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Lavoro e dignità, la questione decisiva per ripartire - Credit: schmaendels/Unsplash
la vita e l'economia 11 giugno 2021

Lavoro e dignità, la questione decisiva per ripartire

di Luigi Gavazzi

Sicurezza, occupazione, disoccupazione, ammortizzatori sociali

La questione dei licenziamenti e del loro blocco per legge, resta ancora aperta.

Fissata dal governo Conte all’inizio della pandemia nel 2020, il blocco è stato via via prorogato per evitare che la crisi economica causata dal Covid provocasse un vero sconquasso sociale.

Negli ultimi mesi tuttavia gli imprenditori hanno fatto pressioni sul governo Draghi per la rimozione del blocco; d’altra parte i sindacati, in particolare la Cgil, insistono sulla necessità di continuare a mantenere il prologo, almeno fino all’autunno.

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Il decreto Sostegni bis

Nel decreto Sostegni bis il governo ha modificato la regola precedente, togliendo il blocco a fine giugno nell'industria e nell'edilizia e lasciandolo a fine ottobre per le imprese dei servizi; con la clausola però che chi decide di ricorrere alla cassa integrazione (che non costa praticamente nulla alle imprese) non può licenziare.

Accordo fra le parti sociali

Su Repubblica del 10 giugno Roberto Mania spiega che il presidente del Consiglio sarebbe disposto a intervenire ulteriormente sulla questione, a patto che ci sia un accordo sia delle parti sociali sia dei partiti della maggioranza.

Proroga selettiva del blocco

Secondo Mania, un compromesso su cui potrebbe puntare il governo è quello della cosiddetta "proroga selettiva" del blocco. In questo caso, per esempio, non si potrebbe licenziare nei settori industriali particolarmente in crisi, come le filiere produttive della moda, del tessile, del calzaturiero.

Il sindacato

Particolarmente critico nei confronti della attuale versione della norma sui licenziamenti è il sindacato di Maurizio Landini, la Cgil, che sostiene che il decreto Sostegni sia troppo favorevole alle aziende, che vincono comunque: hanno infatti a disposizione la cassa integrazione (gratis) o il ricorso ai licenziamenti. Comunque anche Cisl e Uil non credono che la proroga selettiva sia adatta: il punto, dice tutto il sindacato, sarebbe riformare al più presto gli ammortizzatori sociali e avviare nuove politiche attive del lavoro.

Gli imprenditori

La Confindustria è convinta che non serva una proroga e che la disponibilità della Cassa integrazione senza costi aggiuntivi sia uno strumento sufficiente per tenere la forza lavoro per "salvaguardare il proprio capitale umano". Semplicemente, gli imprenditori sono convinti che il dinamismo dell'economia in ripresa dopo il Covid sarebbe favorito dalla libertà di licenziare perché ciò permetterebbe un passaggio rapido di lavoratori dai settori più deboli a quelli più dinamici.

Il lavoro, la sicurezza e la libertà

Come scrive Carlo Verdelli sul Corriere della Sera, l'Italia andrebbe "rifondata sul lavoro" (con un richiamo esplicito alla Costituzione). E questo significa entrare nel merito della questione del lavoro, la sicurezza e i morti, la garanzia dei posti di lavoro, il blocco, sblocco dei licenziamenti che, ricorda Verdelli riguarda "da 70 a 500mila persone,"a seconda del grado di ottimismo delle previsioni". Sono questi lavoratori che sottolinea Verdelli, pagheranno il primo conto ai guasti dilatati da un anno e mezzo di coronavirus.

Si riuscirà dunque a indirizzare la ripartenza del paese in modo che non venga ancora sacrificato il lavoro "come condizione di libertà, dignità e quindi autonomia di ogni singolo cittadino"?

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