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Il punto sul lavoro: cosa sta succedendo davvero

- Credit: geralt/Pixabay

non solo stipendi23 novembre 2021

Il punto sul lavoro: cosa sta succedendo davvero

di Luigi Gavazzi

Fra Great Resignation, carenza di candidati, rischio inflazione, salari troppo bassi e precariato

Si parla e si scrive in queste settimane di un mercato del lavoro in tensione per una domanda di manodopera che non trova lavoratori.

Si tratta di una questione articolata composta

–da carenza di lavoratori prodotta da una ripresa dell'economia così rapida da generare dei vuoti in alcune aree;

–da lavoratori che, dopo le riflessioni e i timori del Covid-19, si ritraggono dal mercato proprio nel pieno della ripartenza dell'economia.

– E poi, ci sono le possibili pressioni al rialzo dei salari capaci, secondo alcuni economisti, di generare una maligna spirale fra aumenti salariali e aumento dei prezzi in assenza di una vera crescita.

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Disoccupazione e ritiro dal mercato del lavoro

Un quadro complesso dunque, sul quale proviamo a fissare quale punto.

In primo luogo possiamo dire che la situazione descritta è più accentuata negli Stati Uniti rispetto all'Europa.

Eugenio Occorsio su Repubblica Affari e Finanza del 22 novembre cita un docente di Economia del lavoro a Berkeley, Enrico Moretti, che spiega come vada considerato che negli Stati Uniti da un lato ci siano grandi datori di lavoro, come Amazon e Walmart che alzano i salari minimi, anche di parecchio, per attrarre i lavoratori o per tenerseli e la disoccupazione torna sui livelli pre-Covid al 4,6%, vicina al minimo storico del 3,5% del gennaio 2020.

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The Great Resignation

Dall'altro però ci sono i segnali di quel fenomeno che i sociologi e gli economisti hanno ribattezzato The Great Resignation: una somma di abbandoni volontari dei posti di lavoro, di cambiamenti di datore di lavoro, di mancati ritorni sul mercato dopo i mesi di fermo causati dal Covid. Si tratta di un fenomeno ancora da decifrare ma che complessivamente genera vuoti in molte posizionI, sia ad alto livello di specializzazione, sia nelle mansioni meno specializzate ma assai necessarie, come i servizi alle persone o in generale i servizi ai consumatori.

Le ragioni per cui si lavora

Massimo Gaggi sulla Lettura del Corriere della Sera del 21 novembre cita il Ceo di Linkedin Ryan Roslansky che preferisce parlare di Great Reshuffle, un "grande rimescolamento delle carte del mercato del lavoro". "I dipendenti rimettono in discussione non solo il loro modo di lavorare, ma anche le ragioni per cui lavorano, che cosa vogliono fare della loro carriera e della loro vita".

Un pezzo di questo rimescolamento lo spiega ancora Moretti quando ricorda quel che definisce "l'auto prepensionamento di chi ha scoperto di poter vivere con i fondi pensione che stava accumulando. La partecipazione al lavoro nell'età prime, fra i 25 e i 55 anni, è scesa dall'82 al 77%. Ancora più netto il calo fra i più anziani".

È dunque una forma articolata di rifiuto del lavoro, o meglio degli aspetti più esasperati, e alienanti, di giornate troppo lunghe e di vite compresse dall'assillo del lavoro. Ai datori di lavoro si chiede conto delle questioni etiche, degli orari flessibili, delle possibilità di un vero smartworking. E in generale ci si interroga sul senso del lavorare. L'ha spiegato sul New York Times Jonathan Malesic, (tradotto da Internazionale, n. 1431, 15/21 ottobre 2021, “Il vero cambiamento è lavorare meno”), che ci ricorda la necessità di subordinare il lavoro alla vita, non viceversa. Malesic sta lavorando a un libro sul tema: “The end of burnout”, in pubblicazione nel 2022.

Formazione e protezione sociale

Detto questo, ci sono le questioni di chi non può permettersi di non lavorare anche solo per qualche mese, di chi ha lavori precari che deve cambiare spesso, di chi ha salari troppo bassi, dei numerosissimi lavoratori-poveri che pur lavorando non riescono a raggiungere livelli di vita decenti, a volte non riescono nemmeno a permettersi una piccola casa in affitto. Di chi vorrebbe fare i lavori che vengono offerti ma non ne ha (ancora) le competenze. Questo nodo va affrontato con richieste di miglioramento salariale, probabilmente con una legge sul salario minimo, con il taglio (previsto dal governo nella legge di bilancio) del cuneo fiscale che eleva il costo del lavoro per le imprese, con un sistema efficiente di politiche attive del lavoro e di formazione continua dei lavoratori, con una rete efficace di protezione per i periodi di disoccupazione e di transizione da un lavoro all'altro.