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Sbarchi di migranti in Italia, perché non viene considerata un’emergenza Fraternità Massi, Oulx, Italia - Credit: Massimiliano Ferraro / Medialys Images / IPA / Fotogramma
i dati 4 agosto 2021

Sbarchi di migranti in Italia, perché non viene considerata un’emergenza

di Luigi Gavazzi

Le analisi dell’Ispi sui numeri di questi mesi e degli ultimi 10 anni

Merita attenzione uno studio pubblicato dall’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale, che fa un po’ di fact-checking sulla narrazione, spesso un po’ superficiale, a proposito di sbarchi di immigrati in Italia.

 

Questo studio  – che si può leggere per intero sul sito dell’Ispi – parte dalla constatazione del rischio che la grandine di notizie su sbarchi e naufragi presso le coste italiane di questi giorni dia l’impressione di una situazione catastrofica: fanno sembrare il Mediterraneo centrale una “zona di guerra”.

Il fact-checking dell’Ispi ci dice invece che:

– siamo passati “dai circa 11.000 sbarchi l’anno della metà del 2019 a circa 45.000 persone sbarcate nel corso degli ultimi 12 mesi”.

– Tuttavia, gli indicatori di queste settimane fanno pensare che “i numeri si stiano stabilizzando intorno ai 50.000 l’anno”.

Vale a dire gli sbarchi non sembrano in aumento rispetto ai numeri attuali.

– Come giudicare i 50mila sbarchi l’anno? è una situazione senza precedenti? No “già nel 2011, nel corso delle Primavere arabe e in particolare della Rivoluzione tunisina, circa 60.000 persone sbarcarono sulle coste italiane. E nel periodo 2014-2017 si registrarono tra i 110.000 e i 180.000 sbarchi l’anno. Insomma – scrive ancora l’Ispi – malgrado la pandemia abbia aggravato le condizioni nei paesi di partenza e contribuito a un rapido aumento degli sbarchi, siamo ancora molto lontani dal periodo degli “alti sbarchi” in Italia”.

Importante valutare quest’ultimo dato sottolineato dall’Ispi: nel periodo di massimo flusso, 2016-2018 si era vicino ai 180mila sbarchi. Poi si arrivò a una drastica riduzione quando – ricorda Giovanni Tizian su Domani – l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti firmò gli accordi con la LIbia.

– Il dato degli sbarchi si attestò sui 50mila all’anno (come adesso) nel 2018 durante il governo Conte I per poi precipitare ancora sotto i 20mila durante il Conte II. Poi ha ripreso a salire nel 2020 e nel 2021 per tornare dunque ai numeri leggermente inferiori a quelli del 2011-2012.

Il ruolo delle Ong

“Negli anni – continua il documento Ispi –  si sono accumulate le evidenze in favore delle ipotesi che l’arrivo di imbarcazioni delle Ong di fronte alle coste libiche non incide in misura significativa sul numero di migranti che partono da quelle coste. A maggior ragione, dunque, le Ong non dovrebbero avere molto a che vedere con il numero di sbarchi in Italia, dal momento che a raggiungere l’Italia non è solo chi parte dalla Libia, ma anche chi si imbarca da Tunisia, Algeria, Egitto, e persino Grecia o Turchia.

Infatti, il governo Conte I – dice Ispi – “sono sbarcati in media circa 1.000 migranti ogni mese” Nel periodo del “gestione Lamorgese” gli sbarchi mensili sono quasi triplicati, arrivando a 2.600. Eppure, il ruolo delle Ong ha continuato a rimanere molto marginale, inferiore al 15% del totale degli sbarchi. Significa che quasi 9 migranti su 10 raggiungono le coste italiane senza l’aiuto delle imbarcazioni delle Ong e che, quindi, anche senza Ong in mare queste persone sarebbero arrivate lo stesso in Italia”.

Il sistema di accoglienza

Scrive l’Ispi che “a fine maggio, il sistema di accoglienza italiano ha fatto registrare il primo aumento nel numero di migranti presenti nelle sue strutture da quasi quattro anni a questa parte. Ma la situazione nelle strutture di accoglienza italiane è lontanissima dal numero massimo di migranti accolti, fatto registrare a ottobre 2017: allora erano 191.000, oggi sono 76.000 (-60%).

“C’è tuttavia da notare che, anche se il sistema di accoglienza italiano ha dimostrato di saper gestire numeri ampiamente più elevati di quelli odierni, ancora oggi circa due migranti su tre sono ospitati nei CAS, i centri di accoglienza straordinaria pensati più per far fronte all’arrivo di grandi numeri che per gestire l’accoglienza ordinaria. Il sistema dell’accoglienza diffusa, con piccoli numeri e progetti d’integrazione più mirati ai loro ospiti (e che nel tempo ha cambiato nome diverse volte, da SPRAR a SIPROIMI a SAI), accoglie solo circa 25.000 persone sulle 76.000 presenti”.

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