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La storia di Zaky, studente a Bologna, incarcerato in Egitto "Patrick libero" hanno chiesto i manifestanti a Roma il 20 febbraio - Credit: Stefano Ronchini / Ipa / Fotogramma
EGITTO 27 luglio 2020

La storia di Zaky, studente a Bologna, incarcerato in Egitto

di Gianluca Cedolin

Altri 45 giorni di carcere per il 28enne egiziano

Di nuovo: altri 45 giorni di carcere (27 luglio)

La custodia cautelare di Patrick Zaky è stata prolungata di altri 45 giorni.

 

È quanto ha fatto sapere la sua legale al Cairo, Hoda Nasrallahda, precisando che la decisione è stata presa da una “corte d’Assise”.

 

Walid Hassan, un altro degli avvocati dello studente egiziano dell’Università di Bologna, ha sottolineato che il prolungamento era prevedibile dal momento che l’udienza di domenica 26 luglio è stata “eccezionale” ed è avvenuta senza che fosse presente l’intero collegio di difesa (il prolungamento di 45 giorni, peraltro, è dovuto al fatto che sono ormai stati usati tutti e dieci i possibili rinnovi della custodia cautelare da 15 giorni ordinati dalla sola Procura; per il rinnovo di un mese e mezzo serve invece l'autorizzazione di un giudice).

 

“Nessuno aveva particolare ottimismo, però il fatto che fosse accaduta una cosa imprevista faceva sperare in un esito diverso”, ha detto all'Ansa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

“Adesso disincrociamo le dita, tiriamoci su le maniche e torniamo a fare quello che abbiamo fatto negli ultimi cinque mesi e mezzo”: premere “sulle autorità egiziane e naturalmente su quelle italiane perché Patrick sia rilasciato” e continuare “a mobilitare la rete dedicando a Patrick iniziative reali e virtuali”.

 

“La cosa certa – ha proseguito Noury – è che nonostante sia agosto, e nonostante questi 45 giorni, Patrick non è dimenticato. Abbiamo una minuscola consolazione: che è vivo, integro, e sta abbastanza bene”.

 

Zaky è il prigione in Egitto da oltre cinque mesi (era il 6 febbraio 2020) dopo essere stato accusato di "diffusione di notizie false", "incitamento alla protesta" e "istigazione alla violenza e ai crimini terroristici".

 

Altri 45 giorni di carcere (14 luglio)

Finora la detenzione di Patrick Zaky nel carcere di Tora, in Egitto, era stata prolungata di 15 giorni in 15 giorni, ma questa volta arriva una mazzata per il giovane attivista e studente, condannato a trascorrere almeno altri 45 giorni dietro le sbarre. Zaky è accusato di "incitazione a proteste, tentativo di rovesciare il regime, uso dei social contro la sicurezza nazionale, propaganda terroristica e uso della violenza". Il portavoce di Amnesty international Italia ha definito il prolungamento della detenzione "uno schiaffo ai diritto umani".

 

L'appello di Patrick (18 marzo)

Patrick Zaky, ancora in carcere dal 6 febbraio, detenuto al Cairo, avrebbe lanciato un appello forte e chiaro: “Fatemi uscire il prima possibile da qui, voglio tornare all’università a studiare” (il ragazzo è iscritto a un master all’Alma Mater di Bologna). Lunedì 17 marzo doveva esserci un’udienza, l’ennesima, per decidere del suo futuro, ma è stata rinviata a causa del coronavirus, e Patrick, accusato di aver incitato alla sovversione del regime attraverso un account Facebook, è costretto a rimanere in prigione.

 

Altre due settimane in custodia cautelare (8 marzo)

Il 27enne ricercatore Patrick Zaky dovrà rimanere per altri 15 giorni almeno in custodia cautelare nel carcere di Tora, al Cairo, dov’è stato trasferito (da Mansura) “in una sezione per detenuti politici”, come confermato da uno dei suoi avvocati. Il giovane, iscritto a un master a Bologna e arrestato ormai un mese fa, è accusato di “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”, ma secondo la difesa l’account Facebook a cui si riferisce chi indaga è fake. Durante l’udienza per la conferma della custodia è stato permesso ai genitori di vedere il figlio.

 

Patrick trasferito al Cairo, nel carcere di Tora (6 marzo)

Patrick Zaky, lo studente egiziano arrestato lo scorso 8 febbraio al suo ritorno a casa dall’Italia, è stato trasferito nella prigione di Tora al Cairo, all’alba del 5 marzo. I familiari del ragazzo lo hanno scoperto andando a visitarlo, ma assieme ai legali non sono ancora riusciti a determinare a quale zona del famigerato carcere sia stato assegnato: se dovesse essere inserito nella sezione riservata ai detenuti politici, il suo caso passerebbe alla sicurezza nazionale.

 

Sicuramente ora il destino del ricercatore iscritto a un master sugli studi di genere all’università di Bologna non è più in mano alla procura di Mansura, dov’era detenuto prima. Sabato 7 marzo ci sarebbe dovuta essere l’udienza sul suo caso, ma quasi sicuramente sarà rimandata, forse a domenica, quando il giovane saprà se, dopo un mese di incubo, potrà tornare a essere libero.

 

Il giudice prolunga la custodia cautelare (aggiornamento 22 febbraio)

Patrick Zaky, il giovane attivista e studente egiziano, deve rimanere in carcere per almeno altre due settimane: lo ha deciso il giudice durante l’udienza al Palazzo di giustizia di Mansura. Il ragazzo, iscritto a un master all’università di Bologna e arrestato l’8 febbraio scorso, ha detto: “Sono innocente. Conosco la legge e se fossi stato a conoscenza di qualsiasi illegalità non sarei tornato. Non capisco perché sono stato arrestato. Sono cristiano e avrei anche potuto chiedere asilo in Italia, ma non ho voluto”.

 

Il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury, parlando all’Ansa ha definito la sentenza “una decisione crudele e non necessaria, perché non c’è alcuna possibilità di inquinare prove o di modificare il corso delle indagini” e ha annunciato “una lunga mobilitazione”.

 

La fiaccolata a Roma (aggiornamento 20 febbraio)

Centinaia di persone si sono ritrovate alle 18.30 di giovedì davanti al Pantheon in una fiaccolata che chiedeva la liberazione immediata di Patrick Zaky, rinchiuso in un carcere di Mansura ormai da quasi due settimane. I manifestanti hanno sostenuto la raccolta firme di Amnesty, guidati da quattro municipi romani a guida Pd. Sabato 22 febbraio Patrick tornerà davanti al giudice di Mansura, chiedendo nuovamente la liberazione.

 

“Zaky rappresenta la meglio gioventù egiziana, ricercatori, intellettuali, paradossalmente divenuti nemici dello stato – ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia -. Bisogna impedire che l'Egitto riconfermi la sua carcerazione preventiva per altri 15 giorni. La lezione degli ultimi 4 anni – ha aggiunto -, col caso Regeni, insegna che i buoni rapporti non pagano. L'Italia, così come l'Europa, deve fare pressione diplomatica”.

 

Patrick resta in carcere (aggiornamento 15 febbraio)

Il giudice ha deciso di respingere l’appello presentato dagli avvocati della ong Egyptian initiative for human rights, quella per cui lavora Patrick Zaky, che volevano la liberazione del ragazzo.

“Studio a Bologna per il mio master, non ho fatto nulla di male, voglio solo tornare a studiare” ha detto il giovane attivista nell’aula di Mansura, raccontando dell’arresto, della benda che gli copriva gli occhi.

Ma il ricorso non è stato accolto, e ora Zaky resterà in carcere almeno fino a sabato 22, quando il giovane tornerà in aula per l’udienza sulle accuse.

 

 

I genitori: "Interrogato per trenta ore, anche su Regeni" (aggiornamento 12 febbraio)

L’inviato del Corriere della Sera a Mansura, Francesco Battistini, ha intervistato i genitori di Patrick, che non vogliono invece parlare con i media egiziani: “Ce l’hanno fatto vedere domenica. Lo rivediamo giovedì. Solo dieci minuti in parlatorio, assieme agli altri detenuti, presente un agente di polizia – hanno raccontato, preoccupati per il destino del loro figlio -. Onestamente non sappiamo dire che cosa sia successo davvero: non ha potuto darci i dettagli di quel che gli hanno fatto. È bene che sia vivo, ma poi?”. Tutti interrogativi a cui nessuno riesce a dare risposta, per ora.

 

Se sulle tv governative accusano Zaky per le sue ricerche sul mondo omosessuale (un reato in Egitto), secondo i genitori, il giovane ricercatore “difende le sue libere opinioni, ma conosce bene i limiti. Chiaro, eravamo un po’ preoccupati del suo impegno civile, sapete come sono i giovani, hanno la loro mentalità. Però, quando vedevamo che amava quel che faceva, lo lasciavamo libero”. Mentre sui motivi dell’arresto, hanno detto al Corriere che “c’era una denuncia di settembre e lui non ne sapeva niente. L’hanno fermato per quello, per i post su Facebook”.

 

Soprattutto, la polizia egiziana ha tirato in ballo Giulio Regeni: “L’hanno interrogato illegalmente per trenta ore – hanno detto i genitori -. E poi, sì, gli hanno chiesto anche dei suoi legami con la famiglia di Giulio Regeni. Dal 2016, di quel ragazzo italiano si parla su tutti i social media e anche Patrick conosceva il caso, se n’era interessato”.

 

 

L'arresto

Patrick George Zaky, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni che da settembre frequenta a Bologna un master in Studi di genere, è stato arrestato nella notte tra il 6 e il 7 febbraio all’aeroporto del Cairo. Era tornato per la prima volta dall’estate scorsa in Egitto, per visitare la famiglia nella sua città natale, Mansoura, ma non è mai riuscito a raggiungere i suoi familiari.

 

L’Eipr (Egyptian initiative for personal rights), l’ong con cui collabora il giovane ricercatore egiziano, ha denunciato l’accaduto: “Patrick è stato picchiato, sottoposto a elettroshock, minacciato e interrogato in merito al suo lavoro e al suo attivismo. I legali ci hanno assicurato che sul corpo mostra segni visibili delle violenze”. Le accuse nei confronti del ragazzo sarebbero quelle di pubblicazione e diffusione di false notizie sul proprio profilo Facebook.

 

Mina Thabit, responsabile della ong Egyptian commission for rights and freedoms e amico di Patrick ha raccontato all’agenzia di stampa Dire che “Patrick è stato accusato di diffondere false notizie sui social media, spingere le persone a protestare contro le istituzioni, spingere le persone a sollevarsi contro le istituzioni e usare i social media in modo da danneggiare la sicurezza nazionale. Tutti reati che il regime impiega per mettere facilmente la gente in carcere. Ma non sono accuse fondate: Patrick è un ragazzo tranquillo, non ha mai fatto niente di male e non ha precedenti. È solo un attivista per i diritti”.

 

La vicenda del ragazzo è seguita con attenzione dalle organizzazioni internazionali e dall’Italia. Da Amnesty international, il portavoce Riccardo Noury ha detto di avere “la sensazione che si tratti dell'ennesima persecuzione verso un attivista politico: ce lo dice la storia di Zaky e la storia dell'Egitto sotto Al Sisi”, lodando poi chi in questi giorni ha fatto rumore sul caso di Patrick perché “è una deterrenza per chi pensa che nessuno nel mondo sappia cosa succede e che quindi crede di poterlo trattare come gli pare, come accaduto con Giulio (Regeni, ndr)”.

 

Anche dall’Italia e da Bologna si moltiplicano gli appelli, da quello del sindaco felsineo Virginio Merola a quello del presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. Duro il tweet di Erasmo Palazzotto, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Regeni: “Come si fa a considerare ancora l'Egitto un Paese sicuro? Il Governo italiano non può continuare a far finta di niente nelle relazioni con un Paese che continua a violare i diritti umani in questo modo”.

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