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Perché aumenta la fame nel mondo Pandemia e cambiamento climatico stanno rendendo difficile le attività di lotta alla denutrizione - Credit: monthaye/Unsplash
indice della denutrizione 23 ottobre 2021

Perché aumenta la fame nel mondo

di Luigi Gavazzi

I dati preoccupanti del Global Hunger Index pubblicati in Italia da Cesvi

Facciamo dunque il il punto sulla denutrizione nel mondo.

Lo facciamo ragionando sui dati dell’Indice globale della Fame 2021 (Global Hunger Index – Ghi), curato per l’Italia dal Cesvi (cesvi.org) e realizzato da Welthungerhife e Concern Wordlwide, due organizzazioni umanitarie che, insieme a Cesvi, fanno parte del network europeo Alliance 2015.

 

Come spiega il comunicato del Cesvi, "l’analisi ha preso in considerazione 116 Paesi in cui è stato possibile calcolare il punteggio GHI sulla base dell’analisi di quattro indicatori: denutrizione, deperimento infantile, arresto della crescita infantile e mortalità dei bambini sotto i cinque anni."

 

Aumenta la denutrizione

Sintetizza il Cesvi che "dopo decenni di declino, la denutrizione sta drammaticamente aumentando. Africa subsahariana e Asia meridionale sono le regioni con i livelli di fame più alti del mondo. Nell’edizione di quest’anno un focus dedicato all’intersezione tra conflitti e fame".

 

La combinazione perversa di guerre, pandemia cambiamento climatico

È un effetto combinato e perverso di guerre, pandemia e cambiamento climatico che ha comportato l'arretramento dei progressi degli ultimi anni nella riduzione della fame nel mondo. Così l'obiettivo "Fame Zero" fissato dalle Nazioni Unite al 2030 sembra sempre più difficile:

– nel 2020 la percentuale di popolazione denutrita nel mondo è tornata a salire: sono 155 milioni le persone in stato di insicurezza alimentare acuta, 20 milioni in più rispetto al 2019;

– in 47 Paesi in particolare la fame resta eccezionalmente elevata con scarse possibilità di ridurla a livelli bassi entro la fine del decennio.

Africa subsahariana e Asia meridionale

Tra il 2006 e il 2012 l'indice mondiale della fame è sceso di 4,7 punti; Dal 2012 al 2021 è diminuito di soli 2,5 punti.

L'Africa subsahariana e l'Asia meridionale sono le regioni con i livelli di fame più alti al mondo, con punteggi rispettivamente di 27,1 e 26,1 (fame “grave”).

 

Spiega il Cesvi che Africa subsahariana "registra i tassi di denutrizione, arresto della crescita infantile e mortalità infantile più alti al mondo. Di grande preoccupazione è l’incremento del tasso di denutrizione, che è passato dal 19,6% del periodo 2014-2016 al 21,8% del periodo 2018-2020".

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D'altra parte, "un terzo dei bambini soffre ancora di arresto della crescita anche se i dati disponibili suggeriscono che la percentuale ha continuato a diminuire leggermente, passando dal 34,8% del 2015 al 32,4% del 2020. Forse ancora più preoccupante è che l’Africa è l’unica regione del mondo per la quale si prevede un aumento delle persone denutrite da qui al 2030, anno in cui si stima potrebbero essere alla pari con l’Asia. L'alto livello di fame in Asia meridionale invece deriva perlopiù dalla malnutrizione infantile".

Tra i Paesi con maggiori difficoltà, "la Somalia, registra un livello di fame 'estremamente allarmante' (50,8 punti), seguìto da nove Paesi con un livello 'allarmante' (Ciad, Madagascar, Repubblica Centroafricana, Repubblica Democratica del Congo e Yemen, Burundi, Comore, Siria e Sud Sudan). Infine per altri 37 Paesi la fame risulta 'grave'. È il caso di Afghanistan, Haiti, India, Pakistan, Sudan, Etiopia, Nigeria e Venezuela. Rispetto al 2012, la fame è aumentata in dieci Paesi, inclusi Repubblica del Congo, Sudafrica, Venezuela e Yemen.

 

Spezzare il circolo vizioso

Come ha commentato la presidente di Fondazione Cesvi, Gloria Zavatta, è urgente e necessario "spezzare il circolo vizioso con cui fame e conflitto si alimentano l’un l’altro Senza pace difficilmente potremo eliminare la fame nel mondo. Senza sicurezza alimentare non potrà esserci pace duratura." Ma è importante anche intervenire sulle conseguenze della pandemia del cambiamento climatico, dice Zavatta. "Senza perdere l’obiettivo sulle cause profonde, a cominciare da povertà, disuguaglianze e sistemi alimentari insostenibili".

 

[Articolo pubblicato la prima volta il 17 ottobre 2021 e rieditato il 23 ottobre]

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