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Inps: i morti del Covid-19 sono molti di più di quelli ufficiali - Credit: Carlo Cozzoli / Fotogramma
LO STUDIO 22 maggio 2020

Inps: i morti del Covid-19 sono molti di più di quelli ufficiali

di Gianluca Cedolin

Secondo l'Istituto dai dati della Protezione civile mancano 20mila vittime

Uno studio dell'Inps ha confermato che i morti per il coronavirus sono stati probabilmente superiori a quelli rientrati nei bollettini ufficiali della Protezione civile, i cui dati sono stati definiti inattendibili, o comunque non completi, dall'Istituto di previdenza.

La base di partenza dell'indagine sono i 47mila decessi in più del periodo tra il primo marzo e il 20 aprile rispetto agli anni precedenti: in quei due mesi, le morti attribuite ufficialmente al Covid-19 sono state 28mila, quindi ci sarebbe uno scarto di circa 19mila persone. “Possiamo attribuire una gran parte dei maggiori decessi avvenuti negli ultimi due mesi, rispetto a quelli della baseline riferita allo stesso periodo, all’epidemia in atto”, si legge sul report.

 

Leggi anche: L'impatto del coronavirus sulla mortalità in Italia

 

Ci sarebbero in sostanza molte persone morte per conseguenze dirette dell'epidemia, scrive Il Post, come il sovraccarico del sistema sanitario, che ha peggiorato l'assistenza a persone con altre malattie (l'attesa per le ambulanze è salita in maniera drammatica in certe zone); anche la paura di andare in ospedale può aver influito sull'aumento della mortalità. E poi c'è da tenere in considerazione che i test virologici non sono quasi mai stati fatti nei casi di decessi in casa, che non sono quindi stati registrati come morti da coronavirus.

 

Un altro fattore che fa pensare all'Inps che i numeri siano più alti è la distribuzione dei morti in eccesso: riguardano principalmente gli uomini e gli anziani (le categorie più colpite) e sono distribuiti in maniera diversa territorialmente. Nei mesi di marzo e aprile 2020 la mortalità al Nord è aumentata rispetto agli anni precedenti del 94% tra gli uomini e del 75% tra le donne, al Centro del 14% e dell'8%, al Sud del 6% e del 4%. Nelle province più colpite (Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Piacenza) la percentuale è sempre superiore al 200%.

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