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Covid, chi rischia di più danni a gusto e olfatto

- Credit: Pixabay

CORONAVIRUS09 agosto 2022

Covid, chi rischia di più danni a gusto e olfatto

di Michela Cannovale

Sono soprattutto donne, malati gravi e chi soffre di congestione nasale. Lo studio

Secondo uno studio coordinato dalla National University of Singapore e pubblicato sul British Medical Journal, ammontano ad almeno 27 milioni le persone che, nel mondo, hanno sviluppato problemi persistenti all'olfatto e al gusto a causa del Covid-19. Una parte di loro, inoltre, potrebbe non recuperare al 100% i due sensi anche a distanza di tempo dalla guarigione. 

 

Gli autori della ricerca hanno analizzato congiuntamente 18 ricerche pre-esistenti che a loro volta avevano preso ad oggetto 3700 pazienti.I risultati hanno permesso di scoprire che, quando il Covid colpisce entrambi sia gusto sia olfatto, l'alterazione dei due sensi si prolunga e diventa persistente nel 5,6% delle persone nel caso dei problemi all'olfatto e nel 4,4% per problemi al gusto. Ecco perché, se si considera che circa 550 milioni di persone nel mondo hanno avuto il Covid e che la metà di questi ha avuto problemi ai due sensi, ciò 'si traduce rispettivamente in oltre 15 e 12 milioni di pazienti con disfunzioni dell'olfatto e del gusto'.

 

Inoltre, sebbene questi disturbi si risolvano col tempo nella maggior parte dei guariti, secondo i ricercatori il 4% dei pazienti non ha recuperato l'olfatto e il 2% non ha recuperato il gusto anche a 180 giorni dalla guarigione. A rischiare maggiormente il recupero non completo sono soprattutto questi soggetti: le donne, i pazienti in cui i disturbi sono fin dall'inizio più severi e quelli che soffrono abitualmente di congestione nasale.

 

'I sistemi sanitari dovrebbero essere pronti a fornire supporto a questi pazienti che spesso riferiscono di sentirsi isolati quando i loro sintomi sono trascurati dai medici. Il training olfattivo, iniziato il prima possibile dopo l'esordio dei sintomi, è l'unico intervento specifico con evidenza di efficacia', hanno scritto in un editoriale a corredo dello studio i tre ricercatori italiani Paolo Boscolo-Rizzo dell'Università di Trieste, Jerry Polesel del CRO di Aviano e Luigi Angelo Vaira dell'Università di Sassari.