TimGate
header.weather.state

Oggi 18 agosto 2022 - Aggiornato alle 12:23

 /    /    /  Pompei: 1748, la riscoperta della città antica
Pompei: 1748, la riscoperta della città antica

Uno scorcio sulla antica città di Pompei e sui suoi scavi- Credit: Antonio Balasco / IPA / Fotogramma

POMPEI12 ottobre 2021

Pompei: 1748, la riscoperta della città antica

di Maria Verderio

La vera storia degli scavi della città sepolta ebbe inizio verso la metà del ‘700 e dura ancor oggi, quasi senza interruzioni

L’eruzione del Vesuvio del 70 dopo Cristo fu un evento epocale che segnò in maniera indiscutibile la storia. Già pochi anni dopo la catastrofe naturale, l’Imperatore romano Alessandro Severo diede ordine di scavare tra le macerie, ma l’esperimento venne interrotto quasi subito a causa della presenza ancora massiccia di lapilli e ceneri.

Il 1748

L’anno della vera svolta nella storia degli scavi di Pompei è il 1748 quando, sotto Carlo III di Spagna, iniziarono i lavori che durano ancor oggi. Fu proprio attraverso quei primi lavori che si mise in moto la grande macchina che ha permesso di portare alla luce Pompei.

Il ritrovamento di Ercolano

La dinastia di Spagna aveva il desiderio di arricchire il proprio patrimonio artistico e, in seguito al ritrovamento della città di Ercolano, decise di promuovere gli scavi su Pompei. Il 23 marzo del 1748 l’ingegnere Roque Joaquin de Alcubierre, con l’aiuto del suo prezioso team, mise in opera il cantiere.

Il primo corpo umano

Subito vennero ritrovate statue, monete e lo scheletro di un corpo umano. Accanto all'area su cui si concentrarono i primi lavori venne scoperto l’anfiteatro e la necropoli di Porta Ercolano. Ma i ritrovamenti non vennero ritenuti consistenti e gli scavi furono chiusi. Tutto riprese nel 1754 in seguito al ritrovamento della Villa dei Papiri ad Ercolano.

Gli scavi su Pompei

Furono Ferdinando I delle Due Sicilie e la moglie Maria Carolina che iniziarono di nuovo gli scavi. Grazie al loro volere, venne riportata alla luce la città di Pompei. Il tutto avvenne tra il 1759 e il 1799 a opera del direttore dei lavori Francisco la Vega che aveva una visione della conservazione dei reperti molto moderna. In questo arco di tempo rividero la luce il Tempio di Iside e il Foro Triangolare, la Villa di Diomede, la Casa del Chirurgo e la Via dei Sepolcri.

L’arrivo di Johann Wolfgang Goethe

Era il 1787 quando a Pompei giunse Goethe che descrisse così la città: “Con la sua piccolezza e angustia di spazio, Pompei è una sorpresa per qualunque visitatore: strade strette ma diritte e fiancheggiate da marciapiedi, cassette senza finestre, stanze riceventi luce dai cortili e dai loggiati attraverso le porte che vi si aprono; gli stessi pubblici edifici, la panchina presso la porta della città, il tempio e una villa nelle vicinanze, simili più a modellini e a case di bambola che a vere case. Ma tutto, stanze, corridoi, loggiati, è dipinto nei più vivaci colori: le pareti sono monocrome e hanno al centro una pittura eseguita alla perfezione, oggi però quasi sempre asportata; agli angoli e alle estremità, lievi e leggiadri arabeschi, da cui si svolgono graziose figure di bimbi e di ninfe, mentre in altri punti degli animali domestici sbucano da grandi viluppi di fiori”.