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Economia, uno sguardo ottimista sul futuro

- Credit: simonrae/Unsplash

reddito e lavoro26 settembre 2021

Economia, uno sguardo ottimista sul futuro

di Luigi Gavazzi

Ignazio Visco sugli insegnamenti e le idee di John Maynard Keynes

In un intervento su un libro scritto da più autori, Ignazio Visco, Governatore della Banca d'Italia, riflette sulle idee di John Maynard Keynes che nel pieno della Grande Depressione degli anni Trenta del Novecento si interrogava sul futuro del Regno Unito e in generale sul futuro del benessere nei paesi avanzati che erano incappati nella trappola di fatalità e errori che produsse la grande crisi di quel decennio.

 

L'intervento di Visco – intitolato: "Possibilità economiche per i nostri nipoti di John Maynard Keynes" – è parte del libro, "Il futuro. Storia di un'idea" (Laterza) che esce in questi giorni e nel quale un folto gruppo di intellettuali si interroga appunto sull'idea di futuro, oggi, e per esprimere questa idea usa come guida un'opera del passato.

Visco – spiega Repubblica che ha anticipato una parte del testo del Governatore della Banca d'Italia – ha scelto di guardare al futuro attraverso l'attualità di un grande economista della prima metà del Ventesimo secolo com John Maynard Keynes (1883-1946).

 

Vorrei sottolineare che la riflessione di Visco sul pensiero di Keynes si sofferma su due previsioni di quest'ultimo:

 

1) la crescita del benessere, che Keynes fece pur nel pieno della depressione. Previsione che, spiega Visco, "è stata sorprendentemente precisa, nonostante i 'conflitti drammatici' e il 'drammatico incremento della popolazione'. Tra il 1930 e il 2019, spiega ancora Visco, il Pil pro capite è aumentato di oltre cinque volte a livello mondiale, intorno a quattro volte nel Regno Unito".

 

2) Meno azzeccata appare invece l'altra previsione di Keynes: la riduzione delle ore di lavoro necessarie. Spiega Visco che "la tendenza alla loro discesa, ben evidente prima del 1930, si è infatti bruscamente interrotta nel secondo dopoguerra".

Il nostro rapporto con il lavoro

Eppure, proprio questa previsione "sbagliata" di Keynes, dovrebbe farci riflettere. Perché si colloca sul crinale del nostro rapporto con il lavoro. Da un lato, come precisa Visco, forse Keynes ha sottovalutato il ruolo del lavoro nella "realizzazione degli individui". Dall'altro però l'ossessione del lavoro nelle nostre società, la disoccupazione tecnologica, la diseguaglianza nelle retribuzioni, la permanenza di attività lavorative sottopagate, il legame ancora (troppo) stretto fra reddito minimo decente e lavoro – basti osservare il dibattito sul reddito di cittadinanza – tutto ciò indica che Keynes era, almeno dal punti di vista filosofico, sulla strada giusta. E su questa strada, sarebbe necessario, con ottimismo, continuare a pensare e a interrogarsi. Proprio per il futuro dei nostri figli e nipoti.

"Keynes", scrive Visco, "guardava poi al momento in cui l'umanità si sarebbe liberata, grazie alla scienza e alla tecnica, dalla schiavitù del lavoro e si sarebbe dovuta porre la questione di come 'sfruttare la libertà dalle pressioni economiche, [...] come vivere in modo saggio, piacevole, e salutare'". Appunto.

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