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I tesori di Pompei: la Casa dei Vettii

Uno scorcio di uno degli atri della Casa dei Vettii- Credit: Wikimedia Commons / Di Patricio Lorente

POMPEI21 dicembre 2021

I tesori di Pompei: la Casa dei Vettii

di Maria Verderio

Riaperta al pubblico nel 2016, dopo un restauro durato 12 anni, la dimora si propone come una delle abitazioni meglio conservate e preziose dell’intera città antica

Nella serie di articoli che TIM Gate dedica alla splendida città di Pompei, oggi andiamo alla scoperta della Casa dei Vettii. Dal punto di vista generale la casa dei Vettii non è molto estesa, ha pavimenti di materiale povero, di malta mista a frammenti di lava (lavapesta). La casa si struttura attorno a due atrii fra loro dislivellati e presenta ambienti e vani abbastanza rari per le case di Pompei: probabilmente un gineceo, cioè uno spazio riservato alle sole donne; una stalla; una stanza forse adibita al gioco del tiro a segno; due casseforti in ferro; una cucina molto attrezzata con un banco in muratura, cinque caldaie e alcuni treppiedi in bronzo. Ciò che invece la rende unica è l’assoluta ricchezza di opere pittoriche, e non solo il famoso Priapo rappresentato proprio all’ingresso della casa. Come dimostrano gli oggetti e altri dipinti simili conservati nel gabinetto segreto del Museo Archeologico di Napoli, le rappresentazioni di oggetti e simboli sessuali nella cultura e arte romana e pompeiana assumevano un carattere propiziatorio di fertilità, prosperità economica e salute. E infatti, nella casa, un’altra immagine di una statua di Priapo è stata trovata nel locale della cucina, anche se probabilmente era originariamente collocata nel giardino e fungeva da fontana.

I proprietari della Casa: liberti o patrizi discendenti dai Troiani?

Un dibattito molto interessante e aperto quello legato all’origine dei Vettii, da cui prende nome la casa. L’ipotesi ricorrente è che tale denominazione derivi dal nome di una facoltosa famiglia di liberti (cioè ex schiavi resi liberi dal loro padrone): i Vettii, appunto, che l’acquistarono all’inizio del I secolo dopo Cristo e la ristrutturarono più volte. Essi avevano costruito la loro immensa ricchezza attraverso una fitta rete di commerci in tutto il Mediterraneo e attraverso meriti militari acquisiti per atti di eroismo in diverse battaglie del periodo imperiale. Una testimonianza diretta di tale ipotesi sarebbero i due anelli, che fungevano anche da sigillo negli affari e nelle contrattazioni, ritrovati nella casa e alcuni manifesti elettorali che rinviano ad Aulo Vettio Restituto e Aulo Vettio Conviva. Un’altra ipotesi, invece, colloca la Gens Vèttia ben lontano da questa origine servile e addirittura la fa risalire all’epoca della prima monarchia della storia di Roma, come una delle 14 famiglie che avanzavano la pretesa di discendere direttamente dai Troiani. E ciò giustificherebbe ancor più le tematiche e i protagonisti dei dipinti, tratti in particolare dall’Iliade e dell’Odissea. Comunque, chiunque siano stati i proprietari, essi sono stati capaci di trasformare la loro abitazione in una specie di galleria d’arte pittorica, la più rappresentativa della pittura pompeiana del cosiddetto Quarto Stile, caratterizzato da grandi scenari di prospettive illusionistiche e scene mitologiche, come quadri collocati in cornici fortemente decorate e impreziosite da particolari figure quali candelabri, Amorini, tralci e nature morte.

Il Larario dipinto

A differenza di quasi tutti i Larari presenti nelle altre case, in quella dei Vettii esso è dipinto e non formato da elementi scultorei. Collocato nella zona del secondo atrio, il Larario si presenta come una nicchia, con un timpano terminale a forma di triangolo sorretto da semicolonne in stile corinzio. Nell’affresco sono rappresentati il Genio (cioè il nume tutelare, il protettore) del proprietario, mentre questi sta compiendo un sacrificio; accanto a lui sono dipinti i Lari, cioè gli spiriti protettori degli antenati ormai defunti, e un bellissimo serpente agathodemone (dal greco: demone buono, cioè un essere divino benevolo e protettore).

I capolavori di arte pittorica parietale

Quasi tutte le pareti della casa sono ornate di pitture dai colori eccezionalmente vivi dopo il restauro, ma anche di statue, come le 12 di bronzo che ornavano il giardino, utilizzate come fontane. I locali più significativi per le pitture sono però i tre oecus, cioè le tre sale di ricevimento diversamente collocate nella casa. In quello posto vicino al primo atrio sono presenti affreschi che raffigurano la lotta tra il Dio Pan ed Eros sotto lo sguardo di Dioniso e Arianna e altri affreschi che propongono il mito di Cipparisso (uno dei ragazzi più amati dal Dio Apollo) che uccide il cervo caro al suo Dio e questi si vendica. Nell’oecus che si apre sul secondo peristilio c’è un pavimento con meandro in mosaico in tessere bianche e nere e sulle pareti figure di dei e dee e poeti affiancati dalle loro muse protettrici oltre a fregi con Amorini. Un ultimo oecus, poco illuminato probabilmente per non rovinare i colori dei dipinti, è una specie di pinacoteca, con pareti a fondo giallo e scene della storia della città di Tebe. Tra queste ultime la scena di Anfione e Zeto che legano Dirce a un toro; quella dell’uccisione di Penteo da parte delle Baccanti; la scena di Ercole che, ancora bambino, uccide i serpenti strozzandoli. Le superfici si completano con alcune scenografie architettoniche di fantasia. Questi sono solo alcuni esempi di un tesoro d’arte che fa della Casa dei Vettii la casa-museo più preziosa di tutta Pompei antica.

TIM Gate a Pompei: gli altri episodi della serie

1) Pompei: 2500 anni di una storia da riscoprire

2) Pompei: i testimoni oculari dell'eruzione del 79 dopo Cristo

3) Pompei: 1748, la riscoperta della città antica

4) Com'erano le case romane di Pompei

5) I tesori di Pompei: la villa del Menandro

6) I tesori di Pompei: la casa di Decimo Ottavio Quartione

7) I tesori di Pompei: la casa degli Amorini Dorati

8) La Casa del Fauno