TimGate
header.weather.state

Oggi 20 maggio 2022 - Aggiornato alle 14:29

 /    /    /  Quando arriverà in Italia la pillola anti-Covid di Pfizer
Quando arriverà in Italia la pillola anti-Covid di Pfizer

Milano, Generale Francesco Figliuolo- Credit: Nick Zonna / IPA / Fotogramma

COVID-1928 gennaio 2022

Quando arriverà in Italia la pillola anti-Covid di Pfizer

di Tina Carlyle

Firmato con Pfizer un contratto per la fornitura di 600mila trattamenti completi dell'antivirale

Manca poco all'arrivo in Italia di Paxlovid, la pillola anti-Covid prodotta da Pfizer. La struttura Commissariale di Figliuolo ha fatto sapere in una nota che, "d'intesa con il ministero della Salute, è stato finalizzato con la casa farmaceutica Pfizer un contratto per la fornitura di 600mila trattamenti completi dell'antivirale Paxlovid nel corso del 2022" e che la distribuzione della prima tranche del farmaco, pari a 11.200 trattamenti, avverrà nella prima settimana di febbraio e sarà fornita alle Regioni sulla base delle indicazioni del ministero della Salute e dell'Aifa.

 

Come dicevamo qui, l'immissione in commercio di Paxlovid è stata autorizzata dall'Ema il 27 gennaio 2022. Il farmaco sarà utilizzato per il trattamento del coronavirus negli adulti che non necessitano di ossigeno supplementare e che sono ad elevato rischio che la malattia diventi grave.

 

"Non so se sarà decisivo nella lotta al Covid, ma è uno strumento importante in questa fase delle pandemia perché efficace contro Omicron. Non è per tutti però", ha affermato all'Adnkronos Salute Guido Rasi, consulente del commissario per l'emergenza Covid, generale Francesco Paolo Figliuolo e direttore scientifico di Consulcesi in merito al via libera per Paxlovid.

 

"La pillola anti-Covid Pfizer è una buona arma che, però, ha i suoi limiti. Ad oggi, non ci sono elementi importanti per poter decidere che possa essere utile al di là del momento iniziale dell'infezione nei casi indicati. È comunque un grosso passo in avanti", ha detto invece, sempre all'Adnkronos Salute, Massimo Galli, già direttore di Malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano. Ad oggi, ha continuato Galli, "siamo nella possibilità di avere strumenti che hanno un ruolo importante, anche se parziali, nella fase iniziale di malattia, la pillola e i monoclonali. Siamo però ancora in difficoltà nel trattamento e nella gestione dei casi gravi. E questo è il motivo per cui non abbiamo, di fatto, la soluzione definitiva del problema".