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Gli evasi di Foggia sono stati tutti ripresi I detenuti in rivolta sul tetto di Poggioreale, a Napoli - Credit: Salvatore Laporta/ KontroLab / Ipa / Fotogramma
RIVOLTE CARCERI 27 giugno 2020

Gli evasi di Foggia sono stati tutti ripresi

di Gianluca Cedolin

Tranne un 37enne, condannato per omicidio, ancora in fuga

La cattura degli evasi di Foggia (aggiornamento 27 giugno 2020)

Quindici detenuti che erano fuggiti dal carcere di Foggia durante l'evasione di massa del 9 marzo sono stati raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, con l'accusa di aver sottratto con violenza le auto ad alcuni automobilisti per fuggire.

Di tutti gli evasi, a oggi, 27 giugno, risulta ancora in fuga solamente Cristoforo Aghilar, 37 anni, scrive La Repubblica, condannato per l'omicidio della mamma dell'ex fidanzata.

 

Le rivolte nelle carceri, a marzo

Da domenica 8 marzo in molte carceri d’Italia sono scoppiate delle rivolte di detenuti, nate soprattutto come protesta per la sospensione dei colloqui con familiari e amici a causa dell’emergenza coronavirus.

 

Nel carcere di Pavia due agenti sono stati sequestrati (e poi liberati) dai prigionieri, mentre nel carcere di Modena ci sono state sette vittime, tutte per overdose, secondo quanto scrivono i media nazionali. Ma ci sono state sommosse anche a Salerno e Frosinone, a Napoli, Vercelli, Alessandria, Palermo, Bari e Foggia, dove dei detenuti sono evasi, e in altri istituti. E secondo la leader dell’Associazione nazionale dei dirigenti e funzionari di polizia penitenziaria, Daniela Caputo, le proteste non si fermeranno, fomentate da un pericoloso effetto di emulazione.

 

La rivolta a Modena

Nel carcere emiliano ci sono state violentissime proteste: nel primo pomeriggio di domenica, scrive il Corriere della Sera, i reclusi hanno occupato l’istituto, ferendo leggermente due agenti e costringendo una ventina tra agenti e addetti all’assistenza sanitaria ad abbandonare il proprio posto. Incendi e devastazioni sono iniziate nel carcere, fino all’irruzione di poliziotti e carabinieri armati che ha messo fine alla protesta.

 

Alla fine degli scontri, sette detenuti erano morti: secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sono deceduti per overdose di oppioidi rubati in infermeria o per le inalazioni di fumo, ma il presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonnella, ha chiesto indagini chiare e rapide.

 

Le altre proteste, da Foggia a Rieti

La prima sommossa era avvenuta nel carcere di Salerno, messo a ferro e fuoco dai detenuti, che protestavano contro il divieto di visite. A Napoli, nel carcere di Poggioreale, i detenuti sono saliti sul tetto mentre i parenti bloccavano il traffico. A Pavia, come detto, i detenuti hanno preso in ostaggio e picchiato due agenti di polizia penitenziaria: sono arrivati agenti da San Vittore e Opera per sedare i rivoltosi.

 

A Milano, la mattina del 9 marzo, i detenuti sono saliti sul tetto del carcere di San Vittore. A Foggia oltre 34 sono riusciti a evadere, tra cui un uomo in carcere per omicidio. Le forze dell'ordine ne hanno catturati 18, ma (alle ore 14 dell'11 marzo) in 16 risultano ancora in fuga. In tutto, si parla di 22 carceri in rivolta da Nord a Sud, con alcune sommosse che ancora non sono state riportate all'ordine e certe carceri devastate dalla furia dei detenuti.

 

Dopo una sommossa scoppiata nella serata del 9 marzo, nel carcere di Rieti sono morti quattro uomini, tre subito e uno in ospedale: la causa, come per i carcerati detenuti a Modena, sarebbe un'overdose da farmaci (probabilmente metadone) rubati dall'infermeria durante i disordini. Altri sette deteuti sono ricoverati nell'ospedale San Camillo de Lellis, dei quali tre in terapia intensiva.

 

Cosa chiedono i detenuti

Le proteste sono nate quasi ovunque, a cascata, per il divieto di visite ai parenti a causa del coronavirus, ma alcuni detenuti hanno chiesto anche tutele per loro stessi contro l’emergenza contagio, una situazione complicata dal sovraffollamento delle carceri. In molti, ora, stanno approfittando del caos per richiedere indulto o amnistia, come detto dal segretario del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria), Giovanni Battista Durante, che ha denunciato la mancata sicurezza nelle carceri, dove un solo agente deve gestire 70-80 detenuti.

 

Leggi anche: Le condizioni nelle carceri italiane spiegano la rivolta

 

Le visite ai tempi del Covid-19

I colloqui diretti con i parenti sono stati sospesi, per ora, fino al 22 marzo, ma gli istituti sono tenuti quanto prima ad attrezzarsi per assicurare la ripresa delle visite nel rispetto delle prescrizioni (con una distanza di sicurezza di due metri tra le varie persone). E nel frattempo dovranno essere consentite le conversazioni via Skype o aumentato il numero di telefonate a disposizione dei detenuti.

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