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L'università italiana ha ancora pochi iscritti e pochi laureati - Credit: scahamaendels/unsplash
società 7 dicembre 2021

L'università italiana ha ancora pochi iscritti e pochi laureati

di Carlo Savelli

Siamo al penultimo posto nell'Unione europea. Le conseguenze economiche e culturali

Sorprendono sempre i dati relativi agli studi universitari in Italia.

Perché nel nostro paese il numero di laureati è ancora troppo basso. 

 

Eurostat, la Banca dati della Commissione europea, spiega l'Essenziale del 4 dicembre, indica che nel 2020 in Italia le persone laureate nella fascia  dai 25 ai 34 anni sono il 28,9%.

Se vi sembrano tante, tenete conto che in Francia sono il 49,4%;

–e in Spagna il 47,4%;

–in Germania il 35,1%.

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L'Italia in effetti è al penultimo posto nell'Unione europea, seguita solo dalla Romania che vanta il 24,9% dei laureati nella fascia di età indicata prima.

La media dei paesi Ue è del 40,5%.

 

Due sono le considerazioni principali che è il caso di fare.

La prima è di natura economica, e riguarda il funzionamento complessivo del paese.

Perché tutti gli economisti prevedono che l'Italia avrà difficoltà a reclutare personale nei processi produttivi, in particolare ingegneri e tecnici con titoli scientifici. Ma questa scarsità si ripercuoterà anche sulla disponibilità di docenti in queste materie.

 

La seconda è una considerazione più culturale. Perché un numero basso di laureati significa forse anche un numero insufficiente di persone preparate ad affrontare la complessità del mondo, non solo nei luoghi di lavoro.

 

Infine, resta anche il dubbio che l'accesso all'università e il completamento del ciclo di studi sia ancora una questione di ceto, sia il frutto di una autoselezione delle ambizioni. Basti sottolineare che fra i nuovi immatricolati nell'anno 2020-2021 il 64% ha un titolo liceale, il 27% un diploma di istituto tecnico e il 9% uno professionale.

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