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I 5 referendum del 12 giugno: una spiegazione facile

- Credit: Maurizio Maule / Fotogramma

Italia12 giugno 2022

I 5 referendum del 12 giugno: una spiegazione facile

di Roberto Pianta

I quesiti tradotti in un linguaggio comprensibile a tutti

Il 12 giugno 2022 gli italiani sono stati chiamati a votare per cinque referendum ammessi dalla Corte costituzionale. Tutti e cinque riguardano la giustizia.


Ma siete davvero sicuri di sapere per cosa si votava? Proviamo a darvi una spiegazione chiara e comprensibile per ciascun quesito. 


Il referendum sulla legge Severino
(scheda rossa)


Questo referendum proponeva di abrogare il decreto numero 235 del 31 dicembre 2012, cardine della Legge Severino. La legge Severino era stata approvata fra il 2012 e il 2013 dal governo Monti e porta il nome dell'allora ministra della giustizia Paola Severino. Secondo queste norme, le persone condannate per "gravi" reati (tra cui corruzione e mafia) non possono essere candidate a incarichi nelle istituzioni. Il decreto attualmente in vigore prevede infatti l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza di:
- parlamentari,
- membri del governo, 
- consiglieri regionali, 
- sindaci, 
- amministratori locali. 

Per gli amministratori locali, le norme oggi in vigore valgono anche in caso di condanna in primo grado (non definitiva).

Se al referendum avesse vinto il sì, i condannati sarebbero tornati a essere candidabili ed eleggibili. 


Il referendum sulla custodia cautelare
(scheda arancione)


La custodia cautelare è la misura per cui un indagato può essere detenuto anche durante le indagini, prima della condanna.
Oggi un indagato, infatti, può essere detenuto prima della condanna se ci sono indizi "gravi" della sua colpevolezza e se, secondo i magistrati, c'è almeno una di queste tre possibilità:
1) che l'indagato scappi, si renda irreperibile;
2) che l'indagato possa approfittare della libertà per alterare prove a suo carico;
3) che l'indagato, nel frattempo, ripeta il reato;
L'ultimo di questi tre casi è quello che interessava il referendum: se avesse vinto il sì, non vi sarebbe stata più custodia cautelare dovuta a una possibile “reiterazione del medesimo reato”.


Il referendum sulla separazione delle carriere dei giudici
(scheda gialla)


Il quesito sulla separazione delle carriere in magistratura, in sintesi, riguardava l'abolizione delle norme che permettono queste due possibilità:
- che un giudice possa diventare pubblico ministero,
- che un pubblico ministero possa diventare giudice. 

Dunque, se avesse vinto il sì, ogni magistrato, all'inizio della sua carriera, avrebbe dovuto scegliere se fare il giudice o il pubblico ministero, e rimanere in quel ruolo per tutta la sua vita professionale da magistrato.


Il referendum sui candidati al Csm
(scheda verde)


Come sapete, il Csm (Consiglio superiore della magistratura) è l'organo che, secondo la Costituzione italiana, amministra il potere giudiziario, autonomo e indipendente dal potere legislativo (il parlamento) e da quello esecutivo (il governo). 
Oggi un magistrato che voglia essere eletto nel Csm, deve trovare da 25 a 50 firme di altri magistrati per presentare la propria candidatura.
Se al referendum avesse vinto il sì, sarebbe caduto l'obbligo di trovare tali firme. 


Il referendum sulla valutazione dei magistrati
(scheda grigia)


Per capire questo referendum, bisogna sapere prima che la valutazione della professionalità e delle competenze dei magistrati spetta al Csm, il quale attualmente decide sulla base di valutazioni fatte anche dai Consigli giudiziari. Ma che cosa sono i Consigli giudiziari? 

Sono organismi territoriali composti da magistrati e anche da altre persone: avvocati e docenti universitari. 
Oggi però, in tali consigli, per legge, solo i magistrati hanno diritto di voto.  Gli avvocati e i docenti universitari si limitano a dare i loro pareri. 

Il referendum proponeva appunto che la norma fosse abrogata nelle parti in cui limita il voto ai soli magistrati. Se avesse vinto il sì, anche avvocati e professori universitari avrebbero potuto dare il loro voto sulla professionalità di un magistrato.