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Perché tutela e dignità del lavoro dei più deboli riguardano tutti

- Credit: mattia19/Unsplas

diritti ed equità29 giugno 2021

Perché tutela e dignità del lavoro dei più deboli riguardano tutti

di Luigi Gavazzi

Un’economia fondata sullo sfruttamento e il sommerso è più fragile e non cresce

Lo abbiamo visto più volte nelle scorse settimane quanto la questione del lavoro sia fondamentale in Italia, soprattutto in relazione ai diritti dei lavoratori, al pericolo di disoccupazione, ai bassi salari e al ricatto del lavoro nero, in una parola alla dignità del lavoro.

Abbiamo anche visto quanto gli economisti più accorti sottolineino che fondare la ripresa dell’economia dopo la crisi del Covid sul precariato sia condannarla alla fragilità e alla generazione di nuovo disagio sociale.I fatti delle ultime settimane confermano queste preoccupazioni.

Lo si è visto con la morte di Adil Belakhdim, lavoratore-sindacalista che cercava di organizzare i colleghi impiegati nella logistica a Novara, travolto e ucciso da un camion che ha sfondato il picchetto. La logistica è un esempio di un’economia che, in una parte importante del sistema, basa – con alcune eccezioni ovviamente – i propri modelli di business sullo sfruttamento del lavoro, sulla precarietà e il ricatto, sui bassi salari.

Anche il caso di Camara Fantamadi, lavoratore agricolo morto in Puglia a 27 anni per la fatica e il caldo, indica un esempio di questi modelli di economia insieme fragili e fondati sullo sfruttamento e, spesso, anche sull’illegalità e il sommerso.

Precarizzazione

Come ha spiegato il segretario della Cgil Maurizio Landini parlando della morte di Belakhdim, la cosa che colpisce “è che a ucciderlo è stato un altro lavoratore a tempo indeterminato: il dramma è che questa persona ha sentito il ricatto di non dover perdere tempo e di rompere il picchetto: quella morte è figlia delle leggi balorde di questi ultimi vent’anni che hanno aumentato precarietà e sfruttamento”.

Oltre alla logistica, all’agricoltura, va citata anche l’edilizia. Ma il lavoro precario e sfruttato si nasconde anche nei servizi, per esempio la ristorazione e il turismo, e nel lavoro intellettuale: basti pensare ai media e al giornalismo, dove alcune testate si permettono di offrire 5 euro per un pezzo.

È dunque nei confini di questa cornice che vanno considerati i provvedimenti possibili sul lavoro, il welfare e i dibattiti che ne conseguono.

Economia che cresce se il lavoro è legale e dignitoso

Come ha scritto il politologo Mario Giro su Domani del 27 giugno, il lavoro sommerso, non dichiarato, ricattabile, sfruttato è una questione che riguarda tutti, tutta la società. Quando il mercato del lavoro si immiserisce, e si diffonde lo sfruttamento, si comincia col colpire i più deboli, per esempio gli immigrati senza diritti, ma poi coinvolge anche gli altri. Sono moltissimi ormai i lavoratori di ogni nazionalità, anche italiani, e di ogni età, “obbligati ad accettare condizioni capestro (talvolta molto simili a quelle imposte agli stranieri) pur di lavorare”.

Un lavoro che ritorna tutto nella legalità, senza nero, con salari più elevati e dignitosi, con contratti di tutela per tutti, avrebbe come risultato – sottolinea Giro – quello di “innalzare tutta l’economia: aumento dei salari significa aumento dei prezzi.”

Il reddito di cittadinanza

In questo senso, il reddito di cittadinanza aiuta. Perché, dice sempre Giro, è una sorta di benchmark: “una specie di salario minimo sui generis otto il quale ora non si può scendere. Il reddito sarebbe da allargare in qualche forma anche agli stranieri immigrati: in questa maniera il sommerso sarebbe costretto ad emergere.

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