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Buoni pasto: qual è il problema con i supermercati

- Credit: ENRICO BRANDI / Fotogramma

ITALIA24 maggio 2022

Buoni pasto: qual è il problema con i supermercati

di Michela Cannovale

Potrebbero non essere più accettati. Per le associazioni di categoria sono una "tassa occulta"

I buoni pasto potrebbero non essere più utlizzabili al supermercato o al ristorante. È l'ipotesi avanzata da sei associazioni in rappresentanza di ristorazione e distribuzione commerciale (ANCD Conad, ANCC Coop, FIEPeT Confesercenti, Federdistribuzione, FIDA e Fipe Confcommercio) secondo cui i cosiddetti "ticket restaurant" non sono altro che una "tassa occulta". Ecco perché, senza una riforma del loro sistema di erogazione, hanno annunciato che potrebbero non essere più accettati. 

 

"Una volta scalati gli oneri di gestione e quelli finanziari, si registra un deprezzamento del 30%: ogni 10mila euro di buoni incassati, gli esercizi convenzionati perdono circa 3mila euro", è la lamentela delle associazioni di categoria, che hanno quindi chiesto di "accendere un riflettore sulla degenerazione del sistema dei buoni pasto".

 

La revisione del sistema dei ticket, come proposto dalle sei associazioni, potrebbe avvenire attraverso una nuova gara Consip (società per azioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze la cui missione è rendere più efficiente e trasparente l'utilizzo delle risorse pubbliche) che riduca i ribassi sul prezzo richiesti alle società emettitrici dei buoni. Nel corso delle ultime gare Consip, nel 2018 e nel 2020, gli esercenti si sono infatti trovati a pagare "commissioni medie del 19,8% (BP8) e del 17,80% (BP9)", con un meccanismo che ha di fatto scaricato "il risparmio della pubblica amministrazione sui pubblici esercizi e sulla distribuzione commerciale", hanno denunciato le associazioni.

 

Le richieste delle associazioni di categoria

Oltre a nuovi criteri di gara, nel manifesto dei presidenti delle sei sigle si chiede:

 

- una "riforma complessiva del sistema, seguendo l'impianto in vigore in altre Paesi, per assicurare il rispetto del valore nominale del ticket ed eliminare le gravose commissioni pagate dagli esercizi presso i quali i buoni pasto vengono utilizzati". In poche parole: "Un buono da 8 euro deve valere 8 euro anche per l'esercente";

 

- "la definizione di tempi certi di rimborso da parte delle società emettitrici";

 

- "applicare una scontistica in favore di chi paga con denaro o carte, in modo da limitare lo strapotere delle grandi imprese dei buoni pasto".

 

La valenza sociale dei buoni pasto e il rischio che vengano rifiutati

Anche se Assoutenti ha già avvertito che, in caso la Grande distribuzione rifiuti di accettare i buoni pasto "partirà una campagna di boicottaggio contro le catene commerciali invitando gli italiani a non fare la spesa presso i punti vendita delle società coinvolte", le associazioni hanno in realtà affermato di riconoscere la valenza sociale dei ticket.

 

Come ha detto ad esempio il segretario generale ANCD Conad Alessandro Beretta, si tratta infatti del "più antico strumento di welfare, anche uno strumento molto diffuso". Il problema è che "il welfare però lo paga solo qualcuno, lo Stato ha deciso di non pagarlo, e lo deve pagare qualcun altro. Noi non siamo disposti a pagarlo per tutti".

 

Quanti sono i beneficiari dei buoni pasto in Italia

Come nota Sky TG24, il giro d’affari dei buoni pasto nel 2019 è stato di 3,2 miliardi di euro per 500 milioni di buoni emessi all'anno. Ne hanno beneficiato 3 milioni di lavoratori, di cui 2 milioni del settore privato e un milione di quello pubblico. In totale, ogni giorno, si stima che vengano utilizzati 13 milioni di ticket nella rete di bar, ristoranti, supermercati e altri esercizi convenzionati.