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Cosa sappiamo sulla peste suina in Liguria e Piemonte

- Credit: Pixabay

ITALIA22 gennaio 2022

Cosa sappiamo sulla peste suina in Liguria e Piemonte

di Tina Carlyle

Colpiti 114 comuni nelle due regioni. Ma la malattia non è trasmissibile agli esseri umani

Si sta parlando molto dei casi di peste suina che ultimamente si stanno diffondendo anche in Italia, nello specifico in Liguria e in Piemonte. Ecco cosa sappiamo in merito:

 

- Come si legge sul sito del Ministero della Salute, "la Peste suina africana (PSA) è una malattia virale, altamente contagiosa e spesso letale, che colpisce suini e cinghiali, ma che non è trasmissibile agli esseri umani. È una malattia con un vasto potenziale di diffusione e pertanto una eventuale epidemia di PSA sul territorio nazionale comporta pesanti ripercussioni sul patrimonio zootecnico suino, con danni ingenti sia per la salute animale (abbattimento obbligatorio degli animali malati e sospetti tali), che per il comparto produttivo suinicolo, nonché sul commercio comunitario ed internazionale di animali vivi e dei loro prodotti (dai Paesi infetti è vietato commercializzare suini vivi e prodotti suinicoli)".

 

- I sintomi degli animali colpiti sono: febbre, perdita di appetito, debolezza del treno posteriore con conseguente andatura incerta, difficoltà respiratorie e secrezione oculo-nasale, costipazione, aborti spontanei, emorragie interne, emorragie evidenti su orecchie e fianchi.

 

- Fino ad oggi, sono 114 (78 in Piemonte e 36 in Liguria) i Comuni inseriti dal Ministero della Salute nella “zona infetta” da Peste suina africana.

 

- Le misure emesse dal Ministero della Salute per fermare il focolaio di peste suina sono: divieto di attività venatoria; ricerca attiva e la gestione delle carcasse di suini selvatici nelle zone infett; censimento dei suini in allevamento, inclusi i cinghiali, in tutti gli stabilimenti; macellazione immediata dei suini detenuti in allevamenti bradi e semibradi e allevamenti misti che detengono suini, cinghiali e i loro meticci e negli allevamenti di tipo familiare; divieto di ripopolamento per 6 mesi.

 

- L’assessore regionale alla Sanità del Piemonte Icardi ha fatto sapere che “nella zona infetta saranno impegnate oltre 500 persone tra agenti della Provincia di Alessandria e dell’Ambito territoriale di caccia, carabinieri forestali, agricoltori e volontari della Protezione civile per setacciare palmo a palmo l’intero territorio alla ricerca di carcasse animali, con il coordinamento dell’Unità di crisi e del commissario per l’emergenza Giorgio Sapino”.

 

- Inoltre, ha continuato Icardi, “a febbraio, non appena sarà definito con esattezza il perimetro di delimitazione della zona infetta, verranno avviate le operazioni di depopolamento dei cinghiali all’esterno dell’area. Secondo le indicazioni del Piano nazionale per l’eradicazione dell’epidemia, si stima che in Piemonte andrebbero abbattuti in un anno circa 50.000 cinghiali. Un’azione che per essere maggiormente efficace andrà inserita in un contesto interregionale, per il quale il Piemonte ha già chiesto al Governo la nomina di un commissario ad hoc, proponendo l’attuale direttore dell’Istituto sperimentale zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Angelo Ferrari”.

 

- Intanto, proprio per i danni economici causati dalla peste suina, Piemonte e Liguria chiederanno al governo gli interventi interregionali per l'emergenza sanitaria. "Il Piemonte ha già chiesto un primo stanziamento di 100 milioni di euro da destinare nell'immediatezza a chi avrà delle ripercussioni negative sulla propria attività", ha affermato Icardi.