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L'importanza dell'incontro fra Mattarella e il presidente sloveno Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor depongono una corona al monumento ai caduti sloveni - Credit: Presidenza della Repubblica
STORIA CONDIVISA 14 luglio 2020

L'importanza dell'incontro fra Mattarella e il presidente sloveno

di Luigi Gavazzi

A Trieste e Basovizza, "la sofferenza patrimonio comune"

Perché è stata considerata così importante la visita di Sergio Mattarella e di Borut Pahor, presidente della Slovenia, a Trieste lunedì 13 luglio?

 

Perché è stata l’indicazione di una forte volontà di riconoscere reciprocamente le memorie e i fatti che hanno causato dolore alle due comunità nel corso degli avvenimenti del XX secolo.

 

La casa della cultura slovena bruciata dai fascisti

In primo luogo, la presenza di Mattarella ha accompagnato la restituzione alla comunità slovena di Trieste della Casa della cultura slovena, bruciata da squadristi fascisti il 13 luglio del 1920, cento anni fa.

 

Come ci ricorda Marcello Flores sul Corriere della Sera, “il fascismo volle azzerare ciò di cui quell’edificio era stato simbolo per i primi vent’anni del Novecento: quella cultura, quel mondo, quelle minoranze  con la loro storia composita, venivano ridotte a una piccola realtà “alloglotta” che andava indebolita e colpita, snazionalizzata con la forza ma anche col sostegno del vecchio irredentismo nazionalista e del suo tradizionale atteggiamento antislavo.

 

La repressione della minoranza slovena

I due presidenti poi a Basovizza hanno reso omaggio al monumento che ricorda la fucilazione nel 1930 di quattro antifascisti dell’organizzazione slovena Borba, condannati a morte dal Tribunale speciale fascista.

E alla foiba diventata uno dei simboli delle migliaia di italiani uccisi nel settembre del 1943 in Istria e poi alla fine della guerra, nelle zone controllate dalle forze di Tito.

 

San Sabba e le foibe

Dopo il settembre del 1943, va ricordato, la Venezia Giulia diventò Zona di Operazioni Alto Adriatico, alle dirette dipendenze della Germania; a Trieste entrò in attività, nella Risiera di San Sabba, l’unico forno crematorio sul suolo italiano. E in questo quadro si afferma la volontà di Tito di annettere l’intera Venezia Giulia.  Scrive lo storico Guido Crainz sulla Repubblica: si delinea il dopoguerra jugoslavo con l’eliminazione non solo dei fascisti e dei collaborazionisti sloveni e croati ma anche di chi si opponeva a quel progetto di annessione e a quella politica. Politica che colpisce la popolazione italiana nei 40 giorni del controllo di Tito sulla Venezia Giulia.

 

I gesti di Mattarella e Pahor dunque, aggiunge Crainz, rendono “esplicita la convinzione condivisa che non si può costruire realmente l’Europa senza riconoscere e assumere in sé  i differenti vissuti e dolori delle tragedie e  delle lacerazioni del Novecento”.

 

I gesti di Mattarella e Pahor e le fotografie di grande impatto simbolico scattate lunedì, aiuteranno l’Europa e Italia e Slovenia, in particolare, a lasciarsi alle spalle, scrive Marzio Breda sul Corriere della Sera, “i fantasmi di un passato che lungo questa frontiera sembrava destinato a non passare mai.”

 

Il discorso di Sergio Mattarella

Questo il testo del discorso di benvenuto di Sergio Mattarella al presidente sloveno Borut Pahor:

 

Benvenuto Presidente Pahor.

La storia non si cancella e le esperienze dolorose, sofferte dalle popolazioni di queste terre, non si dimenticano.

Proprio per questa ragione il tempo presente e l’avvenire chiamano al senso di responsabilità, a compiere una scelta tra fare di quelle sofferenze patite, da una parte e dall’altra, l’unico oggetto dei nostri pensieri, coltivando risentimento e rancore, oppure, al contrario, farne patrimonio comune, nel ricordo e nel rispetto, sviluppando collaborazione, amicizia, condivisione del futuro.

Al di qua e al di là della frontiera – il cui significato di separazione è ormai, per fortuna, superato per effetto della comune scelta di integrazione nell’Unione Europea – sloveni e italiani sono decisamente per la seconda strada, rivolta al futuro, in nome dei valori oggi comuni: libertà, democrazia, pace.

Oggi, qui a Trieste – con la presenza dell’amico Presidente Borut Pahor -segniamo una tappa importante nel dialogo tra le culture che contrassegnano queste aree di confine e che rendono queste aree di confine preziose per la vita dell’Europa.

Trieste, 13/07/2020

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