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I tesori di Pompei: la Casa degli Amorini Dorati

Il giardino con il peristilium nella Casa degli Amorini Dorati- Credit: Wikimedia Commons / Di Mentnafunangann

POMPEI06 dicembre 2021

I tesori di Pompei: la Casa degli Amorini Dorati

di Maria Verderio

È una delle case di età imperiale più eleganti e raffinate di Pompei antica ed è ricca di dipinti parietali e di mosaici pavimentali

Nella serie di articoli che TIM Gate dedica alla splendida città di Pompei, oggi andiamo alla scoperta della Casa degli Amorini Dorati. Ciò che definisce la bellezza della casa è innanzitutto la sua linearità strutturale, prima ancora della grande ricchezza di pitture, mosaici, sculture e bassorilievi. L’entrata e l’atrio della casa conducono al peristilio, cioè al cortile-giardino interno che è il cuore scenografico dell’abitazione, con una vasca al centro e i lati porticati. Da qui si accede al grande salone di rappresentanza e poi a un vano adibito a sacrario con statue di dei egizi e a un altro vano dedicato al culto degli antenati, il Larario. Oltre, dopo un corridoio, si arriva alla cosiddetta stanza gialla, così chiamata per il colore a tinta unita delle sue pareti.

L’origine del nome della casa e il nome del proprietario

La denominazione della casa deriva da un insolito oggetto decorativo trovato in uno dei due cubicoli, cioè stanzette, posto vicino all’atrio. Conficcati nell’intonaco c’erano dei dischetti di vetro di origine alessandrina con inserite lamine d’oro in cui erano incisi degli Amorini, cioè immagini di fanciulli alati simbolo dell’amore. Ora tali dischetti sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Da molte iscrizioni trovate negli ambienti della casa e soprattutto da un anello-sigillo con inciso il nome Cnaeus Poppaeus Habitus si può dedurre con certezza che essa appartenne alla Gens Poppeae, una famiglia molto importante e ricca di Pompei, che si ritiene potesse essere imparentata con l’imperatore Nerone, per il tramite di Poppea, sua seconda moglie.

Un’atmosfera religiosa e magica, con due luoghi di culto

Lo spirito di sacralità della casa è innanzitutto espresso dal frontone, tipico dei templi, che si erge su colonne del peristilio. A questo, però, si aggiunge il fatto che nello stesso peristilio ci sono ben due vani adibiti al culto: il primo è l’edicola del Larario, lo spazio dedicato al culto degli antenati e dei propri avi (Lares) attraverso piccoli ritratti scultorei e lapidi; il secondo è un sacello, una specie di cappella dedicata al culto delle divinità egiziane ritratte nei dipinti: tra queste Anubi, il dio della mummificazione e dei morti, rappresentato con testa da sciacallo; Arpocrate, il dio bambino figlio di Iside; la dea Iside stessa e Serapide, il dio guaritore. In altre decorazioni poi sono presentati i tipici oggetti del culto di Iside, di cui probabilmente il proprietario era un sacerdote.

Una casa-museo colma di opere d’arte

La casa degli Amorini Dorati è forse una delle più ricche di pitture, mosaici e sculture di tutta Pompei. Si parte dall’atrio e dal tablino, la grande stanza di ricevimento posta tra l’atrio e il peristilio: qui si possono ammirare uno splendido mosaico e pitture parietali che hanno per tema l’incontro e l’innamoramento tra Paride ed Elena. Lo stesso si ripete nel salone del peristilio: oltre a un pavimento decorato da mosaici, alle pareti abbiamo pitture che ritraggono altri eroi e protagonisti dell’Iliade: Achille, Patroclo, Briseide, Tetide che visita l’officina del dio Vulcano alla ricerca delle armi di Achille (per sottrarle e nasconderle in modo che il figlio non potesse combattere e magari morire) e la fuga di Giasone e Medea. Il giardino centrale, inoltre, presentava una collezione da museo, fatta di rilievi e sculture in marmo, statuette, maschere teatrali, riproduzioni di animali e alcuni medaglioni posti tra le colonne del porticato per proteggere, magicamente, gli abitanti della casa da negatività e dal malocchio. Tale esposizione museale (tra cui una statua di Venere) procedeva nel corridoio che dal giardino conduceva alla stanza gialla, al limite della casa, probabilmente uno spazio dedicato solo alle donne. La stanza a tinta unita è abbellita da finissime decorazioni e anche la stanzetta (cubicolo) accanto presenta pitture parietali tutte dedicate al tema dell’amore. Proprio quest’ultima pare essere la parola che meglio sintetizza il significato di tutto l’edificio: una casa dell’Amore.

Tim Gate a Pompei, gli altri episodi della seria:

1) Pompei: 2500 anni di una storia da riscoprire

2) Pompei: i testimoni oculari dell'eruzione del 79 dopo Cristo

3) Pompei: 1748, la riscoperta della città antica

4) Com'erano le case romane di Pompei

5) I tesori di Pompei: la villa del Menandro

6) I tesori di Pompei: la casa di Decimo Ottavio Quartione