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Perché la carenza di manodopera rischia di alimentare l'inflazione

- Credit: dsiglin/unsplash

economia20 novembre 2021

Perché la carenza di manodopera rischia di alimentare l'inflazione

di Luigi Gavazzi

Facilitare l’incontro domanda-offerta e favorire la regolarizzazione di immigrati per ovviare alla mancanza di personale

Ci occupiamo ancora di inflazione. Secondo alcuni economisti il permanere dell’aumento sostenuto dei prezzi di questi mesi dipenderà soprattutto dal mercato del lavoro. Non quindi dall’energia, nel caso della quale la pressione sui prezzi verrà ridimensionata; né dalle strozzature della supply chain, destinate ad allargarsi con la normalizzazione dei trasporti.

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Il fatto è, dunque, che manca manodopera. È un dato che riguarda vari paesi europei, sia per il lavoro qualificato, sia per le mansioni meno pregiate, sia per la manifattura che per i servizi. Secondo Tito Boeri e Roberto Perotti (Repubblica, 18.11.21), per esempio, in Germania, in base ai dati dell’Agenzia del Lavoro Federale, "mancano all’appello almeno 400.000 immigrati di cui si ha urgente bisogno per riempire i posti vacanti".

In Italia, invece, "il tasso di posti vacanti è al livello più alto da quando questo indicatore viene pubblicato dall’Istat. L’ultima rilevazione Excelsior parla di un 40% di imprese che hanno difficoltà nel reperire manodopera, il 30% in più che prima della crisi".

Mancanza di candidati, non di inadeguatezza

Boeri e Perrotti sottolineano anche che la scarsità di manodopera sembra soprattutto frutto di una "mancanza di candidati" più che di una loro inadeguatezza. Nella considerazione del mercato del lavoro, inoltre, va aggiunto il fenomeno – ancora tutto da valutare nella sua portata quantitativa e nel suo significato sociale – di quel che negli Usa si chiama "Great Resignation": l'ondata di dimissioni volontarie di persone che avevano un impiego stabile ma hanno deciso di lasciarlo. Non è ancora chiaro quanti lo fanno per andare verso un altro lavoro e quanti per "prendersi una pausa"; o per altro.

Costo del lavoro

Comunque sia, dicono i due economisti, "questi i fenomeni dovrebbero spingere verso l’alto il costo del lavoro. Si dovranno infatti offrire salari più alti per convincere persone altrimenti riluttanti a tornare al lavoro e competere con altre imprese nella ricerca di personale".

Aumento dei salari?

Per ora i segnali di aumento dei salari sono contraddittori. Molto contenuti in Europa, più evidenti negli Stati Uniti.

Il punto è che da questa recessione si potrebbe uscire anche con miglioramenti salariali generalizzati.

Scrivono Boeri e Perrotti: “Bene se questo fosse un aggiustamento una tantum legato al maggiore potere contrattuale dei lavoratori. Male se si dovessero mettere in moto spirali salari-prezzi-salari, una delle incognite dei banchieri centrali in questo momento.” Lo scenario incubo dell'inflazione "cattiva".

Tre rimedi

Tre sono le indicazioni per rimediare alla carenza di manodopera:

1) facilitare l’incontro fra domanda e offerta per incoraggiare la riallocazione del lavoro nei settori che più lo richiedono.

2) Privilegiare la Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego) sulla Cassa integrazione per favorire i lavoratori che cercano impiego.

3) Regolarizzare gli immigrati per favorire il loro impiego nei settori dove c’è carenza.