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The Lancet: perché la Lombardia fu travolta dal virus

Bergamo, mezzi militari al cimitero monumentale, marzo 2020- Credit: Piero CRUCIATTI / IPA / Fotogramma

COVID-1921 gennaio 2022

The Lancet: perché la Lombardia fu travolta dal virus

di Tina Carlyle

L'analisi della rivista scientifica su quanto accadde ad Alzano e Nembro a inizio 2020

La rivista scientifica inglese The Lancet ha pubblicato un articolo intitolato "Riconoscere gli errori dell'Italia risposta della sanità pubblica al Covid-19" in cui si focalizza anche sull'iniziale diffusione del virus in Lombardia a inizio 2020, su come reagirono le autorità politiche e sanitarie e quali furono gli effetti di questa risposta.

 

"La popolazione della Lombardia fu sconvolta dagli eventi e dall'inconsistenza della risposta da parte della sanità pubblica e delle autorità di governo, oltre che da un piano pandemico obsoleto e non attuato", si legge nell'articolo, che prosegue: "I cittadini lombardi vennero messi di fronte all'orrore: ai propri affetti morti in casa senza cure e soli in ospedale, alla scarsità di ossigeno e bombole e alla confusione nell'identificare i corpi cremati".

 

"La decisione di non creare la zona rossa ad Alzano e Nembro da parte del Governo e della Regione Lombardia quando il Covid-19 fu diagnosticato ad alcune persone alla fine di febbraio 2020 - continuano gli autori - viene vista come direttamente responsabile della diffusione dell'infezione in altre città attraverso la provincia di Bergamo (in modo particolare la Val Seriana) e poi in tutta Europa".

 

L'articolo elegia poi il lavoro di ricostruzione dell'associazione "Sereni e sempre Uniti" che raccoglie i familiari delle vittime del Covid, in particolar modo quelle della prima ondata: "L'evidenza antropologica dimostra che il ruolo di associazioni come quella dei familiari italiani delle vittime del Covid è cruciale per le istituzioni al fine di identificare e correggere gli errori nella risposta della sanità pubblica, necessaria per supportare le comunità a preparsi a future minacce infettive, come raccomandato dalla Community Preparedness Unit dell'Oms".

 

"La società civile di Bergamo si organizzò in un movimento per avere giustizia, verità, risarcimento, dignità e per offrire un supporto emotivo in risposta al dolore, alla confusione e alla rabbia delle famiglie" davanti a quella che lo stesso Istat definì una "terza guerra mondiale", si legge ancora.

 

L'avvocato dei familiari delle vittime Consuelo Locati ha commentato così l'analisi della rivista: "Quello di The Lancet è uno straordinario riconoscimento istituzionale che corona un lavoro certosino di ricerca documentale fatto negli ultimi due anni, ma è soprattutto un riconoscimento per quei cittadini che hanno deciso di portare in giudizio le istituzioni per fare in modo che si assumano le responsabilità di quanto avrebbero dovuto fare e non hanno fatto a scapito della vita di migliaia di persone che oggi potrebbero essere ancora tra noi".