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Scuola, un piano di riapertura inadeguato - Credit: esecreates/Unsplash
DOPO IL COVID-19 26 giugno 2020

Scuola, un piano di riapertura inadeguato

di Luigi Gavazzi

Manca un'idea complessiva di come riorganizzare la didattica

Scuola e università, ovvero il futuro del paese, sono i settori colpiti dal coronavirus per i quali il governo ha impiegato meno energie e idee per la ripresa delle attività e il rilancio.

I problemi della didattica a distanza

Si è visto con la didattica a distanza che ha evidenziato le differenze di reddito e di accesso alle tecnologie necessarie agli studenti e agli insegnanti.

Si è visto anche come i docenti siano stati lasciati da soli, nelle proprie abitazioni, alle prese con alunni e studenti lontani, con capacità e possibilità molto diverse.

Le linee guida insufficienti

Si vede soprattutto ora che – con un certo ritardo – si pensa alla ripartenza a settembre. Le linee guida proposte dal Ministero dell’Istruzione per la riapertura delle scuole, hanno immediatamente generato critiche e proteste. Soprattutto, come ha argomentato il 24 giugno su Repubblica la sociologa Chiara Saraceno, due aspetti si evidenziano in questo documento della ministra Lucia Azzolina.

Chi si assume le responsabilità?

Il primo è che il governo – in nome dell’autonomia scolastica – non si assume la responsabilità sul come “garantire il ritorno della didattica in presenza”. Saranno le singole scuole a dover decidere su turni, divisione delle classi in gruppi, riaggregazione di gruppi di alunni di classi diverse e anche di anni diversi, didattica mista, in presenza e a distanza, aggregazioni di diverse discipline in ambiti più grandi, possibilità di usare anche i sabati per i turni. Per queste scelte le singole scuole non vedono indicate né le condizioni né le eventuali risorse aggiuntive disponibili.

 

 

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Più docenti

L’altra questione che emerge dalle linee guida, spiega ancora Saraceno, è che qualsiasi decisione sui turni o sulla didattica mista chiedono un numero aggiuntivo di docenti. Docenti che infatti non possono sdoppiarsi per coprire le varie esigenze indotte dal “distanziamento”. Il fatto che nelle linee guida si dica che il miliardo di euro a disposizione per il personale debba essere impiegato preferibilmente per assumere bidelli e assistenti, è un indicatore chiarissimo di questo orientamento che ignora il ruolo mutato degli insegnanti. 

Non è una questione solo di spazi e sorveglianza

È come se per il Ministero la nuova scuola post-Covid-19 fosse solo una questione di spazi e di sorveglianza. Mentre dovrebbe concentrarsi sull’organizzazione complessiva della didattica, da aprire, dice ancora Saraceni, alla comunità locale e a competenze e attività esterne organizzate in modo non estemporaneo. Da notare anche che nelle linee guida non si fa menzione alla primissima infanzia e ai nidi. Come se non fosse una questione di Azzolina e del suo dicastero, ma solo un problema del Ministero della Famiglia.

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