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Quasi metà delle imprese italiane è a rischio - Credit: Pixabay
ECONOMIA E SOCIETÀ 8 aprile 2021

Quasi metà delle imprese italiane è a rischio

di Michela Cannovale

La crisi causata dal Covid-19 ha accentuato ulteriormente il divario tra le aree geografiche

In Italia "circa il 45% delle imprese è strutturalmente a rischio": è la conclusione dell’Istat nel Rapporto 2021 sulla competitività dei settori produttivi. 

 

Il settore turistico è quello più colpito

Ad essere a rischio sono soprattutto nei settori a basso contenuto tecnologico e di conoscenza, in particolar modo le attività legate al turismo. 

 

La percentuale delle aziende che segnalano seri rischi di chiusura è molto alta nelle attività delle agenzie di viaggio (oltre 73%), in quelle artistiche e di intrattenimento (oltre 60%), nell'assistenza sociale non residenziale (circa 60%), nel trasporto aereo (59%), nella ristorazione (55%).

 

In difficoltà anche la filiera della moda, dove sono maggiormente a rischio i settori dell'abbigliamento (oltre 50%), delle pelli (44%) e del tessile (35%).

 

Il divario territoriale

La crisi ha messo in ginocchio soprattutto le imprese di piccola e piccolissima dimensione e ha "accentuato il divario tra le aree geografiche": le più colpite sono le regioni del Centro-Sud, dove la pandemia ha letteralmente "spiazzato" molte realtà lavorative. 

 

In undici regioni, fa presente l'Istat, "almeno la metà delle imprese presenta almeno due di tre criticità che le denotano a rischio alto o medio-alto (riduzione di fatturato, seri rischi operativi e nessuna strategia di reazione alla crisi)". Sette di queste regioni sono nel Mezzogiorno, una al Nord e tre nel Centro Itali.

 

Inoltre, un indicatore territoriale di "rischio combinato" (sintesi del rischio per imprese e addetti) mostra che la crisi "accentua il divario tra le aree geografiche: delle sei regioni il cui tessuto produttivo risulta ad alto rischio", cinque appartengono al Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania e Sardegna) e una al Centro (Umbria).

 

Le sei regioni a rischio basso sono tutte nell'Italia settentrionale: sono Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Provincia autonoma di Trento.

 

Quali aziende non sono in crisi e perché

Solo l'11% delle aziende risulta "solido" e "sarebbe interessato in misura marginale dalla crisi". Si tratta, spiega l'Istat, "di imprese con capitale umano qualificato superiore alla media, maggiori dimensioni economiche (misurate in un’accezione più ampia dei soli addetti), un più intenso utilizzo di tecnologie digitali".

 

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Il ruolo del lockdown nella contrazione del valore aggiunto 

A novembre 2020, "quasi un terzo delle imprese considerava a rischio la propria sopravvivenza, oltre il 60% prevedeva ricavi in diminuzione e solo una su cinque riteneva di non avere subito conseguenze o di aver tratto beneficio dalla crisi".

 

Le restrizioni imposte con il lockdown, si legge nel rapporto, hanno svolto "un ruolo non marginale nella contrazione del valore aggiunto dei settori italiani" e in Italia il valore aggiunto è "diminuito dell'11,1% nell'industria in senso stretto, dell'8,1% nei servizi, del 6,3% nelle costruzioni e del 6% nell'agricoltura".

 

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