
Recovery Plan, il lavoro di Draghi e Franco
Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia impegnati per rispettare la scadenza di fine aprile
A che punto è il lavoro italiano sul Recovery Plan? Mancano due mesi al termine massimo di consegna del testo definitivo alla Commissione europea (fine aprile); varie segnali dal nuovo governo indicano che proprio il presidente del Consiglio Mario Draghi ha accentrato su di sé questo compito nel quale viene affiancato dal ministro dell’Economia Daniele Franco.
I consiglieri esperti
Draghi e Franco sono assistiti da alcuni consiglieri, in numero ristretto.
Fine aprile
La scadenza di fine aprile è significativa perché poi il piano non potrà essere cambiato. E mancare a questo appuntamento significa probabilmente non arrivare in tempo per la prima erogazione della parte spettante all’Italia. Questa prima parte dovrebbe essere di circa il 13% del totale di 209 miliardi che sono stati assegnati al nostro paese dal Next Gen Eu. La prima parte dovrebbe arrivare entro l’estate. Sarebbe quindi un bell’aiuto imminente per le ambizioni di ripresa nazionali.
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I criteri di spesa e rendicontazione
Come abbiamo visto ripetutamente in questi mesi, da quando il programma europeo di sostegno alle economie colpite dal Covid-19 è stato varato in luglio del 2020, il piano del Recovery prevede che i fondi siano spesi con criteri ben precisi e, ricorda, Mania, sotto il controllo costante della Commissione. “Bisogna indicare non solo i progetti ma anche le conseguenze economiche sull’intero sistema e sui livelli occupazionali, altrimenti non si riceveranno le tranche successive alla prima”.
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La capacità di elaborazione del ministero e della Ragioneria
Così, in un paese che nel 2020 ha perso circa il 9% di Pil e circa mezzo milione di posti di lavoro, l’impiego produttivo, e non per generare debito, dei fondi del Recovery è certamente una delle priorità del governo. Secondo Mania, l’accentramento sulla presidenza e il ministero dell’Economia, punta a rilanciare la capacità di elaborazione del ministero stesso e della Ragioneria. La quale, negli ultimi decenni, si è concentrata nella ricerca di coperture finanziarie. Ora invece, “si chiede al ministero di modificare l’approccio e passare dalla ricerca delle coperture finanziarie alle proposte di politica economica”.