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Reddito di cittadinanza, strumento contro la povertà

- Credit: edu lauton/Unsplash

economia ed equità10 agosto 2021

Reddito di cittadinanza, strumento contro la povertà

di Luigi Gavazzi

Ecco perché Draghi lo difende: ;verrà migliorata l’efficacia nel raggiungere chi ne ha bisogno davvero

Mario Draghi nei giorni scorsi ha espresso in modo netto un concetto forte: il reddito di cittadinanza è qui per restare, lo condivido in pieno. Così, oltre a indebolire in modo decisivo alcuni progetti contro il provvedimento, ha ipotizzato, senza però entrare nei dettagli, una modifica possibile all'impianto del reddito di cittadinanza.

Chi riceve il reddito di cittadinanza

Attualmente il reddito di cittadinanza, spiega Valentina Conte su Repubblica, consiste in un assegno da 581,39 euro al mese corrisposto a un milione e 213793 famiglie, corrispondenti a due milioni e 860854 persone che ne beneficiano.

Correggere "l'inefficacia allocativa"

Da alcune settimane, al ministero del Lavoro guidato da Andrea Orlando si lavora per la revisione del reddito di cittadinanza. È stato istituito un Comitato scientifico per la sua valutazione, guidato dalla sociologa Chiara Saraceno e al quale partecipano docenti, esperti e rappresentanti di Inapp, Anpal, Inps e Caritas. Il comitato sta lavorando soprattutto sulle distorsioni e l'"inefficacia allocativa" causati dai requisiti di accesso che andrebbero rimodulati.

Una rete contro la povertà assoluta

Detto questo, come hanno scritto Enrica Morlicchio (Università di Napoli Federico II) e Andrea Morniroli (Forum disuguaglianze e diversità) su Domani, "il reddito di cittadinanza, pur con tutte le sue contraddizioni, è stato fondamentale nell’impedire che milioni di persone nella pandemia finissero in condizioni irreversibili di povertà assoluta".

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Proposte ragionevoli di miglioramento

Spiegano Morlicchio e Morniroli che il Comitato guidato da Saraceno lavora su "proposte ragionevoli di riforma del reddito di cittadinanza che riguardano diversi aspetti della misura: dal miglior coordinamento tra gli attori in campo, alla maggiore inclusione delle famiglie immigrate, dei senza dimora e delle famiglie numerose (queste ultime penalizzate dalla scala di equivalenza utilizzata e dalla mancata considerazione della dimensione familiare nella valutazione del costo dell’affitto), dalla contraddizione tra natura familiare del trasferimento e responsabilità individuale (se un componente della famiglia per una qualche ragione rifiuta una offerta del lavoro è l’intera famiglia a decadere dal beneficio) fino al punto considerato più critico e cioè alla confusione tra sostegno non categoriale al reddito e politica attiva del lavoro e al tipo di servizi che occorre garantire a chi è in grado di partecipare al mercato del lavoro e chi no".

Merita anche sottolineare, che, come sottolineano Morlicchio e Morniroli, l'argomento delle frodi, che riguarda chi riceve il reddito senza averne diritto, evita sempre di evidenziare che "i casi di frode, prontamente individuati, sono una percentuale irrisoria".

Non è uno strumento per favorire il lavoro

In generale, come scrive Roberto Mania su Repubblica, non è il caso di ripetere l'errore fatto in precedenza da molti commentatori e anche da esponenti politici che considerano il reddito di cittadinanza come uno strumento per facilitare l'occupabilità delle persone. Perché, non è così.

Inclusione sociale

"Gli ultimi dati – scrive Mania – contenuti nel rapporto annuale dell'Inps spiegano che chi riceve il reddito di cittadinanza è per lo più fuori, nemmeno ai margini dal mercato del lavoro". Moltissimi sono minori, disabili, persone con difficoltà fisiche o psichiche non percettori di pensioni di invalidità. A questi si aggiungono 200mila percettori di pensione di cittadinanza. Per queste persone il reddito di cittadinanza – ha spiegato il presidente dell'Inps Pasquale Tridico – è dunque un'ancora di salvataggio, uno strumento di inclusione sociale prima di tutto, una leva contro la regressione nella povertà assoluta".