Questo Sito utilizza cookie di profilazione, propri e di altri siti, per migliorare l’esperienza di navigazione e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o alcuni cookie clicca qui. Se accedi ad un qualunque elemento sottostante o chiudi questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.

  • News
    • Tutto
    • Italia
    • Esteri
    • Gossip e Celebrità
    • Tecnologia
  • Intrattenimento
    • Tutto
    • Cinema
    • Musica
    • TV
    • Videogames
  • People
    • Tutto
    • Gossip e Celebrità
    • Social e Influencer
  • Donna
    • Tutto
    • Moda
    • Mamme e Bambini
    • Salute
  • Sport
    • Tutto
    • Calcio
    • Classifica Serie A TIM
    • Classifica Marcatori Serie A TIM
    • Risultati Serie A TIM
    • Altri Sport
  • Lifestyle
    • Tutto
    • Costume e Società
    • Arredamento
    • Ricette
    • Green
  • Tempo Libero
    • Tutto
    • Viaggi
    • Hobby
    • Come fare
  • Video
    • Tutto
    • Arredamento
    • Come fare
    • Costume e società
    • Divertenti
    • Green
    • Hobby
    • Ricette
    • Sport
    • Tecnologia
    • Top Video
    • Viaggi
    • Risorgimento Digitale
  • Servizi
    • Tutto
    • Oroscopo
    • Meteo
    • Mobile Ticketing
  • Personalizza il tuo TIMgate>> Personalizza il tuo TIMgate >>
menu
Oggi 28 luglio 2021 - Aggiornato alle 01:00
Live
  • 00:52 | Perché è importante il pre-vertice sui sistemi alimentari di Roma
  • 17:16 | Il nuovo progetto della Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia
  • 17:15 | Covid, i dati del 27 luglio: aumentano contagi e ricoveri
  • 17:04 | L’esplosione a Leverkusen, in Germania
  • 16:32 | La medaglia di bronzo della spada femminile a squadre
  • 14:35 | Camila Giorgi non si ferma più: è ai quarti di finale!
  • 14:14 | Covid, così aumenta il rischio per i non vaccinati
  • 13:55 | In che senso le due Coree hanno ripreso a parlarsi
  • 13:41 | Scuola, l'obbligo vaccinale è sempre più verosimile
  • 13:04 | Ancora un successo per le azzurre del volley
  • 11:49 | Lazio, c’è l’autocandidatura di Shaqiri
  • 11:30 | La concorrenza nei servizi pubblici: ancora una riforma del governo Draghi
  • 11:13 | Caos Tunisia, il presidente Saied: 'Questo non è colpo di Stato'
  • 10:15 | Pallanuoto, grande rimonta del Settebello con la Grecia
  • 10:09 | Pellegrini nella storia: quinta finale olimpica come Phelps
  • 10:03 | Naomi Osaka perde a sorpresa, eliminata dalle Olimpiadi
  • 01:00 | I vaccini obbligatori per i docenti e le altre notizie sulle prime pagine
  • 22:10 | Aperta la Bourse de Commerce - Collection François Pinault a Parigi
  • 20:02 | Tunisia, il Parlamento: le decisioni del presidente sono 'nulle'
  • 18:43 | Scherma: chi è Daniele Garozzo, medaglia d’argento nel fioretto
Stefano Cucchi Stefano Cucchi - Credit: Camilla Morandi / IPA / Fotogramma
ITALIA 14 novembre 2019

Stefano Cucchi: la storia del caso dal 2009 a oggi

di Michela Cannovale

Tutto quel che c'è da sapere sulla vicenda 

 

Chi era Stefano Cucchi

Stefano Cucchi nasce a Roma l’1 ottobre 1978.

Cresce nel quartiere di Torpignattara, dove segue le orme del padre diventando geometra e lavorando con lui nel suo studio.

La sera del 15 ottobre 2009, a 31 anni, viene fermato e arrestato dai carabinieri Francesco Tedesco, Gabriele Aristodemo, Raffaele D'Alessandro, Alessio Di Bernardo e Gaetano Bazzicalupo, che lo vedono cedere a un altro uomo, Emanuele Mancini, una bustina trasparente (che poi si scopre contenere hashish) in cambio del corrispettivo di 20 €. I carabinieri lo perquisiscono e gli trovano addosso altre bustine contenenti stupefacenti e dei farmaci contro l’epilessia, malattia di cui Cucchi soffre.

Viene trasferito prima nella caserma Appia e poi in quella di Tor Sapienza, in attesa dell’udienza indetta per la mattina dopo per la conferma del fermo in carcere.

La notte dell’arresto, intorno alle 4 del mattino, dalla caserma di Tor Sapienza viene chiamata un’ambulanza. Il personale sanitario confermerà in seguito che Cucchi, dalla cella, lamenta freddo e dolori, ma rifiuta di farsi visitare e si copre il viso (su cui un infermiere riesce a scorgere “degli arrossamenti” intorno agli occhi “a mo’ di eritema”).

L’indomani, al processo per direttissima presso il tribunale di piazzale Clodio, sono presenti, fra gli altri, il padre di Stefano, Giovanni e un avvocato d’ufficio. Non compare, invece, il legale di fiducia della famiglia Cucchi, in quanto non avvertito dai carabinieri. Durante l’udienza, Stefano, che mostra peraltro evidenti problemi di deambulazione, si scusa con la Corte perché non riesce a parlare “tanto bene”. Non riferisce nulla, nemmeno al padre, rispetto a quanto accaduto in caserma.

Il giudice conferma, comunque, la custodia cautelare al carcere di Regina Coeli, fissando una nuova udienza per il mese successivo.

All’ingresso a Regina Coeli, viene visitato dai medici, che riportano in una nota:

“Alla visita 'nuovi giunti' il detenuto riferisce “caduta accidentale ieri dalle scale”. Presente ecchimosi sacrale coccigea, tumefazione del volto bilaterale periorbitaria, algia della deambulazione arti inferiori. (...) Diagnosi: lesioni ecchimotiche di natura da determinare. Indicazioni della sede del ricovero: Pronto soccorso ospedale Fatebenefratelli”.

 

Al Fatebenefratelli, tuttavia, mancano posti per la degenza e Cucchi viene trasferito nel reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini. Qui le sue condizioni fisiche peggiorano drasticamente: si rifiuta di bere e mangiare, oltre che di assumere le medicine, e il suo peso corporeo passa in sei giorni da 52 a 37 kg.

 

Durante i giorni del ricovero, i genitori e la sorella di Stefano tentano a più riprese di avere notizie del ragazzo, ma viene negato loro l’accesso all’ospedale. Sanno qualcosa solo il giorno della sua morte, quando un ufficiale giudiziario si reca presso la loro abitazione per notificare l'autorizzazione all'autopsia.

 

Come è morto

Stefano muore a sei giorni di distanza dal suo arresto, nella notte del 22 ottobre. Gli infermieri si rendono conto del decesso solo alle 6:15 del mattino. Sul certificato di morte scrivono: “Deceduto per presunta morte naturale”.

 

Tra le cause del decesso, vengono avanzate inizialmente le seguenti ipotesi: anoressia, abuso di sostanze stupefacenti, pregresse condizioni fisiche, rifiuto di cure.

 

Ma quando la famiglia di Cucchi pubblica le foto dell'autopsia a Stefano, risulta evidente che il ragazzo abbia subito dei traumi fisici, fra cui: il volto tumefatto, la mascella fratturata, varie lesioni e le ecchimosi alle gambe, un’emorragia alla vescica, due fratture alla colonna vertebrale, oltre alla palese perdita di peso.

 

Viene aperta un’inchiesta sulla sua morte e, il 13 dicembre 2012, durante il processo di primo grado, viene stabilito che Stefano è morto a causa delle mancate cure mediche e per grave carenza di cibo e liquidi. In merito alle lesioni riscontrate post-mortem sul corpo del ragazzo, viene affermato che potrebbero essere causate da un pestaggio oppure da una caduta accidentale, ma che “non vi sono elementi che facciano propendere per l'una piuttosto che per l'altra dinamica lesiva”.

 

I processi e gli indagati del caso Cucchi

Nell'ottobre 2014, il giudice assolve “per mancanza di prove” i carabinieri che avevano arrestato Stefano cinque anni prima. Il muro di silenzio da parte delle autorità rende per anni impossibile determinare chi sia il responsabile della morte del ragazzo.

 

Ma nel dicembre 2015, la Corte suprema di Roma riapre il caso su espressa richiesta dei familiari.

 

La svolta arriva nell'ottobre 2018, quando l’agente dei carabinieri Giovanni Tedesco decide di collaborare con i pubblici ministeri, confessando i dettagli del pestaggio di Stefano Cucchi da parte di alcuni membri dell'Arma. 

 

Il muro di silenzio, finalmente, crolla. Nel corso di tre interrogatori, Tedesco accusa i suoi colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro di aver pestato a sangue il geometra romano.

 

Questa la ricostruzione dei fatti di Tedesco:

“Mentre uscivano dalla sala, Di Bernardo si voltò e colpì Cucchi con uno schiaffo violento in pieno volto. Poi lo spinse e D’Alessandro diede a Cucchi un forte calcio con la punta del piede all’altezza dell’ano. Nel frattempo io mi ero alzato dal banco dove ero seduto e ho detto: ‘Basta, finitela, che cazzo fate, non vi permettete’. Ma Di Bernardo proseguì nell’azione spingendo con violenza Cucchi e provocando una caduta in terra sul bacino. Quindi Stefano sbatté anche la testa. Mentre era in terra D’Alessandro gli diede un calcio un faccia, stava per dargliene un altro ma io lo spinsi via. Aiutai Stefano a rialzarsi, gli dissi come stava lui mi rispose ‘Sono un pugile, sto bene’, ma lo vedevo intontito

 

- LEGGI ANCHE: Cucchi, il carabiniere Tedesco: così Stefano è stato picchiato

 

Il 24 ottobre 2018, il pm Giovanni Musarò deposita gli atti durante l’udienza sul caso Cucchi. Dagli atti risulta che, cinque giorni dopo l’arresto di Stefano, l’allora comandante della caserma Vittorio Tomasone avrebbe convocato una riunione con i carabinieri coinvolti nel decesso del giovane

 

- LEGGI ANCHE: Caso Cucchi, il carabiniere Tedesco stringe la mano alla sorella della vittima

 

Secondo la testimonianza di Tedesco, a tale riunione avrebbero partecipato: 

il comandate del Gruppo Roma, Alessandro Casarsa, il comandate della compagnia Montesacro, Luciano Soligo, il comandante di Casilina maggiore Unali, il maresciallo Mandolini e tre-quattro carabinieri della stazione Appia. Da una parte c'erano il generale Tomasone e il colonello Casarsa, mentre gli altri erano tutti dall'altra parte. Ognuno a turno si alzava in piedi e parlava spiegando il ruolo che avevano avuto nella vicenda Cucchi. Ricordo che uno dei carabinieri di Appia, che aveva partecipato all'arresto, aveva un eloquio poco fluido, non era molto chiaro. Un paio di volte intervenne il maresciallo Mandolini per integrare cosa stava dicendo e per spiegare meglio, come se fosse un interprete. Ad un certo punto Tomasone zittì Mandolini dicendogli che il carabiniere doveva esprimersi con le sue parole perché se non fosse stato in grado di spiegarsi con un superiore certamente non si sarebbe spiegato con un magistrato”.

 

Il 14 aprile 2019 il pm Musarò chiede il rinvio a giudizio di otto militari dell'Arma: Alessandro Casarsa, Francesco Cavallo, Luciano Soligo, Massimiliano Colombo Labriola e Francesco Di Sano per falso ideologico; Lorenzo Sabatino e Tiziano Testarmata per omessa denuncia e favoreggiamento, e infine Luca De Cianni per falso ideologico e calunnia.

 

Il 16 luglio il giudice del Tribunale di Roma accoglie le richieste e dispone il rinvio a giudizio di tutti gli imputati.

 

Il 3 ottobre, nella requisitoria del processo per morte di Cucchi, Musarò dichiara: "Stefano non era un tossicodipendente, ci sono prove documentali e testimonianze sul punto. Si allenava da pugile e faceva attenzione all'alimentazione per stare nel peso della sua categoria di combattimento. Le falsità sono state artefatte in una stazione dei carabinieri, ed è di una gravità inaudita". Per questo motivo, il pm chiede 18 anni di carcere per Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro.



Il 14 novembre 2019 i giudici della Corte d'Assise di Roma riconoscono l'accusa di omicidio preterintenzionale in relazione al processo per la morte di Stefano Cucchi, per cui sono sotto accusa 5 carabinieri: i militari Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro vengono condannati ad una pena di 12 anni (il pm Giovanni Musarò ne aveva chiesti 18). Il superteste del processo, e carabiniere sotto processo, Francesco Tedesco, viene condannato a 2 anni e 6 mesi per falso, ma viene assolto dall'accusa di omicidio preterintenzionale. Il maresciallo dei carabinieri Roberto Mandolini prende 3 anni e 8 mesi, mentre cade l'accusa nei confronti del carabiniere Vincenzo Nicolardi.

 

Quattro prescrizioni e un'assoluzione, invece, per i medici dell'ospedale Pertini.

 

- LEGGI ANCHE: Droga, chiesto il processo per il teste chiave del caso Cucchi

- LEGGI ANCHE: Caso Cucchi, il teste chiave Casamassima: “Mi hanno punito”

 

La sorella Ilaria Cucchi

È Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, a farsi portavoce per dieci anni della battaglia legale per scoprire la verità sulla morte del fratello.



Classe 1974, è avvocato penalista. In occasione delle numerose interviste che le vengono fatte, non manca di dichiarare varie volte che sostiene che Stefano sia “morto tra sofferenze disumane quando era in mano dello Stato e, soprattutto, per mano dello Stato”.
 

- LEGGI ANCHE: Cucchi, carabinieri e Difesa chiedono di costituirsi parte civile

- LEGGI ANCHE: La lettera del comandante Nistri a Ilaria Cucchi

 

Nel 2013 fa il suo debutto in politica nella lista laziale di Antonio Ingroia “Rivoluzione Civile”, senza però ottenere voti. Nel 2016 annuncia la sua candidatura in Campidoglio, ma nuovamente senza riscuotere successo.



- LEGGI ANCHE: "Sulla mia pelle", il film su Stefano Cucchi applaudito a Venezia

I più visti

Leggi tutto su News