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Economia, perché la crisi delle supply chain minaccia la ripresa - Credit: guibolduc/Unsplash
la crisi delle supply chain minaccia la ripresa 21 ottobre 2021

Economia, perché la crisi delle supply chain minaccia la ripresa

di Luigi Gavazzi

Carenza di energia, di manodopera e di trasporto

La crisi delle supply chain mondiali, le catene di rifornimento per l’industria, si sta facendo preoccupante, al punto che alcuni economisti parlano apertamente di “venti di stagflazione”: vale a dire la presenza contemporanea di un aumento generale dei prezzi e la mancanza di crescita dell'economia in termini reali.

Se ne discute da mesi ormai ma nelle ultime settimane la questione sta diventando davvero calda. A questo si aggiunge la difficoltà di reperire manodopera e figure professionali necessarie alla ripartenza dell’economia post lockdown.

 

Su Repubblica del 14 ottobre 2021, per esempio, Federico Rampini ci ricorda che negli Stati Uniti è ormai alto l'allarme per la crescita dei prezzi. L'indice di quelli al consumo in settembre ha segnato un + 5,4%  rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente: si tratta del più forte rincaro del costo della vita da oltre un decennio. Certo, pesano parecchio energia e alimentazione, ma anche depurato da questi beni soggetti all'impennata di domanda post-Covid, resta un aumento del 4% dei prezzi giudicato preoccupante.

E il Fondo monetario internazionale ha lanciato l'allarme: l'inflazione rischia di rallentare la ripresa.

I timori delle banche centrali

Il 21 ottobre, sempre Rampini scrive: “La natura di queste tensioni turba le banche centrali, dalla Federal Reserve alla Bce all’autorità monetaria cinese. Finora i governatori hanno tenuto duro sulle rassicurazioni: l’ingorgo è transitorio, colpa dello stop-and-go troppo brutale, ma passerà. Ora si rafforza un’analisi alternativa: potremmo essere agli albori di una nuova spirale prezzi-salari, quindi un rilancio durevole dell’inflazione. E gli psicologi vengono chiamati in aiuto dagli economisti per tentare di capire cosa sia accaduto nelle nostre teste durante la pandemia: se nelle fasce più basse del mercato del lavoro c’è stato un riesame della bilancia ‘costi e benefici esistenziali’, allora le imprese dovranno accettare di pagare di più i mestieri essenziali per la ripartenza".

Una combinazione pericolosa

Spiega il Guardian che all'inizio il tutto si è manifestato, durante i mesi scorsi, con una carenza di alcuni componenti per l’industria automobilistica e per  l’industria elettronica. La crisi però ora si sta aggravando e riguarda una combinazione di carenza di energia, di manodopera e di possibilità di trasporto delle merci.

La caduta di produzione in Cina

Il segnale d’allarme più preoccupante è probabilmente la caduta di produzione, di ordini e di occupazione nell’industria cinese registrata a settembre.

I costi del trasporto

La crisi di produzione generale è anche legata, come detto, alla difficoltà di trasporto nelle catene di rifornimento globali. L’indice di spedizione Drewry, che misura i costi dei container, è aumentato del 291% rispetto a un anno fa. Su rotte particolarmente trafficate, come quelle fra i porti cinesi e Rotterdam, il porto più grande d’Europa, il costo del trasporto è aumentato di sei volte nell’ultimo anno.

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Autisti per i camion

A questo si aggiunge la difficoltà di reperire autisti per guidare i camion che trasportano la merce dai porti alle destinazioni finali. Non si tratta di una condizione che riguarda solo il Regno Unito: anche in altre parti d’Europa alcune vertenze sulle condizioni di lavoro e le restanti restrizioni anti-Covid hanno causato ritardi nei trasporti.

Riduzione delle distanze delle supply chain

Secondo alcuni esperti, queste difficoltà nelle supply chain mondializzate porteranno ad alcune modifiche nei paradigmi organizzativi che, per farla breve, si concretizzeranno in una riduzione delle distanze nelle catene di approvvigionamento, anche se questo dovesse comportare costi maggiori in cambio però di maggiore sicurezza. Ciò potrebbe però rafforzare anche la tendenza all'aumento dei prezzi.

 

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[Questo articolo è stato pubblicato la prima volta il 3 ottobre 2021 e successivamente integrato e editato]

 

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