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Cosa rischiamo se lo stop ai licenziamenti non viene prorogato - Credit: Pixabay
COVID-19 17 febbraio 2021

Cosa rischiamo se lo stop ai licenziamenti non viene prorogato

di Michela Cannovale

Il problema vero sarà soprattutto nel settore dei servizi, del turismo e della ristorazione

Il 31 marzo scade il blocco ai licenziamenti, in vigore dal 17 marzo 2020, imposto dal governo Conte per arginare gli effetti della pandemia sull’occupazione (e prorogato dallo stesso governo già per tre volte nel corso dell’anno appena passato).

 

Se il blocco non venisse prorogato dal nuovo esecutivo Draghi, lo scenario più possibile, dicono molti analisti, è quello di “un milione di posti di lavoro persi” – ma è solo una stima, visto che è difficile quantificare realmente le variabili in gioco in questo momento storico.

 

Secondo una nota della Banca d'Italia, senza il blocco alla risoluzione dei contratti, il Covid-19 avrebbe potuto causare 200.000 licenziamenti in più rispetto ai 500.000 legati a motivi economici che già, con tutta probabilità, si sarebbero verificati nel 2020 (in linea con l'anno precedente).

 

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Come ha spiegato all’AGI Francesco Seghezzi, presidente della Fondazione Adapt, “è impossibile fare una stima dei posti di lavoro che salterebbero in caso di mancata proroga al blocco dei licenziamenti.

Il problema è che da un lato non sappiamo quante imprese decideranno di andare avanti con la cassa integrazione per non perdere le competenze costruite in questi anni e quante sono queste persone che le aziende considerano fondamentali e che non vogliono perdere”.

 

“Dall’altro lato – ha continuato Seghezzi – non sappiamo quante sono le aziende piccole che hanno completamente bruciato le loro offerte di mercato e che non possono fare altro che chiudere, anche se secondo me non sono tantissime perché oggi sarebbero già fallite probabilmente. Mettendo insieme questi due temi capiamo che la cosa è davvero troppo vasta”.

 

E ancora: “Posso dire con certezza che quando lo sblocco dei licenziamenti arriverà, il problema vero sarà soprattutto nei servizi, nel turismo e nella ristorazione. In quei posti, cioè, che hanno già esaurito tutti i contratti a termine e non li hanno rinnovati”.

 

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Un nodo per il governo Draghi

Quello del lavoro, insomma, vista anche la scadenza ravvicinata del blocco, è il primo nodo che il governo Draghi dovrà affrontare. I sindacati si aspettano che il premier incaricato proroghi lo stop dei licenziamenti e la cassa integrazione (Cig-Covid) almeno fino all’estate. Opzione, questa, a cui l’esecutivo sta già lavorando.

 

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I numeri dell’occupazione del 2020

Secondo l’indagine Istat di novembre 2020, le aziende più in crisi a causa della pandemia in Italia sono quasi 292.000 e, attualmente, danno lavoro a circa 1,9 milioni di addetti.

 

Nel suo Rapporto annuale, il Cnel (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro) nota invce che, in seguito al lockdown, 12 milioni di lavoratori tra dipendenti e autonomi hanno visto la loro attività ridursi o sospendersi del tutto e hanno ricevuto varie prestazioni di sostegno al reddito.

 

A questi si aggiungono, come ricorda Sky TG24, 733.611 beneficiari dell’assegno ordinario a carico del fondo bilaterale per l’artigianato, 408.608 beneficiari dell'assegno ordinario a carico del fondo bilaterale per i lavoratori in somministrazione, oltre a 4.352.000 lavoratori inclusi nel sistema speciale di protezione sociale con i decreti-legge contenenti norme di contrasto agli effetti dell’emergenza. E poi 3.259.000 autonomi, professionisti e collaboratori, 250.000 stagionali, 554.000 lavoratori agricoli, 41.000 lavoratori dello spettacolo, 31.000 lavoratori intermittenti, 5.000 lavoratori autonomi occasionali e venditori a domicilio, 212.000 lavoratori domestici.

 

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