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Come si misura il benessere di un paese - Credit: anikolleshi/Unsplash
società italiana 14 marzo 2021

Come si misura il benessere di un paese

di Luigi Gavazzi

Dalla salute all’istruzione, alla qualità dei servizi, Il Rapporto Bes (benessere equo e sostenibile) dell’Istat 

L’Istat ha presentato il 10 marzo l’ottavo Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes), con i dati aggiornati al 2020.

Si tratta di uno studio con gli indicatori (152)  per seguire e comprendere lo stato della società italiana e in particolare le sue trasformazioni.

Interessante, a proposito di trasformazioni, che questa edizioni del Bes abbia potuto analizzare alcune di quelle causate dalla pandemia di Covid-19.

Sostenibilità e diseguaglianze

Quello proposto dall’Istat è “un approccio multidimensionale per misurare il ‘Benessere equo e sostenibile’ con l’obiettivo di integrare le informazioni fornite dagli indicatori sulle attività economiche con le fondamentali dimensioni del benessere, corredate da misure relative alle diseguaglianze e alla sostenibilità”. 

 

 

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Spiega l’Istat:

L’integrazione dei nuovi indicatori è stata realizzata in coerenza con le linee fondamentali del programma Next Generation EU e risponde a esigenze conoscitive specifiche, tra cui l’arricchimento delle informazioni disponibili sugli aspetti sanitari, sulla digitalizzazione, sul capitale umano (sia dal lato della formazione, sia dal lato del lavoro) e sul cambiamento climatico.

“Il Rapporto offre una lettura del benessere nelle sue diverse dimensioni, basata sul nuovo set di indicatori, ponendo particolare attenzione alle differenze territoriali, di genere, età e titolo di studio. Viene anche presentata un’analisi dell’evoluzione degli indicatori negli ultimi dieci anni, trasversale ai vari domini in cui è articolato il benessere.” 

Gli indicatori sono inseriti in 12 domini:

Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Benessere soggettivo; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività; Qualità dei servizi. 

Di seguito le sintesi di alcuni aspetti dei domini, come riportati dall’Istat (L’intero rapporto è disponibile sul sito dell’Istituto di statistica).

 

Salute

–L’evoluzione positiva della speranza di vita alla nascita tra il 2010 e il 2019, pur con evidenti disuguaglianze geografiche e di genere, è stata duramente frenata dal Covid-19 che ha annullato, completamente nel Nord e parzialmente nelle altre aree del Paese, i guadagni in anni di vita attesi maturati nel decennio.

–Nel Nord la speranza di vita passa da 82,1 anni nel 2010 a 83,6 nel 2019, per scendere nuovamente a 82 anni nel 2020. Nel Centro passa da 81,9 nel 2010 a 83,1 anni nel 2020 e nel Mezzogiorno da 81,1 a 82,2 anni, con perdite meno consistenti nell’ultimo anno (rispettivamente -0,5 e -0,3 anni). È un arretramento non ancora concluso, e che richiederà tempo per essere pienamente recuperato.

–Nel 2018, il tasso standardizzato di mortalità evitabile è risultato pari a 16,8 per 10mila residenti, con valori più elevati tra gli uomini (22,3 per 10mila abitanti contro 11,8 delle donne). Nel tempo si è osservata una forte riduzione della mortalità evitabile (il tasso standardizzato era pari a 23,5 per 10mila nel 2005), soprattutto nella componente prevenibile (da 14,8 per 10mila nel 2005 a 10,4 nel 2018).

 

Istruzione

In Italia, nonostante i miglioramenti conseguiti nell’ultimo decennio, non si è ancora in grado di offrire a tutti i giovani le stesse opportunità per un’educazione adeguata. Il livello di istruzione e di competenze che i giovani riescono a raggiungere dipende ancora in larga misura dall’estrazione sociale, dal contesto socio-economico e dal territorio in cui si vive. La pandemia del 2020, con la conseguente chiusura degli istituti scolastici e universitari e lo spostamento verso la didattica a distanza, o integrata, ha acuito le disuguaglianze.

–Il divario con l’Europa sull’istruzione continua ad ampliarsi: nel secondo trimestre 2020 il 62,6% delle persone di 25-64 anni ha almeno il diploma superiore (54,8% nel 2010); tale quota è inferiore alla media europea di 16 punti percentuali. Tra i giovani di 30-34 anni il 27,9% ha un titolo universitario o terziario (19,8% nel 2010) contro il 42,1% della media Ue27.

–L’inserimento dei bambini di 0-2 anni nelle strutture per la primissima infanzia è cresciuto nel tempo, dal 15,4% nel triennio 2008-2010 al 28,2% nel 2018-2020, ma rimane un livello inferiore all’obiettivo europeo di almeno un bambino su tre fissato per il 2010.

–Nel secondo trimestre 2020 sale al 23,9% la quota di giovani di 15-29 anni che non studiano e non lavorano (NEET), dopo alcuni anni di diminuzioni (21,2% nel secondo trimestre 2019). Incide particolarmente la componente dovuta all’inattività, specie nelle regioni del Centro-nord, dove la ricerca di lavoro ha subito una brusca interruzione dovuta alla pandemia. In Italia l’aumento è stato più accentuato rispetto al resto d’Europa, accrescendo ulteriormente la distanza (+6 punti percentuali nel secondo trimestre del 2010, +10 punti nel 2020).

–Altrettanto alta è la quota di giovani che escono prematuramente dal sistema di istruzione e formazione dopo aver conseguito al più il titolo di scuola secondaria di primo grado (scuola media inferiore). Nel secondo trimestre 2020, in Italia, il percorso formativo si è interrotto molto presto per il 13,5% dei giovani tra 18 e 24 anni, valore in netto calo rispetto al 2010 ma pressoché stabile dal 2017.

–Nel 2020 il percorso scolastico dei ragazzi ha subito una delle più profonde e improvvise trasformazioni, passando da una didattica totalmente in presenza a una a distanza per gli ultimi mesi dell’anno scolastico 2019/20 e a una didattica mista (prevalentemente a distanza per i ragazzi delle scuole superiori di secondo grado) nei primi mesi dell’anno scolastico 2020/21. L’indagine Istat sull’integrazione degli alunni con disabilità nella scuola statale e non statale, cui hanno risposto nell’anno scolastico 2019/20, ha evidenziato come gli istituti si siano attrezzati in varie forme di didattica a distanza ma, nonostante gli sforzi di dirigenti, docenti e famiglie, l’8% dei bambini e ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado è rimasto escluso da una qualsiasi forma di didattica a distanza e non ha preso parte alle video-lezioni con il gruppo classe. Tale quota sale al 23% tra gli alunni con disabilità.

–La didattica a distanza si è scontrata con le difficoltà nelle competenze digitali della popolazione italiana, che presenta una delle situazioni peggiori in Europa. Nel 2019, tra gli individui di 16-74 anni soltanto il 22% ha dichiarato di avere competenze digitali elevate (contro il 31% nella Ue27). La maggioranza degli individui è in possesso di competenze basse (32%) o di base (19%) mentre il 3,4% ha competenze praticamente nulle e il

24% dichiara di non aver usato Internet negli ultimi tre mesi.

–Nel 2020 la possibilità di partecipare ad attività di apprendimento diverse dalla formazione scolastica e universitaria, è stata, anch’essa, bruscamente interrotta, soprattutto nei mesi di marzo, aprile e maggio, o parzialmente riconvertita in altre forme di fornitura. La partecipazione media per l’Italia è scesa al 7,2% degli individui. Il calo è particolarmente evidente al Nord (dal 10,5% del secondo trimestre 2019 al 7,9% dello stesso periodo nel 2020) e al Centro (dal 9,6% all’8,2%).

[…]

 

Ambiente

–Le conseguenze dei cambiamenti climatici e dell’aumento dell’effetto serra rappresentano uno dei problemi ambientali che preoccupano maggiormente le persone, in maniera diffusa e condivisa su tutto il territorio nazionale. Tale preoccupazione cresce in modo costante, dal 58,7% del 2014 fino a oltre il 70% negli ultimi due anni. La sensibilizzazione su questo argomento è alta presso i cittadini di tutte le età, giovani compresi. Differenze sensibili si associano invece al livello di istruzione. […]

 

Innovazione, ricerca e creatività

–La diffusione dell’ICT tra le famiglie e gli individui si è accresciuta significativamente nel 2020, portando al 69,2% la quota di utenti regolari di Internet (era 43,9% nel 2010). Restano però ancora indietro le donne (65,8%), i più anziani (44% per la classe di età 65-74; 12,9% per gli ultrasettantacinquenni) e chi vive nel Mezzogiorno, con uno scarto di 9 punti percentuali rispetto ai residenti nel Centro-nord (72,3%).

–Nel 2020 un terzo delle famiglie italiane non dispone di computer e accesso a Internet da casa. Le differenze sono molto accentuate guardando il titolo di studio: dal 7,2% delle famiglie in cui almeno un componente è laureato si passa al 68,3% di quelle in cui in cui il titolo più elevato è la licenza media. Non dispongono di  connessione a Internet e pc il 12,6% delle famiglie in cui è presente almeno un minore e il 70% delle famiglie composte da soli anziani. Aumenta lo svantaggio delle famiglie del Mezzogiorno: nel 2020 il gap rispetto alle famiglie del Nord è di 10 punti percentuali, 3 in più rispetto al 2010.

[…]

 

Qualità dei servizi

–Gli indicatori sulla qualità dei servizi sanitari, elementi utili per valutare gli strumenti idonei a recuperare i danni dell’epidemia il più velocemente possibile, mostrano una riduzione dei posti letto nei reparti a elevata intensità assistenziale tra il 2010 e il 2018 (da 3,51 per 10mila abitanti a 3,04) e una crescita costante del tasso di mobilità per motivi di cura dalle regioni meridionali e dal Centro tra il 2010 e il 2019 (da 9,2 a 10,9 ogni 100 dimissioni di residenti nel Mezzogiorno, da 7,4 a 9 nel Centro).

–Nel 2019 sono circa 241mila i medici (tra specialisti e di base) e i pediatri di libera scelta che svolgono la loro attività nel sistema sanitario italiano pubblico e privato. Con quattro medici ogni 1.000 residenti, il nostro Paese si colloca ai primi posti in Europa ma i medici sono mediamente più “anziani” rispetto ai colleghi di altri Paesi europei (un medico su due ha più di 55 anni). La situazione del personale infermieristico non è altrettanto favorevole, infatti l’Italia è agli ultimi posti in Europa per dotazione di infermieri, circa 6 ogni 1.000 residenti.

–Oltre un terzo dei medici di medicina generale (34%) supera la soglia dei 1.500 assistiti nel 2018, quota più che raddoppiata rispetto al 2005, quando era il 15,9%. Tale aumento, significativo nel corso degli anni su tutto il territorio nazionale, è stato più consistente al Nord (dal 17,9% nel 2005 al 46,9% nel 2018), meno nel Mezzogiorno (21,3% nel 2018 dal 16,3% nel 2005).

–Nel 2020, un cittadino su 10 ha dichiarato di aver rinunciato, negli ultimi 12 mesi, a prestazioni sanitarie per difficoltà di accesso, pur avendone bisogno. Il forte aumento (6,3% nel 2019) è certamente straordinario: oltre il 50% di chi rinuncia riferisce infatti motivazioni legate alla pandemia da Covid-19.

–Costanti progressi si rilevano nella copertura della rete Internet. Nel 2019, il 30% delle famiglie ha avuto accesso a reti di nuova generazione ad altissima capacità (+6,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente).

Tuttavia, permangono differenze molto ampie sul territorio con regioni - come Lazio, Liguria e Campania - dove la quota di famiglie servite da connessione a banda ultralarga (FTTH) è superiore al 40%, e territori che non raggiungono nemmeno il 10% come le Marche, il Molise e la provincia autonoma di Trento.

–La quota di persone di 14 anni e più che utilizzano assiduamente i mezzi pubblici, stabile da oltre 10 anni, nel 2020 scende al 12,6% dal 15,1% nel 2019, a causa delle limitazioni agli spostamenti imposte dal governo nel periodo del lockdown che hanno modificato le abitudini e i comportamenti dei cittadini.

–Ancora non è stato raggiunto l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata dei rifiuti, nonostante l’aumento considerevole negli ultimi dieci anni su tutto il territorio nazionale: dal 12,2% del 2011 al 51,9% del 2019.

Nell’ultimo anno, dopo una lunga evoluzione positiva, si è registrata una battuta di arresto nel Mezzogiorno, che rimane poco sopra il 30% e amplia il divario rispetto al Nord.

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