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Come reagire alla crisi del lavoro nel 2021 - Credit: bendavisual/unsplash
economia 9 dicembre 2020

Come reagire alla crisi del lavoro nel 2021

di Luigi Gavazzi

La fine del blocco dei licenziamenti richiede il rilancio delle politiche attive

La grande crisi economica causata dalla pandemia, se pure molto evidente, non ha ancora dispiegato tutti i suoi possibili effetti.

In particolare, i numeri della disoccupazione e del lavoro sono alterati dal divieto di licenziamento che è stato prorogato fino al 31 marzo del 2021. Si valuta che nel 2021 siano a forte rischio almeno un milione di posti.

Fine del blocco dei licenziamenti

Il 31 marzo dunque, quando scadrà il blocco, potrebbe essere una data molto critica. Per esempio, spiega Valentina Conte su Repubblica del 7 dicembre 2020, il governo stima che subito 250 mila persone perderanno il lavoro. La Banca d’Italia, ha valutato che sono almeno 600 mila i posti salvati nel 2020 dalle misure paracadute anti-Covid: il blocco dei licenziamenti e la Cassa integrazione estesa. Senza questi due provvedimenti si valuta che i licenziamenti sarebbero stati circa 700 mila, il 30% in più di un anno normale.

Chi il lavoro l’ha già perso

Sono invece 420 mila gli occupati, secondo l’Istat, che il lavoro l’hanno perso comunque, perché senza tutele: si tratta soprattutto di chi aveva contratti a termine che non sono stati rinnovati. E chi, nella galassia complessa del lavoro autonomo, ha visto dissolversi le commesse, gli incarichi, le richieste di fornitura e di prestazione dei servizi.

La risposta del governo

Il governo, è noto, ha messo nella legge di bilancio 500milioni del programma europeo contro la disoccupazione, ReactEu, che è parte delle dotazioni previste dal Recovery Fund, e che conta su ben sette miliardi, già “prenotati” dall’Italia.

Le politiche attive del lavoro

Il punto è che ancora non sembrano esserci idee e provvedimenti chiari per le cosiddette “politiche attive del lavoro”; in sostanza l’insieme di azioni per favorire l’incontro fra la domanda di lavoro delle imprese e l’offerta di manodopera dei lavoratori. Manca dunque un progetto per affrontare in modo rapido la crisi del lavoro che si annuncia nel 2021.

I progetti confusi

La situazione va districata fra competenze delle Regioni, previste dal Titolo V della Costituzione e il ruolo dell’Agenzia nazionale per le politiche attive (Anpal), presieduta da Mimmo Parisi. Mancano gli addetti (di competenza regionale) dei 552 Centri per l’impiego. Ci sono i navigator legati al reddito di cittadinanza il cui contratto scade nella primavera dell’anno prossimo. Circolano alcune idee per separare le politiche attive del lavoro dal reddito di cittadinanza, e fare di questo solo un sostegno a chi è in condizioni di povertà, creando al contempo un nuovo percorso per chi vuole trovarsi un lavoro. Infine, sono sul tavolo del Ministro del lavoro Catalfo, le riforme della Cassa integrazione e della Naspi (l’indennità di disoccupazione). Si tratta di fare in fretta, la crisi potrebbe precipitare presto.

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