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La strage di piazza Fontana: fatti, personaggi, sentenze

La Banca dell'Agricoltura dopo lo scoppio- Credit: Fotogramma

L'ANNIVERSARIO12 dicembre 2019

La strage di piazza Fontana: fatti, personaggi, sentenze

di Gianluca Cedolin

50 anni dall'evento che inaugurò la "strategia della tensione"


Il 12 dicembre 1969, nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano, alle 16.37 esplode un ordigno con 7 chili di tritolo, uccidendo 17 persone (13 sul colpo) e ferendone 87.

Lo stesso giorno altri tre attentati causano feriti a Roma, mentre una bomba inesplosa viene trovata in piazza della Scala, sempre a Milano.

La strage di piazza Fontana, dal nome del luogo in cui sorgeva la banca, viene considerata come l’evento di apertura della strategia della tensione, un periodo di reazione politica eversiva e terroristica contro le rivendicazioni sociali seguite al '68. La strategia della tensione fu seguita poi, tra la fine degli anni '70 e gli anni '80, dai cosiddetti "anni di piombo", durante i quali il terrorismo nero e rosso minacciarano con una lunga serie di attentati l'equilibrio democratico del paese.

Gli anarchici: una falsa pista

Le prime indagini si concentrano principalmente sulla pista anarchica. Moltissimi esponenti vengono interrogati. Il 16 dicembre viene arrestato Pietro Valpreda con l’accusa di essere l’autore materiale della strage, grazie alla testimonianza (poco plausibile) del tassista Cornelio Rolandi, sulla cui auto sarebbe salito Valpreda, munito di valigetta, il giorno dell’attentato. Il 15 dicembre, intanto, muore in questura a Milano, durante gli interrogatori connessi alle indagini sulla strage, in circostanze mai chiarite completamente, l’anarchico Giuseppe Pinelli.

 

La morte di Pinelli

Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, muore dopo tre giorni consecutivi di interrogatorio, precipitando dal quarto piano della questura. I poliziotti presenti parlano di suicidio, ma le indagini mettono in dubbio tale ipotesi. Nel 1975 una sentenza afferma che Pinelli è morto per “malore attivo” mentre era affacciato alla finestra.

La magistratura stabilirà anche che il commissario Calabresi non era nella stanza al momento della caduta ma, complice una dura campagna stampa contro di lui, nel 1972 viene ucciso da militanti di estrema sinistra appartenenti a Lotta continua. I quattro poliziotti e il carabiniere presenti alla morte di Pinelli non vengono imputati né per falso ideologico (nonostante avessero dichiarato che Pinelli si fosse suicidato), né per omicidio colposo o abuso d’ufficio (anche se il fermo dell’anarchico era scaduto).

 

La pista dell’eversione di estrema destra

Con il passare del tempo appare sempre più chiaro che la matrice dell’attentato di piazza Fontana è nera. Vengono indagati molti personaggi appartenenti ad ambienti neofascisti, in particolare finiscono a processo i militanti dell’eversiva cellula Ordine Nuovo.

 

Una strage neofascista

Dopo un'infinita sequenza di vicende giudiziarie, iniziata negli anni successivi alla strage, nel 2005 la Cassazione stabilisce che la strage di piazza Fontana è stata opera di Ordine Nuovo, organizzazione neofascista guidata da Franco Freda e Giovanni Ventura. Gli ideatori della strage però, essendo stati in passato assolti in forma definitiva per lo stesso reato, non sono stati condannati. Ancora non si sa invece chi sia stato l’esecutore materiale della strage (colui che ha piazzato l’ordigno).