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Andare a correre al tempo del coronavirus? Meglio di no

- Credit: Fotorech / Pixabay

IL DIBATTITO20 marzo 2020

Andare a correre al tempo del coronavirus? Meglio di no

di Gianluca Cedolin

L’Emilia-Romagna prima regione a vietarlo con un’ordinanza

Il tema delle corsette all’aperto continua a dividere l’Italia: in Emilia-Romagna, intanto, il governatore Bonaccini ha vietato il jogging, le passeggiate e i giri in bicicletta, una decisione che potrebbero seguire altre regioni, a cominciare dalla Lombardia, dove la situazione coronavirus continua a peggiorare: “Sono pronto ad accompagnare chi dice di non poter rinunciare a fare jogging in uno dei nostri reparti di terapia intensiva, e tutto gli sarà più chiaro – ha detto Bonaccini al Corriere della Sera -, ci sono donne e uomini sottoposti a cure pesanti, diversi purtroppo muoiono”.

 

Nel dibattito c’è chi ritiene il divieto di una corsetta all’aperto una privazione della libertà personale (oltre che un danno alla salute psico-fisica delle persone) e chi, invece, reputa il jogging un’altra occasione di contagio, capace di mettere in pericolo chi corre e chi passa vicino. Per ora, sul ministero dell’Interno si legge “l’attività motoria all’aperto è consentita purché non in gruppo. Sono sempre vietati gli assembramenti”, quindi il running solitario è ammesso. Ma basta che due persone si fermino vicine in un parco a fare un po’ di stretching, e le misure di sicurezza iniziano a venire meno.

 

Intervistato sempre dal Corriere, Francesco Casasco, presidente della Federazione europea medici dello sport, bresciano, si dice “d’accordissimo con chi sostiene la linea di estremo rigore. La corsetta è comunque un modo di esporre noi stessi e la comunità al rischio di contagio” e suggerisce “l’attività fisica dentro casa, seguendo chat e programmi web che propongono schemi di allenamento per ogni livello”.

 

 

n sostanza, quindi, nonostante una corsetta in solitaria in un luogo poco affollato teoricamente non dovrebbe causare problemi, subentra il fatto che “se tutti si mettono a correre” i problemi arrivano eccome. E quindi, per sottostare alle prescrizioni della comunità scientifica (evitare il più possibile i contatti e le uscite di casa), sarebbe meglio limitare le corse all’aperto, e preferire l’attività in casa. Anche perché, in un momento in cui in molti si dedicano alla caccia di un colpevole, i runner sembra siano diventati i nuovi untori. Meglio restare a casa e uscire solo quando è necessario, come ha di fatto stabilito l’Emilia-Romagna: per correre ci sarà tempo, quando passerà l’emergenza.