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Il crollo delle nascite a causa del Covid (ma non solo) - Credit: Aditya Romansa / Unsplash
l'invecchiamento della popolazione 25 novembre 2020

Il crollo delle nascite a causa del Covid (ma non solo)

di Michela Cannovale

Mai così pochi concepimenti nella storia d'Italia

Secondo uno scenario ipotizzato dall’Istat (definito dallo stesso Istituto di statistica “non troppo ottimistico né eccessivamente pessimistico”), il calo dei concepimenti sarà tale da scendere sotto le 400mila unità.

 

Nel 2019 i nuovi nati erano stati 420mila (420.170 per la precisione), cifra che già rappresentava un minimo storico mai raggiunto in 150 anni di Unità Nazionale.

Solo nei primi cinque mesi del 2020, poi, sono stati registrati 4.500 nati in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precendente (-2,7%).

 

Dato l’invecchiamento della popolazione a cui assistiamo ormai da un decennio e l’impatto della pandemia di coronavirus (e quindi la crisi sanitaria ed economica ed il clima di paura e incertezza che ne sono conseguiti), è probababile, sostiene l'Istat, che i nuovi nati scenderanno a circa 408mila unità nel bilancio finale del 2020 per poi ridursi ulteriormente a 393mila unità nel 2021.

 

Il calo delle nascite e l'invecchiamento demografico in Italia

Niente di nuovo, visto che il calo costante della popolazione è un trend che insegue gli italiani dal 2015 (dati Istat alla mano, tra il 1° gennaio 2015 e il 1° gennaio 2020 la popolazione residente in Italia si è complessivamente ridotta di 551 mila unità).

 

Questo declino è la risultante, da un lato, del costante calo delle nascite che si è verificato ininterrottamente dal 2009, dall’altro, dall’aumento dei decessi, e affonda le sue radici nelle trasformazioni demografiche e sociali del secolo scorso (le condizioni economiche e sociali, in particolare, hanno fatto scendere drasticamente il numero di figli per donna e il desiderio delle coppie di procreare).
 

 

Per quanto riguarda le nascite, si è passati da 576.659 bambini del 2008 ai 420.170 del 2019.

 

Andamento, questo, che porta l’Istat a stimare che “la popolazione residente in Italia nel 2045 dovrebbe essere pari a circa 58,7 milioni, per scendere poi a circa 53,8 milioni nel 2065; la flessione rispetto al 2018 (60,5 milioni) sarebbe di 1,8 milioni di residenti nel 2045 e di 6,7 milioni nel 2065, con margini di variabilità che portano la stima per il 2065 ad oscillare, in relazione alle dinamiche delle diverse componenti che alimentano i flussi (naturale e migratorio), tra un minimo di 46,1 milioni di residenti e un massimo di 61,6”.

 

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