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Recovery Fund: come verranno ripartiti gli investimenti

- Credit: sharon mccutcheon-Pixabay

economia e covid-1916 dicembre 2020

Recovery Fund: come verranno ripartiti gli investimenti

di Luigi Gavazzi

Un promemoria sui settori dove dovrebbero essere investiti i fondi

Dopo il via libera al Recovery Fund della scorsa settimana, tutta l’attenzione italiana sembra essere sulle modalità della governance dei progetti, questione che, come noto, mette a rischio la tenuta della maggioranza.

Approccio realistico

Un approccio realistico impone però di considerare con attenzione due questioni relative alla quota italiana dei fondi che, vale la pena ricordarlo, ammonta a 209 miliardi di euro, dei quali 85 miliardi a fondo perduto, e altri 124 in prestiti agevolati a bassi interessi. Le due questioni in sostanza sono: 1) la capacità delle amministrazioni che verranno investite della gestione dei progetti di effettuare le spese di investimento, gestendo in modo efficiente e trasparente le gare di appalto;
2) Quali sono le aree nelle quali dovranno essere investiti i fondi perché i progetti rispondano alle condizioni che impone la Commissione europea per erogarli.

Capacità di spendere

Se nel caso della questione 1), andranno affrontate soprattutto le inefficienze delle amministrazioni, che, scrivono Tito Boeri e Roberto Perotti su Repubblica, fino a qui hanno dimostrato grandi difficoltà nell’usare i fondi strutturali europei: basti pensare che negli ultimi sette anni l’Italia ha speso solo 16 dei 40 miliardi di questi fondi. Nel caso della questione 2), le ripartizioni per aree di intervento sono chiare, e le riassumiano qui sotto, perché ci verranno utili quando ci occuperemo di nuovo, nelle prossime settimane dei fondi del Next Generation Eu (il nome ufficiale del Recovery).

Le aree di investimento

*Innovazione, competitivà, digitalizzazione 4.0 e internazionalizzazione: 35,5 miliardi *Digitalizzazione e sicurezza pubblica amministrazione: 10,1
*Cultura e turismo: 3,1
*Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici: 40,1
*Transizione energetica e mobilità locale sostenibile: 18,5
*Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica: 9,4
*Impresa verde ed economia circolare: 6,3
*Alta velocità di rete e manutenzione stradale 4.0: 23,6

*Intermodalità e logistica integrata: 4,1

*Potenziamento didattica e diritto allo studio: 10,1
*Dalla ricerca all’impresa: 9,1
*Vulnerabilità, inclusione sociale, sport e terzo settore: 5,9
*Parità di genere: 4,2
*Coesione territoriale: 3,8
*Giovani e politiche del lavoro: 3,2
*Assistenza di prossimità e telemedicina: 4,8
*Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria: 4,2.

 

 

[Questo articolo è stato pubblicato laprima volta il 14 dicembre 2020]