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Come l’ospedale Sacco ha intercettato la variante Omicron

- Credit: ROBERTO BRANCOLINI / Fotogramma

covid-1929 novembre 2021

Come l’ospedale Sacco ha intercettato la variante Omicron

di Gianluca Cedolin

Il racconto di Valeria Micheli, dirigente del Laboratorio di Microbiologia, intervistata dal Corriere della Sera

Nei giorni scorsi l’ospedale Sacco di Milano ha sequenziato il primo tampone positivo alla variante Omicron in Italia, quello del dirigente casertano che era stato recentemente in Mozambico per lavoro. L’ospedale, all’avanguardia nel sequenziamento dei tamponi (molto importante per prevedere i movimenti del virus, e prendere quindi contromisure), aveva scoperto in passato anche il paziente 1 italiano e poi il primo caso di variante Delta. In Lombardia, ha spiegato al Corriere della Sera la dirigente del laboratorio di Microbiologia del Sacco, Valeria Micheli, oggi vengono sequenziati tutti i tamponi, esclusi quelli con una minima carica virale, in modo da avere una fotografia completa della situazione.

 

“Ora il grande numero di test e la possibilità di analizzarli tutti ci consente di alzare muri intorno al virus”, ha detto Micheli, ricordando come “oggi la forza non è solo nella qualità della nostra attività ma nel network di sorveglianza con gli altri ospedali. Per questo il nostro sforzo non è frustrante. Siamo consapevoli di essere uno schermo sui movimenti del virus”. Come nel caso del paziente casertano, “isolato a tempo record” non appena si era capito che avesse caratteristiche diverse, con i complimenti arrivati da altri laboratori.

 

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Micheli ha cercato poi di mettere ordine sulle informazioni attualmente in nostro possesso riguardo la variante Omicron e il conseguente allarmismo: “Non mi stupisce, ma trovo controproducente il panico di questi giorni. Ho sentito anche informazioni confuse. Lo stesso caso veniva conteggiato più volte. La realtà è che la scienza ha i suoi tempi. La coltura in vitro ci darà risposte più complete fra un paio di settimane. Se da un lato l’evidenza di tante mutazioni rende necessario attenzionarla, è vero anche che la risposta del paziente di Caserta e dei suoi familiari vaccinati ha dato una sintomatologia lieve. Aveva ricevuto la seconda dose a giugno, quindi aveva anche gli anticorpi in calo. Avrebbe voluto fare la terza dose in questi giorni”.