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Incidenti sul lavoro, più prevenzione e una cultura della dignità

- Credit: yancymin/Unsplash

fermare la strage01 dicembre 2021

Incidenti sul lavoro, più prevenzione e una cultura della dignità

di Luigi Gavazzi

Come intervenire, secondo gli esperti, per ridurre gli infortuni più gravi

I dati sugli infortuni mortali sul lavoro, dei quali abbiamo parlato anche ieri, inducono ancora una volta a chiedersi cosa fare per arginare questa strage.

 

In genere i pareri degli esperti sono concordi nell'indicare la prevenzione come la strada più efficace. Perché, come scrive la sociologa Chiara Saraceno su Repubblica del 30 novembre, "aumentare le pene è forse necessario, ma sicuramente non sufficiente".

Prevenire gli incidenti sul lavoro

Ma cosa significa fare prevenzione "per impedire che la mancata osservanza delle norme di sicurezza continui a uccidere"?

 

Ecco la sintesi di alcuni di passaggi suggeriti da Saraceno:

– Aumentare i controlli sia dell'ispettorato del lavoro sia delle Asl.

 

–I sindacati devono essere più attivi nel denunciare le situazioni nelle quali viene violata la sicurezza per mancanza di strumenti o per la loro sospensione. Resta da considerare – aggiungiamo noi – che in molte imprese il sindacato non esiste e in questi casi c'è un vero vuoto di soggetti tutelati, che rischia di trasferire sui singoli lavoratori la responsabilità della denuncia, spesso ostacolata da varie forme di ricatto esplicito o implicito. Va poi considerato il caso estremo del lavoro "in nero" dove la ricattabilità della lavoratrice o del lavoratore è massima.

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–Sindacati e associazioni degli imprenditori devono fare una continua e sistematica opera di formazione per i lavoratori e i datori di lavoro sulla questione.

 

–I responsabili della sicurezza devono essere davvero preparati a questo compito.

Azione culturale

–Infine, dice Saraceno. occorre "un'azione capillare, anche a livello culturale, che si opponga all'idea del lavorare a tutti i costi e in tutte le condizioni, in sprezzo del rischio e del valore della vita umana, anche di quella del lavoratore o della lavoratrice più precaria e perciò più ricattabile".

Serve insomma "più formazione insieme tecnica e culturale per tutti, lavoratrici/lavoratori e datori di lavoro, che riconosca dignità al lavoro e prima ancora a chi lo fa".