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Come e perché ridurre le diseguaglianze sociali Ridurre le diseguaglianze è un processo politico e istituzionale necessario per il benessere di tutta la società - Credit: Sharon Mccutcheon/Pixabay
economia e welfare 25 ottobre 2021

Come e perché ridurre le diseguaglianze sociali

di Luigi Gavazzi

Un processo frutto di azioni e politiche che portano benefici a tutta la società

La pandemia e la crisi economica che ha causato, nonostante il rinnovato impulso keynesiano alle economie, hanno insieme accentuato le diseguaglianze già radicalizzate dalla crisi finanziaria successiva al 2008, e reso urgenti interventi dello stato per frenare lo scivolamento verso la povertà di una parte di lavoratori e di individui e famiglie in difficoltà economica.

Attenzione alle diseguaglianze

Queste convulsioni hanno notevolmente accentuato l'attenzione alle diseguaglianze e alimentato il dibattito politico ed economico sui mezzi per correggerle.

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Le lotte politiche e sindacali

In questo dibattito si sono inseriti parecchi autori di formazione economica.

Un libro in uscita a novembre sul tema, preso in termini generali e con uno sguardo storico, è "Una breve storia dell'uguaglianza" (La Nave di Teseo), dell'economista francese Thomas Piketty (il noto autore del bestseller "Il capitale nel XXI secolo"). Piketty percorre la storia delle attività, delle lotte e dei conflitti che hanno consentito nei secoli un effettivo processo di maggiore eguaglianza. Si tratta di una tendenza di lungo termine, dice Piketty, cominciata nel XVIII secolo. È vero che le "diseguaglianze continuano a cristallizzarsi a livelli considerevoli e ingiustificati" nell'insieme di differenti dimensioni analizzabili: status, proprietà, potere, reddito, genere, origine, dimensioni che si sommano a livello individuale. Tuttavia il percorso verso le riduzione delle diseguaglianze è innegabile, dice Piketty, ma è stato reso possibile da una serie di lotte sociali, sindacali e politiche, da provvedimenti di legge, da istituzioni politiche e giuridiche, da sistemi sociali, scolastici e elettorali che hanno lavorato nel senso della riduzione appunto della diseguaglianza. Vale a dire: non è un processo metafisico ineluttabile, è solo il risultato di azioni, pressioni, lotte, negoziazioni.

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Reddito, welfare e servizi

Sempre un economista, Pierluigi Ciocca, ex direttore generale della Banca d'Italia, si occupa del tema in un libro uscito in queste settimane: "Ricchi e poveri. Storia della diseguaglianza" (Einaudi stile libero).

Il punto qui sembra essere in questa idea fondamentale: se l'economia cresce abbiamo le precondizioni necessarie ma non sufficienti per combattere la povertà e ridurre le disparità sociali, come ha notato Ferruccio De Bortoli sulla "Lettura" del Corriere della Sera del 17 ottobre 2021.

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In altre parole: servono azioni delle istituzioni rappresentative. Se queste, dice Ciocca, sono in balia dei mercati e delle multinazionali e non tentano di governarli, la democrazia è in pericolo. Le derive autoritarie, come dimostra la storia dei fascismi e del nazismo ma anche quella più recente, possono essere scambiate per scorciatoie percorribili per una maggiore giustizia sociale che corregga storture che vengono erroneamente e strumentalmente attribuite all'immigrazione e ai contraccolpi della globalizzazione, "cui invece va il merito di aver strappato dall'indigenza centinaia di milioni di persone".

Ciocca spiega come sia dunque necessario agire per ridurre le diseguaglianze che frenano la crescita. Servono politiche di sostegno ai redditi, misure di welfare; e poi i servizi pubblici, come la sanità, l'istruzione e i trasporti. Perché "sollevare le persone dagli ultimi scalini della scala sociale è interesse di tutti": aumenta la speranza, migliora le relazioni umane ed esalta lo spirito civico.

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