la quale Zaky collaborava). 

 

Gli attivisti del gruppo “Patrick Libero” hanno invece spiegato su Facebook che Zaky ha ricevuto una visita della madre l'1 marzo nel carcere di Tora e che si è lamentato che “nessuno lo informa dell’esito delle sue udienze e sa solo che la sua detenzione è stata rinnovata quando vengono a prendere quelli che sono stati rilasciati senza picchiare alla sua cella”.

 

Intanto, come riferisce Ansa, l'Università degli Studi di Palermo ha conferito il titolo di benemerito dell'Ateneo a Zaky e alla memoria di Giulio Regeni. L'attribuzione è stata deliberata dal Senato Accademico e si affianca all'adesione dell'Ateneo alle iniziative di Amnesty International "Libertà per Patrick Zaky" e "Verità per Giulio Regeni". 

 

"All'indomani dell'annuncio dell'ennesimo prolungamento di altri 45 giorni della detenzione di Patrick Zaky, recluso da ormai più di un anno, e ad oltre cinque anni dalla morte di Giulio Regeni - ha spiegato il rettore Fabrizio Micari - il nostro Senato Accademico ha deliberato di conferire questo riconoscimento ribadendo la posizione della comunità accademica UniPa a sostegno della difesa della libertà di espressione e della tutela al diritto alla giustizia".

 

Altri 45 giorni di reclusione (2 febbraio)

Era il 19 gennaio quando abbiamo aggiornato questo pezzo l'ultima volta ed ora rieccoci qua: in base all'ultima udienza dell'1 febbraio, Zaky dovrà rimanere in carcere altri 45 giorni.

 

D'altronde, una delle legali del ragazzo, Hoda Nasrallah - la stessa che ha confermato all'Ansa le indiscrezioni sulla proroga della custodia cautelare - aveva già detto a gennaio che non intravedeva "una luce" che facesse "sperare in una prossima scarcerazione". 

 

E così lo studente dell'Università di Bologna entra nel secondo anno di detenzione dopo essere stato catturato il 7 febbraio 2020 con l'accusa di propaganda sovversiva.

 

Per Amnesty International questa è la conferma che in Egitto i diritti di Zaky "valgano meno di zero".

 

Fonti della Farnesina, citate dall'Ansa, esprimono invece "profonda delusione e disappunto per l'esito dell'udienza di ieri che ha disposto un'ulteriore proroga di 45 giorni della custodia cautelare in carcere di Patrick Zaki". Il Ministero degli Affari esteri Luigi Di Maio, riportano ancora le fonti, "continuerà a seguire da vicino la vicenda che, su iniziativa e continuo impulso italiano, è l'unico caso giudiziario in Egitto che viene costantemente monitorato da un gruppo di Paesi stranieri".

 

"Siamo molto preoccupate e preoccupati per la situazione attuale, soprattutto dopo che le udienze di Patrick sono diventate routine e sembrano una farsa", denuncia il gruppo di attivisti per la scarcerazione del ragazzo sulla pagina Facebook 'Patrick Libero'.

 

E ancora: "Durante l'anno passato, abbiamo cercato di scoprire il vero motivo della detenzione di Patrick e la sua logica o le giustificazioni dietro alle decisioni di rinnovo. A volte la sua detenzione viene rinnovata di 15 giorni e altre volte di 45 giorni senza una chiara spiegazione legale. Tutto quello che vediamo sono sedute preparate solo per legittimare il rinnovo della detenzione di Patrick e dare un'apparenza di legalità alla sua detenzione. Le sedute però - concludono gli attivisti - non servono per impartire la giustizia che ci auguriamo per il futuro di Patrick, che ormai siamo certe e certi si trovi in pericolo, dato che è bloccato in un circolo vizioso di rinnovi di detenzione senza fine e senza base legale".

 

Altri 15 giorni di reclusione (19 gennaio)

Altri 15 giorni di reclusione: è quanto ha deciso per Patrick Zaky il tribunale egiziano durante l'udienza di domenica 17 gennaio sul rinnovo della custodia cautelare per il ricercatore dell'università d Bologna.

 

Una sua legale, Hoda Nasrallah, ha spiegato all'Ansa che la decisione dei giudici non lascia intravedere una luce che faccia sperare in una prossima scarcerazione, pur essendo di 15 giorni e non di 45 come presuppone la fase giudiziaria in cui si trova il ragazzo. 

 

"Con la decisione di rinnovare di altri 15 giorni la detenzione preventiva di Patrick, dopo 48 ore di attesa dell'esito dell'udienza di domenica 17 gennaio, le autorità giudiziarie egiziane hanno mostrato ulteriormente il loro disprezzo per il rispetto e la dignità dei detenuti. 15 giorni vuol dire che arriveremo a ridosso dell'anniversario dall'arresto di Patrick. Questa è una detenzione che, ribadiamo, è illegale, arbitraria, infondata e immotivata". È stato il commento di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

 

Zaky è in carcere a Tora da quasi un anno con l'accusa di propaganda sovversiva su internet, che in base alle leggi locali potrebbe costargli fino a 25 anni di detenzione. La custodia cautelare in Egitto può invece durare un massimo di due anni.

 

L'incontro tra Zaky e la madre (22 dicembre)

Dopo l'ultimo rinvio di scarcerazione lo scorso 6 dicembre e l'appello di Amnesty International che, in merito a Zaky, parlava di "condizioni fisiche e mentali in via di deterioramento", la madre dello studente egiziano dell'Università di Bologna è finalmente riuscita a fargli visita presso il carcere di Tora lo scorso 19 dicembre. 

 

Ecco cosa ha riferito la donna dopo l'incontro, secondo quanto riportato sulla pagina facebook "Patrick libero":

 

"Le sue esatte parole sono state: 'Sono fisicamente e mentalmente esausto, non ne posso più di stare qui e mi deprimo ad ogni tappa importante dell'anno accademico mentre sono qui invece che con i miei amici a Bologna'. Parole che ci hanno lasciato in lacrime, dato che siamo incapaci di aiutare nostro figlio in questa situazione straziante". 

 

E ancora: "Inoltre, ci ha sconvolto sapere che è diventato talmente depresso da dire: 'Raramente esco dalla mia cella durante il giorno, perché non riesco a capire perché sono qui e non voglio affrontare la realtà per cui posso andare a camminare su e giù nel raggio di pochi metri, per poi essere rinchiuso di nuovo in una cella ancora più piccola'".

 

"Nostro figlio - continua il messaggio della famiglia - è una persona innocente e un brillante ricercatore, dovrebbe essere valorizzato, non rinchiuso in una cella. 10 mesi fa, Patrick stava lavorando al suo master e pensava di terminarlo per poi proseguire con il dottorato di ricerca. Ora come ora, il suo futuro è completamente incerto; non sappiamo quando sarà in grado di continuare gli studi, di lavorare e persino di tornare alla sua vita sociale, un tempo ricca. Chiediamo a ogni persona responsabile e a chi prende le decisioni di rilasciare immediatamente Patrick. Restituiteci nostro figlio e restituiteci tutte le nostre vite".

 

La lettera ai genitori e le preoccupazioni di Amnesty (12 dicembre)

Amensty International lancia un nuovo allarme sulle condizioni "fisiche e mentali di Patrick Zaky, che sembrano in via di deterioramento" dopo la lettera, datata 12 dicembre 2020, inviata ai genitori. 

 

"Che queste parole dolorose di Patrick giungano al Governo italiano che faccia veramente qualcosa di più, di meglio e di veloce di quanto ha fatto finora, per assicurare che Patrick possa tornare presto in libertà", ha denunciato Riccardo Noury di Amnesty. "L'ultima conferma di 45 giorni di detenzione evidentemente ha colpito moltissimo Patrick".

 

Ecco cosa ha scritto il giovane nella lettera: "Le recenti decisioni (altri 45 giorni nel carcere di Tora, ndr) sono deludenti come al solito, senza una ragione comprensibile. Ho ancora problemi alla schiena e ho bisogno di forti antidolorifici e di qualcosa per dormire meglio", "il mio stato mentale non è un granché".

 

"Continuo a pensare all'Università, all'anno che ho perso senza che nessuno ne abbia capito la ragione", si legge. E ancora: "Voglio mandare il mio amore ai miei compagni di classe e agli amici a Bologna. Mi mancano molto la mia casa lì, le strade e l'università. Speravo di trascorrere le feste con la mia famiglia ma questo non accadrà per la seconda volta a causa della mia detenzione". 

 

Per la dem Laura Boldrini "L'ultima lettera di Patrick è un pugno allo stomaco. Mentre la Francia assegna la Legion d'onore ad al-Sisi, in Egitto i diritti umani sono negati. Lo ripeto di nuovo: stop ai rapporti commerciali e alla vendita di armi a questo paese. Per Zaki e per Giulio Regeni".

 

Ancora una volta altri 45 giorni di carcere (7 dicembre 2020)

Dopo aver aspettato per giorni la sentenza che avrebbe dovuto sancire la sua scarcerazione (ne aveva fatto richiesta il suo avvocato nei giorni passati), ecco un'altra batosta per Patrick Zaky: il giudice del tribunale del Cairo ha stabilito che lo studente di Bologna dovrà stare in carcere almeno per altri 45 giorni, come successo già successo in passato. 

 

Lo stesso giudice, peraltro, ha ordinato anche il congelamento dei beni dei dirigenti di Egyptian initiative for human rights (Eipr), la Ong con cui collaborava Zaky, arrestati nelle settimane scorse e poi rilasciati in seguito alle pressioni internazionali.

 

La ragione che motiva la proroga del fermo sarebbe l'accertamento "doveroso" della natura dei dieci post su Facebook che sarebbero costati a Patrick l'accusa di diffusione di fake news con scopi terroristici e sovversivi, dopo che la difesa ne aveva contestato l'autenticità.

 

"Dopo ore di attesa questa decisione vergognosa e sconcertante di rinnovare di altri 45 giorni la detenzione di Patrick Zaky lascia senza fiato e sgomenti", ha commentato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia. "Patrick terminerà questo anno terribile nella prigione di Tora", ha aggiunto Noury, lanciando un appello: "È veramente il momento che ci sia un'azione internazionale guidata e promossa dall'Italia per salvare questo ragazzo, questa storia anche italiana, dall'orrore del carcere di Tora in Egitto".

 

 

In prigione ormai da quasi nove mesi (7 novembre 2020)

La nuova udienza convocata per discutere l’arresto di Patrick Zaky, studente egiziano dell’università di Bologna, è stata di nuovo rimandata, e il 28enne rimane detenuto nel carcere del Cairo, con accuse mai del tutto chiarite.

 

In Egitto, tuttavia, l’arresto preventivo può essere prolungato fino a due anni, scrive La Repubblica, al termine dei quali spesso vengono modificate le accuse per far ripartire il conto del biennio e lasciare le persone in carcere.

 

Dopo il primo periodo di detenzione a Mansoura, Zaky era stato spostato al Cairo, dove per molti mesi non aveva potuto vedere i parenti a causa delle norme anti-Covid. Solo a settembre sua mamma era riuscita a visitarlo, trovandolo dimagrito e provato, ma anche determinato a lottare per riprendersi la sua vita.

 

Di nuovo: altri 45 giorni di carcere (27 luglio)

La custodia cautelare di Patrick Zaky è stata prolungata di altri 45 giorni.

 

È quanto ha fatto sapere la sua legale al Cairo, Hoda Nasrallahda, precisando che la decisione è stata presa da una “corte d’Assise”.

 

Walid Hassan, un altro degli avvocati dello studente egiziano dell’Università di Bologna, ha sottolineato che il prolungamento era prevedibile dal momento che l’udienza di domenica 26 luglio è stata “eccezionale” ed è avvenuta senza che fosse presente l’intero collegio di difesa (il prolungamento di 45 giorni, peraltro, è dovuto al fatto che sono ormai stati usati tutti e dieci i possibili rinnovi della custodia cautelare da 15 giorni ordinati dalla sola Procura; per il rinnovo di un mese e mezzo serve invece l'autorizzazione di un giudice).

 

“Nessuno aveva particolare ottimismo, però il fatto che fosse accaduta una cosa imprevista faceva sperare in un esito diverso”, ha detto all'Ansa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. “Adesso disincrociamo le dita, tiriamoci su le maniche e torniamo a fare quello che abbiamo fatto negli ultimi cinque mesi e mezzo”: premere “sulle autorità egiziane e naturalmente su quelle italiane perché Patrick sia rilasciato” e continuare “a mobilitare la rete dedicando a Patrick iniziative reali e virtuali”.

 

“La cosa certa – ha proseguito Noury – è che nonostante sia agosto, e nonostante questi 45 giorni, Patrick non è dimenticato. Abbiamo una minuscola consolazione: che è vivo, integro, e sta abbastanza bene”.

 

Zaky è il prigione in Egitto da oltre cinque mesi (era il 6 febbraio 2020) dopo essere stato accusato di "diffusione di notizie false", "incitamento alla protesta" e "istigazione alla violenza e ai crimini terroristici".

 

Altri 45 giorni di carcere (14 luglio)

Finora la detenzione di Patrick Zaky nel carcere di Tora, in Egitto, era stata prolungata di 15 giorni in 15 giorni, ma questa volta arriva una mazzata per il giovane attivista e studente, condannato a trascorrere almeno altri 45 giorni dietro le sbarre. Zaky è accusato di "incitazione a proteste, tentativo di rovesciare il regime, uso dei social contro la sicurezza nazionale, propaganda terroristica e uso della violenza". Il portavoce di Amnesty international Italia ha definito il prolungamento della detenzione "uno schiaffo ai diritto umani".

 

L'appello di Patrick (18 marzo)

Patrick Zaky, ancora in carcere dal 6 febbraio, detenuto al Cairo, avrebbe lanciato un appello forte e chiaro: “Fatemi uscire il prima possibile da qui, voglio tornare all’università a studiare” (il ragazzo è iscritto a un master all’Alma Mater di Bologna). Lunedì 17 marzo doveva esserci un’udienza, l’ennesima, per decidere del suo futuro, ma è stata rinviata a causa del coronavirus, e Patrick, accusato di aver incitato alla sovversione del regime attraverso un account Facebook, è costretto a rimanere in prigione.

 

Altre due settimane in custodia cautelare (8 marzo)

Il 27enne ricercatore Patrick Zaky dovrà rimanere per altri 15 giorni almeno in custodia cautelare nel carcere di Tora, al Cairo, dov’è stato trasferito (da Mansura) “in una sezione per detenuti politici”, come confermato da uno dei suoi avvocati. Il giovane, iscritto a un master a Bologna e arrestato ormai un mese fa, è accusato di “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”, ma secondo la difesa l’account Facebook a cui si riferisce chi indaga è fake. Durante l’udienza per la conferma della custodia è stato permesso ai genitori di vedere il figlio.

 

Patrick trasferito al Cairo, nel carcere di Tora (6 marzo)

Patrick Zaky, lo studente egiziano arrestato lo scorso 8 febbraio al suo ritorno a casa dall’Italia, è stato trasferito nella prigione di Tora al Cairo, all’alba del 5 marzo. I familiari del ragazzo lo hanno scoperto andando a visitarlo, ma assieme ai legali non sono ancora riusciti a determinare a quale zona del famigerato carcere sia stato assegnato: se dovesse essere inserito nella sezione riservata ai detenuti politici, il suo caso passerebbe alla sicurezza nazionale.

 

Sicuramente ora il destino del ricercatore iscritto a un master sugli studi di genere all’università di Bologna non è più in mano alla procura di Mansura, dov’era detenuto prima. Sabato 7 marzo ci sarebbe dovuta essere l’udienza sul suo caso, ma quasi sicuramente sarà rimandata, forse a domenica, quando il giovane saprà se, dopo un mese di incubo, potrà tornare a essere libero.

 

Il giudice prolunga la custodia cautelare (aggiornamento 22 febbraio)

Patrick Zaky, il giovane attivista e studente egiziano, deve rimanere in carcere per almeno altre due settimane: lo ha deciso il giudice durante l’udienza al Palazzo di giustizia di Mansura. Il ragazzo, iscritto a un master all’università di Bologna e arrestato l’8 febbraio scorso, ha detto: “Sono innocente. Conosco la legge e se fossi stato a conoscenza di qualsiasi illegalità non sarei tornato. Non capisco perché sono stato arrestato. Sono cristiano e avrei anche potuto chiedere asilo in Italia, ma non ho voluto”.

 

Il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury, parlando all’Ansa ha definito la sentenza “una decisione crudele e non necessaria, perché non c’è alcuna possibilità di inquinare prove o di modificare il corso delle indagini” e ha annunciato “una lunga mobilitazione”.

 

La fiaccolata a Roma (aggiornamento 20 febbraio)

Centinaia di persone si sono ritrovate alle 18.30 di giovedì davanti al Pantheon in una fiaccolata che chiedeva la liberazione immediata di Patrick Zaky, rinchiuso in un carcere di Mansura ormai da quasi due settimane. I manifestanti hanno sostenuto la raccolta firme di Amnesty, guidati da quattro municipi romani a guida Pd. Sabato 22 febbraio Patrick tornerà davanti al giudice di Mansura, chiedendo nuovamente la liberazione.

 

“Zaky rappresenta la meglio gioventù egiziana, ricercatori, intellettuali, paradossalmente divenuti nemici dello stato – ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia -. Bisogna impedire che l'Egitto riconfermi la sua carcerazione preventiva per altri 15 giorni. La lezione degli ultimi 4 anni – ha aggiunto -, col caso Regeni, insegna che i buoni rapporti non pagano. L'Italia, così come l'Europa, deve fare pressione diplomatica”.

 

Patrick resta in carcere (aggiornamento 15 febbraio)

Il giudice ha deciso di respingere l’appello presentato dagli avvocati della ong Egyptian initiative for human rights, quella per cui lavora Patrick Zaky, che volevano la liberazione del ragazzo.

“Studio a Bologna per il mio master, non ho fatto nulla di male, voglio solo tornare a studiare” ha detto il giovane attivista nell’aula di Mansura, raccontando dell’arresto, della benda che gli copriva gli occhi.

Ma il ricorso non è stato accolto, e ora Zaky resterà in carcere almeno fino a sabato 22, quando il giovane tornerà in aula per l’udienza sulle accuse.

 

 

I genitori: "Interrogato per trenta ore, anche su Regeni" (aggiornamento 12 febbraio)

L’inviato del Corriere della Sera a Mansura, Francesco Battistini, ha intervistato i genitori di Patrick, che non vogliono invece parlare con i media egiziani: “Ce l’hanno fatto vedere domenica. Lo rivediamo giovedì. Solo dieci minuti in parlatorio, assieme agli altri detenuti, presente un agente di polizia – hanno raccontato, preoccupati per il destino del loro figlio -. Onestamente non sappiamo dire che cosa sia successo davvero: non ha potuto darci i dettagli di quel che gli hanno fatto. È bene che sia vivo, ma poi?”. Tutti interrogativi a cui nessuno riesce a dare risposta, per ora.

 

Se sulle tv governative accusano Zaky per le sue ricerche sul mondo omosessuale (un reato in Egitto), secondo i genitori, il giovane ricercatore “difende le sue libere opinioni, ma conosce bene i limiti. Chiaro, eravamo un po’ preoccupati del suo impegno civile, sapete come sono i giovani, hanno la loro mentalità. Però, quando vedevamo che amava quel che faceva, lo lasciavamo libero”. Mentre sui motivi dell’arresto, hanno detto al Corriere che “c’era una denuncia di settembre e lui non ne sapeva niente. L’hanno fermato per quello, per i post su Facebook”.

 

Soprattutto, la polizia egiziana ha tirato in ballo Giulio Regeni: “L’hanno interrogato illegalmente per trenta ore – hanno detto i genitori -. E poi, sì, gli hanno chiesto anche dei suoi legami con la famiglia di Giulio Regeni. Dal 2016, di quel ragazzo italiano si parla su tutti i social media e anche Patrick conosceva il caso, se n’era interessato”.

 

 

L'arresto

Patrick George Zaky, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni che da settembre frequenta a Bologna un master in Studi di genere, è stato arrestato nella notte tra il 6 e il 7 febbraio all’aeroporto del Cairo. Era tornato per la prima volta dall’estate scorsa in Egitto, per visitare la famiglia nella sua città natale, Mansoura, ma non è mai riuscito a raggiungere i suoi familiari.

 

L’Eipr (Egyptian initiative for personal rights), l’ong con cui collabora il giovane ricercatore egiziano, ha denunciato l’accaduto: “Patrick è stato picchiato, sottoposto a elettroshock, minacciato e interrogato in merito al suo lavoro e al suo attivismo. I legali ci hanno assicurato che sul corpo mostra segni visibili delle violenze”. Le accuse nei confronti del ragazzo sarebbero quelle di pubblicazione e diffusione di false notizie sul proprio profilo Facebook.

 

Mina Thabit, responsabile della ong Egyptian commission for rights and freedoms e amico di Patrick ha raccontato all’agenzia di stampa Dire che “Patrick è stato accusato di diffondere false notizie sui social media, spingere le persone a protestare contro le istituzioni, spingere le persone a sollevarsi contro le istituzioni e usare i social media in modo da danneggiare la sicurezza nazionale. Tutti reati che il regime impiega per mettere facilmente la gente in carcere. Ma non sono accuse fondate: Patrick è un ragazzo tranquillo, non ha mai fatto niente di male e non ha precedenti. È solo un attivista per i diritti”.

 

La vicenda del ragazzo è seguita con attenzione dalle organizzazioni internazionali e dall’Italia. Da Amnesty international, il portavoce Riccardo Noury ha detto di avere “la sensazione che si tratti dell'ennesima persecuzione verso un attivista politico: ce lo dice la storia di Zaky e la storia dell'Egitto sotto Al Sisi”, lodando poi chi in questi giorni ha fatto rumore sul caso di Patrick perché “è una deterrenza per chi pensa che nessuno nel mondo sappia cosa succede e che quindi crede di poterlo trattare come gli pare, come accaduto con Giulio (Regeni, ndr)”.

 

Anche dall’Italia e da Bologna si moltiplicano gli appelli, da quello del sindaco felsineo Virginio Merola a quello del presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. Duro il tweet di Erasmo Palazzotto, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Regeni: “Come si fa a considerare ancora l'Egitto un Paese sicuro? Il Governo italiano non può continuare a far finta di niente nelle relazioni con un Paese che continua a violare i diritti umani in questo modo”.

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